Unict e Cina: nuova accelerazione internazionale al Brit con la Beijing University of Chemical Technology

Mobilità di studenti e docenti, ricerca congiunta e cooperazione scientifica: un nuovo passo strategico nella rete globale dell’ateneo catanese

Alfio Russo
Un momento della visita al Laboratorio Xrd
Un momento della visita al Laboratorio Xps
Un momento della visita al Laboratorio Prototipazione NanoTech
Un momento della visita al Laboratorio Sem-Fib

Nel cuore dell’innovazione scientifica dell’Università di Catania, il Bio-nanotech Research and Innovation Tower (Brit) diventa il simbolo concreto di una strategia che guarda sempre più lontano. Ed è quel che emerge dall’incontro istituzionale di stamattina che rappresenta un tassello di una visione: fare dell’internazionalizzazione uno dei pilastri strutturali della crescita dell’ateneo catanese con un’attenzione crescente verso la Cina e i suoi principali centri universitari di eccellenza.

Stamattina, infatti, la delegazione della Beijing University of Chemical Technology (BUCT) di Pechino in Cina, guidata dal presidente Tan Tianwei è stata accolta dalla governance dell’ateneo catanese, guidata dal rettore Enrico Foti, per la firma di un Memorandum of Understanding con l’Università di Catania.

L’accordo – firmato nella sede del centro di servizi Brit all’interno della Torre Biologica alla Cittadella universitaria - punta a rafforzare in modo strutturato le attività di mobilità internazionale di studenti, docenti e ricercatori, e anche lo sviluppo di progetti congiunti di ricerca e lo scambio di competenze nei settori strategici delle scienze chimiche, ingegneristiche e tecnologiche. 

Al fianco del rettore Enrico Foti sono intervenuti il prof. Bruno Andò, referente dell’accordo per Unict, la prof. Maria Alessandra Ragusa, delegata all’Internazionalizzazione della didattica, il prof. Giuseppe Spoto, delegato all'Internazionalizzazione della Ricerca, il prof. Salvatore Baglio, presidente del Brit e la dott.ssa Alessandra Renna, direttore del Brit.

A comporre la delegazione della Beijing University of Chemical Technology, oltre al presidente Tan Tianwei, i docenti Fan Fan (director of the Audit Office), Li Qifang (Chair of School of International Education), Wei Min (Dean of the College of Chemistry) e Zhang Haobin (Dean of College of Materials Science and Engineering).

«Questo accordo mira a raggiungere due obiettivi – ci tiene a precisare il prof. Bruno Andò, referente dell’accordo per Unict -. Il primo è quello di provare a mettere in piedi delle attività di ricerca congiunte nell'ambito delle biotecnologie, bioingegneria e biosensoristica. Dall'altra parte la sottoscrizione del Memorandum of Understanding ha l'obiettivo di supportare e incentivare l'attività di internazionalizzazione del nostro ateneo, in particolare nell'ambito della mobilità dei docenti e degli studenti. Vogliamo dare l'opportunità ai nostri studenti di poter svolgere una parte del loro percorso all'estero e quindi fondamentalmente di fruire di un'esperienza importante in un Paese come la Cina».

Il rettore Enrico Foti e il presidente del Buct, Tan Tianwei

Il rettore Enrico Foti di Unict e il presidente del Buct, Tan Tianwei

Una governance che spinge sull’internazionalizzazione

L’iniziativa si inserisce in una strategia più ampia dell’ateneo catanese che, negli ultimi anni, ha rafforzato in modo significativo la propria rete globale di collaborazioni, con particolare attenzione all’area asiatica e cinese.

L’Università di Catania ha sviluppato una rete crescente di accordi con numerosi atenei cinesi consolidando un posizionamento sempre più competitivo nello scenario accademico globale.

«Questa collaborazione non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso condiviso – ha detto il rettore Enrico Foti -. Oggi più che mai, la formazione deve preparare i nostri studenti ad affrontare sfide globali complesse, e questo è possibile solo attraverso la commistione di esperienze, saperi e modelli diversi. L’incontro tra Università di Catania e Beijing University of Chemical Technology nasce proprio da questa complementarità: da un lato una forte integrazione tra discipline e radicamento nel territorio, dall’altro un’eccellenza altamente specializzata nelle scienze chimiche e tecnologiche». 

«Mettere in relazione queste competenze significa creare valore concreto: per la ricerca, per la didattica e per le opportunità che sapremo offrire ai giovani – ha aggiunto il rettore -. Il nostro impegno è trasformare questo accordo in progetti reali e prospettive internazionali, perché i nostri studenti possano costruire qui il proprio futuro, con uno sguardo aperto al mondo».

