Tra sale decorate, collezioni d’arte, laboratori e vetrate policrome la dimora storica di Unict ha aperto le porte a quasi 1.500 visitatori in occasione delle Giornate Fai d’Autunno
Ci sono luoghi in cui la storia si legge sulle pareti, nei dettagli di un arredo, nei colori della luce che attraversa una vetrata. Villa Zingali Tetto è uno di questi. Nel weekend scorso, in occasione delle Giornate Fai d’Autunno, la dimora storica dell’Università di Catania ha accolto 1450 visitatori, tra famiglie, bambini, turisti e cittadini desiderosi di scoprire uno dei luoghi più suggestivi dell’architettura catanese del Novecento.
Ad accompagnare il pubblico sono stati i giovani Ciceroni dell’Istituto Scientifico Statale Galileo Galilei di Catania, accompagnati dalla prof.ssa Rosy Giunta e gli studenti del corso di laurea in Ingegneria edile-architettura del Dipartimento di Ingegneria Civile-Industriale e Architettura (DICAr) coordinati dalle docenti Simona Calvagna, Giulia Sanfilippo, Cettina Santagati, Luisa Sturiale.
Un percorso attraverso gli ambienti della villa, le collezioni del Museo della Rappresentazione (MuRA) e gli spazi dedicati alla ricerca universitaria e alla Terza Missione, nel quale la conoscenza del patrimonio si è trasformata in un'occasione di incontro tra generazioni.
A rendere speciale la visita è stato soprattutto lo stupore suscitato dalla bellezza degli ambienti: quello degli adulti davanti alle testimonianze di un'altra epoca e quello, spontaneo, dei bambini, capaci di lasciarsi sorprendere da un gioco di colori e luce. Un'esperienza che restituisce il senso più autentico dell'apertura del patrimonio culturale alla città.

Una studentessa nelle vesti di "Cicerone"
Una dimora tra i linguaggi dell'architettura
Al numero 742 di via Etnea, nel tratto settentrionale della strada storica interessato dall'espansione urbana ottocentesca, Villa Zingali Tetto racconta una stagione importante dell'architettura catanese. Nel 1926 l'avvocato Paolo Zingali Tetto affidò la progettazione della propria dimora a Paolo Lanzerotti, raffinato architetto catanese. La costruzione terminò nel 1930 e la villa rimase la residenza del proprietario fino alla sua morte, nel 1969.
Il progetto si distingue per la capacità di combinare funzionalità e ricchezza decorativa. Lanzerotti attinse a linguaggi eterogenei, organizzando gli ambienti secondo una successione di Spazi ampi e luminosi disposti en infilade e collegati da porte a vetri. Anche gli arredi furono progettati in rapporto agli ambienti, in un dialogo tra architettura e arti applicate che caratterizza l'intera dimora.
Alla realizzazione contribuirono artisti e artigiani del tempo. Gaetano D'Emanuele curò l'apparato decorativo di pareti e soffitti, mentre Salvatore Gregorietti realizzò le vetrate a piombo policrome del Giardino d'Inverno, impreziosite da motivi floreali.
Alla morte di Zingali Tetto, la villa fu donata all'Università di Catania per disposizione testamentaria. Dopo essere stata destinata inizialmente a sede dell'Opera universitaria e del Centro Biblioteche e Documentazione, nel 1996 divenne sede del Museo della Rappresentazione, nell'ambito di un progetto di recupero e valorizzazione del patrimonio dei due atenei di Catania e Lecce. Dal 2016 fa parte del Sistema Museale d'Ateneo (SiMuA).
Il MuRA, afferente al DICAr, opera sotto la responsabilità scientifica della prof.ssa Mariateresa Galizia e di un Comitato Scientifico costituito da docenti del dipartimento. Custode di collezioni storiche e sede di laboratori di didattica e ricerca, il Museo rappresenta uno spazio in cui la memoria architettonica incontra le nuove tecnologie e la divulgazione scientifica. La struttura promuove inoltre collaborazioni con enti istituzionali esterni per lo sviluppo di attività socio-culturali a beneficio del territorio.

