Al centro dell'intesa programmazione, progettazione e nuove sinergie tra accademia, istituzioni e comunità per colmare il divario tra competenze, lavoro e bisogni sociali
Un’alleanza strategica tra Università e Terzo Settore per rendere il mondo accademico sempre più permeabile ai bisogni del territorio e trasformare la conoscenza in impatto sociale concreto. È questo il senso del protocollo d'intesa sottoscritto nell’ambito dell’iniziativa “Insieme: partecipazione, democrazia, solidarietà”, che vede protagonisti il Forum del Terzo Settore e l’Università di Catania, con l’obiettivo di attivare percorsi condivisi di ricerca, formazione e innovazione sociale basati sui principi di sussidiarietà, co-programmazione e co-progettazione.
Un’intesa che punta a rafforzare il dialogo tra istituzioni e comunità, valorizzando il ruolo del Terzo Settore come infrastruttura sociale e culturale e contribuendo alla formazione di cittadini più consapevoli, oltre che a una migliore corrispondenza tra domanda e offerta di competenze nel tessuto produttivo siciliano.
A sottoscrivere il protocollo d’intesa, nei locali dell’Istituto Omnicomprensivo Angelo Musco di Catania, sono stati il rettore Enrico Foti insieme con la delegata al Terza settore dell’Università di Catania, Cettina Leonardi, e il portavoce del Forum, Dario Gulisano, alla presenza del dirigente scolastico Mauro Mangano.
«L’impegno dell’Università di Catania agisce su due livelli fondamentali: la formazione partecipata e la costruzione di occasioni di valore che rafforzano il dialogo tra istituzioni e comunità – ha spiegato il rettore Enrico Foti nel corso della cerimonia di sottoscrizione dell’accordo -. È in questa direzione che l’ateneo catanese conferma il proprio ruolo: non solo luogo di formazione, ma spazio di connessione e responsabilità condivisa, capace di generare impatto reale sul territorio».
Il rettore Enrico Foti ha anche sottolineato che «a Catania esiste un tessuto industriale molto sviluppato e poco conosciuto, con aziende che vanno da fatturati di 20 milioni fino a 4 miliardi di euro» e ha evidenzia to che «le imprese sono colpite dall’elevato livello di professionalità presente sul territorio, ma faticano a trovare personale qualificato in numero sufficiente».
«In questo contesto, l’università sta creando un collegamento diretto con le aziende per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro – ha aggiunto il rettore -. Si stanno aprendo opportunità occupazionali straordinarie, tra le più importanti degli ultimi decenni in Sicilia. Tuttavia, è necessario uno sforzo comune: l’università deve formare professionisti adeguati alle esigenze del mercato e l’invito a tutte le parti è di rendere questa collaborazione viva e operativa, costruendo insieme progetti, opportunità e percorsi che abbiano un impatto reale sulla nostra comunità».

Un momento della sottoscrizione del protocollo di intesa. In foto da sinistra Cettina Laudani, Enrico Foti, Dario Gulisano e Mauro Mangano
A seguire è intervento il portavoce del Forum, Dario Gulisano: «L’incontro rappresenta un’importante occasione di confronto e condivisione, nata dalla volontà comune di promuovere un dialogo stabile e costruttivo. Il protocollo si fonda sui principi della sussidiarietà orizzontale, della coprogettazione e della co-programmazione, strumenti essenziali per lo sviluppo di politiche inclusive e partecipate».
«Con questa collaborazione si intende promuovere attività congiunte di ricerca, formazione e innovazione sociale, sviluppare percorsi di partecipazione attiva degli studenti, valorizzare le buone pratiche di amministrazione condivisa e rafforzare il legame tra università, istituzioni e comunità locale», ha aggiunto.
Il dirigente scolastico dell’Istituto Omnicomprensivo "Angelo Musco" di Catania, Mauro Mangano ha evidenziato nel suo intervento che «la crescita economica in Sicilia si scontra con un tessuto sociale non ancora strutturato per sostenerla».
«Le aziende faticano a trovare personale qualificato e spesso non esistono canali chiari di incontro tra domanda e offerta: i laureati non sanno come inserirsi, mentre le imprese non sanno come reclutare», ha aggiunto.
«Questa difficoltà riguarda tutti i settori, compreso il sociale – ha sottolineato il dirigente scolastico -. Ci sono ben tre realtà del settore sociale che si occupano di formazione, di educazione e di attività con i minori di Bologna, di Firenze, di Torino che cercano partnership a Catania perché vedono opportunità di sviluppo, ma risultano più preparate nella progettazione e nell’accesso ai finanziamenti pubblici. In sintesi, manca ancora un sistema organizzato e competenze diffuse per accompagnare efficacemente la crescita del territorio».
La prof.ssa Cettina Laudani, delegata del rettore al Terzo settore, ha sottolineato come «partecipazione, democrazia e solidarietà non siano concetti astratti, ma pratiche concrete radicate nella storia italiana».
E ha richiamato, nel suo intervento, l’esperienza delle società di mutuo soccorso dell’Ottocento, nate in un contesto di limitato diritto di voto. «Queste associazioni rappresentavano forme di sostegno reciproco tra cittadini – ha aggiunto -. Non erano solo strumenti assistenziali, ma veri spazi di esercizio democratico. Al loro interno si votava, si deliberava e si gestivano risorse comuni. Costituivano quindi una democrazia praticata prima ancora di quella istituzionale. Queste esperienze si sviluppavano grazie anche al contributo di una borghesia colta. Si creava così un dialogo tra saperi teorici e bisogni concreti. Da questa interazione nasce una base fondamentale della cittadinanza moderna».
«Il protocollo tra Università e Terzo settore si inserisce in questa tradizione – ha aggiunto -. Non è solo un accordo formale, ma un tentativo di rinnovare quel legame. Si basa su una co-produzione di conoscenze tra istituzioni e territorio. Il Terzo settore comprende organizzazioni non statali e non di mercato. Ha un ruolo rilevante anche dal punto di vista occupazionale. Ma soprattutto genera relazioni, fiducia e partecipazione. Non sostituisce lo Stato, ma costruisce legami sociali e responsabilità collettiva. È uno spazio in cui la cittadinanza diventa pratica concreta».
A seguire ha precisato che «le periferie vengono valorizzate come luoghi di sapere ed esperienza». «La scuola è vista come spazio di emersione e riconoscimento di questi saperi – ha aggiunto -. L’associazionismo non solo risponde ai bisogni, ma trasforma le persone. Favorisce relazioni, senso di appartenenza e valore sociale del tempo. La democrazia si apprende e si esercita nel quotidiano. Non solo nelle istituzioni, ma nei luoghi della vita sociale».

In foto i rappresentanti delle associazioni insieme con i firmatari del protocollo di intesa