Un momento dell'intervento del rettore Enrico Foti

Un momento dell'intervento del rettore Enrico Foti

«Grazie alla collaborazione con la Beijing University of Chemical Technology aggiungiamo un nuovo accordo per il nostro ateneo con un'università cinese incentrato principalmente sulle attività del Bio-nanotech Research and Innovation Tower (Brit) per la ricerca e l'innovazione in bio e nanotecnologie e nel settore della chimica – ha detto la prof.ssa Alessandra Ragusa -. Vogliamo specializzare i nostri studenti con una proposta di mobilità, aperta anche ai docenti, per fortificare le collaborazioni e la formazione in questi settori fondamentali di ricerca».

Per il prof. Giuseppe Spoto, «l’accordo consente di porre le basi partendo dalle interazioni sulla didattica, per poi avviare tesi e collaborazioni con i gruppi di ricerca». «Oggi interagire con queste realtà cinesi è particolarmente importante, perché la Cina non è più quella di quindici anni fa: anche dal punto di vista scientifico rappresenta ormai una realtà di primo piano – ha aggiunto -. Sono coinvolti due dipartimenti strategici, Chimica e Ingegneria, settori all’avanguardia in questa fase. Ma le opportunità non si fermano qui: anche altre realtà, come il Biometec, confermano una forte trasversalità di interessi, sia da parte loro sia da parte nostra».

«Adesso bisogna trasformare questi stimoli in occasioni concrete, trovando gli strumenti adeguati. Collaborare significa anche investire risorse: ad esempio, mandare uno studente in Cina richiede un sostegno economico adeguato. Servono quindi impegni reciproci, sia a livello istituzionale sia da parte dei singoli docenti, chiamati a individuare i finanziamenti disponibili», ha evidenziato il delegato all'Internazionalizzazione della Ricerca.

«Oggi le risorse non sono molte – ha precisato -. Esistono alcune opportunità legate ad accordi nazionali, mentre i fondi internazionali sono più limitati e vanno ricercati con attenzione. Tuttavia, quando una collaborazione prende forma, cresce anche la volontà di attivarsi per sostenerla».

Il rettore Enrico Foti di Unict e il presidente del Buct, Tan Tianwei

Il rettore Enrico Foti di Unict e il presidente del Buct, Tan Tianwei

Sulle attività del Brit si è soffermato il prof. Salvo Baglio, presidente del Centro Servizi dell'ateneo. «Il Brit unisce le strumentazioni di particolare rilievo sovra-dipartimentale in ambito bio e in ambito nano – ha detto il presidente Salvo Baglio -. Abbiamo una strumentazione di pregio che ha coinvolto negli ultimi anni oltre 50 progetti di ricerca, un amplissimo numero di ricercatori e soprattutto ha prodotto e ha contribuito a produrre progetti e articoli scientifici di rilievo». 

«La tipicità del centro servizi Brit è proprio quella di unire le competenze nano con le competenze bio e offrire servizi ai docenti dell'ateneo e anche all'esterno – ha aggiunto -. Abbiamo diverse aziende che sono incubate all'interno, che sono comunque all'interno del Brit, tra queste anche l'Istituto Ortopedico Rizzoli, ma ci sono delle altre aziende che utilizzano la strumentazione Brit, così come i docenti e ricercatori dei diversi dipartimenti universitari».

L’Università di Catania ha sviluppato negli anni una rete articolata e in crescita di collaborazioni con numerose università e istituzioni della Repubblica Popolare Cinese, nell’ambito degli accordi quadro di cooperazione internazionale dedicati a didattica, ricerca e mobilità accademica.

Dagli accordi internazionali dell’ateneo emergono diverse partnership attive o recenti con istituzioni cinesi di primo piano, tra cui quelle con la Yunnan University (Kunming), la Guizhou University (Guiyang), la Fujian Normal University, la Southwest University (Chongqing), la Hunan Agricultural University (Changsha), la Huazhong Agricultural University (Wuhan), la University of Electronic Science and Technology of China (Chengdu), la Zhejiang Academy of Agricultural Sciences (Hangzhou) e, inoltre, con centri di ricerca e istituzioni specializzate come il Beijing Vegetable Research Center.

Gli accordi con gli atenei cinesi prevedono mobilità di studenti, dottorandi, docenti e ricercatori, ma anche scambi accademici e scientifici oltre allo sviluppo di progetti di ricerca congiunti e la collaborazione in settori strategici come ingegneria, scienze chimiche e materiali, agraria e biotecnologie e, inoltre, tecnologie elettroniche e informatiche.

