Giuseppe Bellia è il primo laureato del Polo Universitario Penitenziario (PUP) dell'Università di Catania, un traguardo che conferma il valore del diritto allo studio come opportunità di crescita personale. In video la sua testimonianza si intreccia con quelle delle docenti Daniela Ferrarello e Teresa Consoli, referenti del PUP
Immaginiamo che la vita sia una biblioteca. Una sala immensa, con centinaia di scaffali sui quali libri di ogni genere aspettano soltanto una mano che li prenda. Immaginiamo di attraversarla senza sfiorarne nemmeno uno: quante storie, idee, immagini, riflessioni ed esperienze andrebbero perdute. Quante possibilità di comprendere il mondo, e noi stessi, lasceremmo inesplorate.
Il significato più autentico della conoscenza è racchiuso nelle parole che il dottor Giuseppe Bellia, primo laureato del Polo Universitario Penitenziario dell’Università di Catania (PUP), ha scelto di lasciare come conclusione della presentazione della sua tesi:
«Non avere coscienza del mondo in cui viviamo è come vagabondare in un'immensa biblioteca senza nemmeno toccare un libro».
La storia di Giuseppe non è soltanto quella di una laurea. È la storia di chi sceglie di guardare il mondo con occhi nuovi. Di chi ha sbagliato, ma trova in quell'errore la forza di ripartire. Perché non è uno sbaglio a definire una persona, ma il coraggio di rialzarsi, di andare avanti e di costruire un futuro diverso.
È la storia di chi, davanti a quegli scaffali, decide di fermarsi e aprire un libro. Di come la conoscenza possa aprire spazi di libertà anche quando le circostanze sembrano restringere ogni orizzonte. Di come una vita, qualunque vita, possa cambiare quando incontra un'opportunità, trova la forza di coglierla e persone capaci di accompagnarne il cammino.
Iscritto al corso di laurea in Scienze e tecnologie per la ristorazione e la distribuzione degli alimenti mediterraneidel Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente, Bellia ha conseguito la laurea il 21 luglio scorso con 110 e lode, discutendo una tesi su L’utilizzo di coagulanti vegetali per la produzione di formaggi, relatrice la prof.ssa Cinzia Randazzo.
Il titolo della tesi diventa, nelle parole del prof. Fabrizio Siracusano, una metafora del percorso compiuto da Giuseppe. Dai coagulanti vegetali, che favoriscono un'alimentazione più inclusiva, al "coagulante umano": quella rete di docenti, tutor, personale universitario e istituzioni che, in questi anni, ha saputo creare legami e rendere possibile un autentico percorso di inclusione sociale.
Il traguardo conseguito da Giuseppe è il risultato della sua determinazione e del lavoro svolto all'interno della casa di reclusione di Augusta grazie al Polo Universitario Penitenziario, che promuove il diritto allo studio come strumento di inclusione e crescita personale.
L'emozione ha attraversato l'intera seduta. Era negli sguardi della commissione, nella partecipazione dei presenti, nella commozione della famiglia, ma soprattutto di quanti hanno accompagnato Giuseppe lungo questo percorso e che lo hanno conosciuto ragazzo, ritrovandolo oggi dottore.

Una strada condivisa che ha coinvolto i docenti Teresa Consoli, Fabrizio Siracusano, Daniela Ferrarello e Ignazio Blanco, referenti del Polo Universitario Penitenziario dell'Università di Catania, il dirigente dell'Area della Didattica Giuseppe Caruso, il personale tecnico-amministrativo Antonina Caudullo, Salvo Garozzo e Domenico Morselli, i tutor senior Nina Spina, Sofia Paternò, Irene Selvaggio e Giuliana Mirenda, i tutor junior, che ogni giorno affiancano gli studenti detenuti nel loro percorso universitario, ed Emilia Spuches, referente del Polo Universitario Penitenziario all'interno dell'Istituto.
«Mi sono sentito un ragazzo come tutti gli altri», racconta Giuseppe. Ed è proprio in queste parole che si coglie il senso più profondo del suo percorso: l'esperienza universitaria gli ha restituito la possibilità di sentirsi, e di essere riconosciuto, come studente e, prima ancora, come individuo.
Lo studio, per usare le sue parole, lo ha reso una persona libera - una libertà che va oltre quella fisica. È la libertà di pensare, di avere «coscienza della vita in un posto dove la vita non la vivi», di scrivere le pagine della propria storia immaginando un finale diverso.
La laurea conseguita non rappresenta un punto di arrivo, ma l'inizio di un nuovo percorso. Nel video, Giuseppe racconta la sua esperienza, le emozioni e i sogni di un uomo che ha scelto di prendere coscienza del mondo.
La sua voce si intreccia con quella di Daniela Ferrarello, docente referente del PUP dell'Università di Catania presso il Di3A, «fiera, soddisfatta e felice» per il risultato raggiunto, e con quella di Teresa Consoli, che ricorda come questo rappresenti un traguardo anche per l'Università, chiamata a realizzare la sua missione più autentica: garantire il diritto allo studio e promuovere la conoscenza.
