Une histoire d’amour et de désir

Il film di Leyla Bouzid è stato il protagonista del quinto incontro del ciclo “Le storie, la Storia: mondi arabi al cinema” al Monastero dei Benedettini

Giorgia Rogazione

La pellicola Une histoire d’amour et de désir di Leyla Bouzid è stata al centro del quinto incontro del seminario “Le storie, la Storia: mondi arabi al cinema”. A presentare la pellicola, in occasione dell’incontro ospitato al Monastero dei Benedettini, è stata Ilenia Licitra, ricercatrice di Lingua e letteratura araba al Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania.

Nel suo intervento la professoressa ha guidato il pubblico attraverso i temi centrali del film che racconta la relazione tra Ahmed, giovane francese di origini algerine, e Farah, studentessa tunisina appena arrivata a Parigi. La storia, delicata e intensa, diventa un percorso di scoperta sull’amore, del desiderio e della propria identità culturale, mettendo in luce il complesso rapporto tra tradizione, libertà personale e appartenenza.

Une histoire d’amour et de désir (2021) è il secondo lungometraggio della regista tunisina Leyla Bouzid. La pellicola, ambientata nella Parigi di oggi, segue la vicenda amorosa tra due giovani studenti della Sorbona: Ahmed, introverso e condizionato da un’educazione tradizionale; Farah, libera, energica e curiosa. Un’unica generazione, ma due distinte visioni del mondo, dell’amore e della società. Ad accomunarli un corso di letteratura araba ed è proprio grazie a questo che si incontrano.

Nell’introduzione la docente ha tracciato una linea di guida sull’amore nella poesia araba. «Il sentimento amoroso nelle sue manifestazioni lo troviamo presente in moltissimi componimenti arabi che ci raccontano le diverse fasi, i diversi stadi e le diverse sfumature dell’amore – ha detto -. Ci sono due poli di oscillazione principali: uno è il Nasīb, l’altro è il Rasā’il. Nasīb è la parola che individua in genere la parte introduttiva di ampi componimenti delle antiche poesie arabe che è dedicata al compianto per l’amore perduto, alla rievocazione di un amore del passato, in genere è caratterizzato da questo motivo del compianto sui pressi dell’accampamento e c’è quest’ambientazione beduina che è chiaramente arcaica, perché parliamo di arte molto ampia da un punto di vista cronologico, una poesia premoderna, del XII – XIII secolo».

Un frame del film

Un frame del film

«Il Nasīb lo ritroviamo già nella poesia preislamica, ma esercita un fascino di lunga durata – ha aggiunto -. Quello che caratterizza il Nasīb è questa visione dell’amore malinconica, dunque un amore delegato al passato, ed è un’esperienza soggetta a una costante rievocazione. Diversa è, invece, l’attitudine del Rasā’il, parola che designa perlopiù dei componimenti più brevi, monotematici, cioè, dedicati all’amore. Quello che lo contraddistingue è più che altro la visione nel tempo di quest’amore. Per il Rasā’il l’amore è un’esperienza che si vive nel presente».

Nel film il Nasīb diventa lo specchio dello stato emotivo di Ahmed, perché lui vive l’amore in modo idealizzato: sente, desidera, soffre, ma non riesce ad agire. Il Rasā’il che studia a lezione, invece, gli rivela un mondo più libero e poetico di parlare d’amore, diverso da quello rigido della comunità dove è cresciuto. Grazie ai testi letterari che incontra, Ahmed scopre un’arabicità diversa, più aperta e più sensuale, comincia a mettere in discussione le sue paure e i suoi blocchi, entra in un percorso di trasformazione emotiva e impara che il desiderio può essere vissuto, non solo immaginato.

La professoressa Licitra ha sottolineato come la regista e sceneggiatrice Bouzid utilizzi il corpo, lo sguardo, la lingua araba e la letteratura erotica classica come strumenti narrativi per raccontare la tensione tra attrazione e paura, tra eredità culturale e desiderio individuale. Particolare attenzione è dedicata alla rappresentazione del desiderio maschile arabo, tema spesso stigmatizzato o marginalizzato nel cinema europeo, e invece esplorato qui con delicatezza e profondità.

«Il filo conduttore del racconto cinematografico è l’educazione sentimentale e sessuale del giovane Ahmed attraverso la riscoperta dell’Eros nella letteratura araba classica e premoderna – ha spiegato la docente –. L’incontro, l’innamoramento, l’allontanamento e la riconciliazione dei due ragazzi, infatti sono scanditi dalle lezioni di letterature comparate che la professoressa Morel dedica ad alcuni classici della letteratura araba sull’amore».

Un momento dell'intervento della professoressa Ilenia Licitra

Un momento dell'intervento della professoressa Ilenia Licitra

«Il modo di approntarsi in questa sperimentazione letteraria diventa la metafora della loro relazione, perché Ahmed suggerisce a Farah di essere più cauta, di non gettarsi a capofitto in quella che magari è la prima idea e di non avere fretta; e dall’altra parte lei gli contesta che lui pensa troppo, che non riesce a far emergere qualcosa di sé, che teme troppo il giudizio degli altri», ha aggiunto.