Un momento dell'incontro

Un momento dell'incontro con la delegazione cinese

Tan Tianwei: “La Beijing University of Chemical Technology è un hub globale di eccellenza scientifica e cooperazione internazionale”

A illustrare il “potenziale” della Beijing University of Chemical Technology è stato il presidente Tan Tianwei che in apertura di intervento ha evidenziato «la presenza di 18 college e un totale di 28.670 studenti, tra questi risultano oltre 16mila studenti undergraduate, più di 10mila iscritti a master e dottorati e circa 430 studenti internazionali iscritti a corsi di laurea, oltre a 2.700 studenti nella formazione continua».

Il presidente del Buct ha sottolineato anche le principali aree disciplinari dell’ateneo cinese: Ingegneria Chimica, Scienza e Ingegneria dei Materiali, Ingegneria Meccanica ed Elettrica, Informatica e Tecnologia dell’Informazione, Matematica e Fisica, Scienze della Vita e Tecnologia, Humanities & Law, Management, Marxism, Educazione Internazionale e altri istituti specialistici.

«Dal punto di vista della reputazione accademica diverse discipline risultano tra le migliori al mondo come Chimica, Nanoscienze e Nanotecnologie, Scienza dei Materiali, Scienza dei Polimeri, Chimica Fisica, Fisica della Materia Condensata, Ingegneria Chimica, oltre a ottimi risultati in Environmental Engineering ed Energy & Fuels come emerge dagli Essential Science Indicators, dall’US News & World Report e da Nature Index – ha detto Tan Tianwei -. Abbiamo ottimi piazzamenti tra le università cinesi e negli indicatori di impatto scientifico annuale e di lungo periodo».

«L’università possiede una rete internazionale molto ampia, con collaborazioni con prestigiosi atenei come Cambridge, Oxford, College London, Edinburgh, Manchester, Glasgow, Birmingham, PSL University, RWTH Aachen University, California Berkeley, University of California, British Columbia, Monash University, Adelaide, National University of Singapore, Nanyang Technological University, Tokyo, Waseda University, Hong Kong, Chinese University of Hong Kong, Hong Kong Polytechnic University e Malaya», ha aggiunto.

Il rettore Enrico Foti insieme con Tan Tianwei, presidente della Buct

Il rettore Enrico Foti insieme con Tan Tianwei, presidente della Buct

«Sul fronte della ricerca internazionale – ha spiegato il presidente del Buct - l’ateneo gestisce progetti congiunti, cinque basi nazionali per talenti internazionali e diversi laboratori/centri di ricerca condivisi con università e industrie estere. Nel 2025 i finanziamenti alla ricerca hanno raggiunto 1,38 miliardi di yuan (circa 198 milioni di dollari). Sono, inoltre, segnalati oltre 4.000 articoli scientifici in co-autorship internazionale, pubblicati anche su riviste di altissimo livello come Nature, Science, Cell e PNAS».

In chiusura di intervento il presidente Tan Tianwei ha sottolineato la presenza di cinque programmi sino-stranieri di cooperazione accademica tra con la University of Detroit Mercy (Stati Uniti) in Robotica, con la State University of New York College of Environmental Science and Forestry (Stati Uniti) in Bioingegneria, con l’Università di Genova in Industrial Design, con la University of Georgia (Stati Uniti) in Bioingegneria e con la Paris Curie Engineer School (Francia) in Ingegneria Chimica, Materiali e Bioingegneria. 

«Sono presenti anche 189 programmi di doppia laurea, con partner come l’ateneo di Adelaide e University of California – ha aggiunto -. È un’università altamente competitiva, orientata alla ricerca scientifica e fortemente integrata nel sistema accademico internazionale».

Le due delegazioni

Le delegazioni dei due atenei

Ricerca, didattica e territorio: un modello integrato

La giornata ha previsto anche la presentazione dell’offerta formativa dei dipartimenti coinvolti — il Dipartimento di Ingegneria elettrica elettronica e informatica e il Dipartimento di Scienze Chimiche — a cura dei rispettivi direttori, prof. Giovanni Muscato e prof.ssa Graziella Malandrino.

A chiudere l’incontro la visita ai laboratori Biotech e Nanotech, dove i gruppi di ricerca hanno illustrato le più recenti attività scientifiche, confermando il ruolo del Brit come hub di innovazione e trasferimento tecnologico.

A guidare la delegazione della Beijing Vegetable Research Center all’interno dei laboratori Biotech e Nanotech dell’ateneo catanese i docenti Dafne Bongiorno, Elena Bruno, Maide Bucolo, Vincenzo Cunsolo e Nunzio Tuccitto dei diversi dipartimenti d’ateneo insieme con l’ing. Giuseppe Indelli.

Laboratorio Ald e Sdfm

Un momento della visita al Laboratorio Ald e Sdfm

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