La Licitra ha evidenziato il dialogo tra i protagonisti sui poemi raffinati e appassionati della raccolta poetica di Ibn ‘Arabi intitolata L’interprete delle passioni; le esplicite metafore e irriverenti allusioni del celebre trattato erotico di al-Nafzāwi  Il giardino profumato; e i versi di Maǧnūn Laylā (in arabo “il folle di Laylā”), il cui vero nome sarebbe Qays ibn al-Mulawwah, uno dei più celebri poeti dell’Arabia preislamica, che inizia a scrivere dei poemi sul suo amore per una ragazza, Layla, una delle storie più note della tradizione araba.

Il soprannome “folle” gli viene attribuito perché egli impazzisce quando il padre di lei gli impedisce di sposarla. La sua figura è un simbolo potentissimo nella letteratura araba, rappresenta l’amore come perdita di sé, desiderio che travolge ma non si compie nel corpo, bensì nella parola poetica. Ahmed assomiglia a Maǧnūn: ama, ma non riesce a vivere il desiderio; infatti, come lui Ahmed prova un desiderio intenso verso Farah, è turbato e quasi spaventato da ciò che sente, vive il conflitto tra educazione, pudore, identità culturale e attrazione e tende a fuggire invece che lasciarsi andare. È un amore che cresce più nel pensiero che nel corpo, proprio come quello di Maǧnūn Laylā.

« È la letteratura che presta al protagonista le parole dell’amore, che in questo modo lo erudisce su come descrivere il proprio tormento sentimentale», ha aggiunto la prof.ssa Licitra. Nel film, Farah è il contrario di Laylā. Nel racconto di Maǧnūn, Laylā era irraggiungibile, chiusa in un mondo che impedisce l’amore; nel film della Bouzid, Farah invece è aperta e libera. Maǧnūn Laylā, il simbolo dell’amore arabo assoluto e impossibile, è lo specchio di Ahmed, il cui desiderio rimane a lungo represso. Nel caso di Ahmed però l’amore impossibile non è imposto dalla società, ma nasce da un blocco interiore del protagonista (nel film ad un certo punto Ahmed dice che, se l’amore viene consumato, perde la sua purezza e la sua bellezza).

Bouzid in questo film rovescia il mito. Leggendo i testi premoderni di letteratura araba, Ahmed scopre un lato nuovo della sua cultura, molto diverso da quello rigido e pieno di regole che ha sempre conosciuto nel suo quartiere. Questa nuova immagine dell’arabicità, più ricca e aperta nel parlare di sentimenti e desiderio, lo mette in crisi ma allo stesso tempo lo aiuta a crescere. In questo percorso Farah è guida e musa, conosce bene la cultura e la letteratura araba e, con la sua sicurezza e libertà, mette in discussione le idee di Ahmed. Farah rappresenta una gioventù araba moderna, colta e critica, lontana dagli stereotipi.

Un frame del film

Un frame del film

L’Eros nella letteratura araba tra X e XIV secolo

Ilenia Licitra è un’esperta di poesia araba, in particolare quella arabo-sicula e si è occupata di molte ricerche nell’ambito dei seminari “Conoscere il mondo islamico”.

La docente ha pubblicato un articolo dal titolo "Le parole non mordono: erotismo e revival poetico"in Une histoire d’amour et de désir” in Il vento di Eros, Atti del XIII Colloquio Internazionale Medioevo romanzo e orientale che si è tenuto al Dipartimento di Scienze Umanistiche nel settembre 2023 (a cura di A. Fabiani e G. Lalomia, Rubettino Editore, Soveria Mannelli, pubblicato nel 2024).

«Nel 2021, insieme con Laura Bottini, Mirella Cassarino, Cristina La Rosa e Alba Rosa Suriano, abbiamo organizzato una giornata di studi dedicata proprio al tema di manifestazioni, forme e lessico dell’Eros nella letteratura araba tra X e XIV secolo che rientrano nell’ambito di uno dei progetti del dipartimento – ha detto -. Questa è stata l’occasione in cui per caso mi sono trovata a conoscere questo film, in cui si parla proprio di poesia e letteratura araba e quindi da lì me ne sono interessata, l’ho visionato più volte e ho deciso di fare delle ricerche».

Il laboratorio di ateneo “Conoscere il mondo islamico”

Il laboratorio di ateneo “Conoscere il mondo islamico”, istituito su iniziativa di Antonio Pioletti, fondatore della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, e sviluppato grazie alla sua collaborazione delle docenti di Storia dei Paesi islamici e di Lingua e letteratura araba, raggiunge quest’anno la sua XI edizione.

Il gruppo delle organizzatrici è formato da Laura Bottini, Mirella Cassarino, Cristina La Rosa, Ilenia Licitra, Rosa Pennisi e Alba Rosa Suriano, che hanno intitolato il nuovo ciclo di seminari interdipartimentali Le Storie, la Storia: mondi arabi al cinema.

L’obiettivo è quello di affrontare, attraverso il linguaggio cinematografico, alcune delle più significative questioni politiche, sociali e culturali che caratterizzano i mondi musulmani, sfruttando il potenziale del cinema come strumento capace di raccontare la complessità del passato e del presente.

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