Villa Zingali Tetto
Sale che raccontano una storia
Superato l'androne e percorso lo scalone, nella cui tromba si conserva uno dei primi esempi di elevatore meccanico, si raggiunge il piano nobile. Da qui la visita si apre sul Salone delle Feste, ambiente di rappresentanza nel quale affreschi, motivi decorativi e lampadari d'epoca restituiscono il gusto della residenza borghese del primo Novecento.
Il percorso prosegue attraverso le sale dedicate ai progetti dell'architetto catanese Francesco Fichera, per poi raggiungere lo studio dell'avvocato Zingali Tetto, dove si conservano la scrivania originale e un camino d'epoca. Nella sala da pranzo, le boiserie lignee proseguono in continuità con i mobili credenza; al centro si trova il grande tavolo, sovrastato dal lampadario originale e dal soffitto a cassettoni.
Negli ambienti più privati, i soffitti affrescati con motivi naturalistici e geometrici, realizzati a finto mosaico, aggiungono ulteriori dettagli al racconto della dimora. Ogni sala rivela una diversa dimensione della vita domestica: dalla rappresentanza alla quotidianità, dalla cura degli arredi alla ricercatezza delle decorazioni.
Non si tratta soltanto di osservare oggetti e ornamenti. Attraversare questi ambienti significa entrare in contatto con il gusto, le abitudini e le aspirazioni di una famiglia della Catania del Novecento, ma anche comprendere come l'architettura possa integrare progettazione, artigianato e funzionalità.

La sala da pranzo
Fichera e Piranesi, il disegno come progetto e arte
Accanto agli ambienti storici, Villa Zingali Tetto custodisce collezioni che permettono di ripercorrere l'evoluzione del disegno e della cultura architettonica. Tra i nuclei più importanti figurano l'Archivio Progetti Francesco Fichera e il Fondo di iconografie e calcografie Giovanni Battista Piranesi e minori, protagonisti del percorso proposto ai visitatori.
Il Fondo Francesco Fichera comprende circa 1.600 tavole di progetto, tra originali e copie eliografiche, donate nel 1976 dalla famiglia dell'architetto all'Università di Catania. La raccolta è esposta in due sale, organizzate per tipologia. Nella prima trovano spazio i progetti di abitazioni private, alcune realizzate e altre rimaste sulla carta; nella seconda sono raccolti elaborati relativi a edifici pubblici, scuole, strutture per lo spettacolo, monumenti e borghi.
Matita, china, grafite, matite colorate e acquerello restituiscono la varietà delle tecniche utilizzate da Fichera, offrendo uno sguardo sul processo creativo che precede la costruzione. Le tavole mostrano come il disegno possa trasformare un'intuizione in un progetto, documentando al tempo stesso l'evoluzione del linguaggio architettonico di uno dei suoi protagonisti a Catania.

Esposizione dedicata alla Storia delle cattedre di disegno
Di particolare interesse è anche il Fondo Giovanni Battista Piranesi, composto da 1.048 tavole di incisioni e 187 tavole di testo provenienti dalla Calcografia Reale di Roma, con opere di Giovanni Battista Piranesi e del figlio Francesco.
Il percorso espositivo si articola in tre sale. La prima documenta la fase di apprendistato dell'incisore veneziano, caratterizzata da composizioni geometriche, precisione del segno e rigore prospettico. La seconda accompagna il visitatore verso le vedute, nelle quali la rappresentazione del paesaggio e dei monumenti assume un ruolo centrale. La terza è dedicata alle celebri Carceri d'invenzione e ai progetti per oggetti d'arredo, tra camini, candelabri, orologi e vasi.
Due raccolte diverse, ma accomunate dalla capacità di mostrare come il disegno sia, allo stesso tempo, strumento di conoscenza, espressione artistica e mezzo per immaginare lo spazio. Le mostre permanenti e temporanee allestite nelle stanze della villa ampliano questo racconto, mettendo in relazione documenti storici, opere e linguaggi della rappresentazione.

Un disegno del Fondo Giovanni Battista Piranesi
La ricerca universitaria prende forma nei laboratori
Il MuRA non è soltanto un luogo di conservazione ed esposizione. Al suo interno, i laboratori del DICAr collegano il patrimonio storico alle tecnologie contemporanee e alle attività di formazione e ricerca.
Il Laboratorio di strumenti per il Progetto di Architettura (sPrA) è dedicato alla didattica della progettazione architettonica e del paesaggio. Qui i modelli fisici, o maquettes, permettono di studiare forme e relazioni spaziali a scale differenti, dalle singole architetture alla città e al paesaggio. Il modello diventa uno strumento per verificare le idee durante la progettazione e comunicare le soluzioni adottate.
In occasione delle visite, il laboratorio si trasforma in uno spazio espositivo, con i lavori realizzati dagli studenti del DICAr, video dedicati ad architetti contemporanei e un atelier nel quale sono visibili strumenti, materiali e plastici. La dimensione pratica rende immediatamente comprensibile il passaggio dall'idea alla rappresentazione tridimensionale.

Alcuni modelli del Laboratorio di strumenti per il Progetto di Architettura (sPrA) in esposizione
Il Laboratorio di Rilievo, Rappresentazione e Ricostruzione Digitale (R3D_LAB) sperimenta invece tecnologie di acquisizione tridimensionale, modellazione, gaming e realtà virtuale per la conoscenza, la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale. Le attività riguardano le collezioni del MuRA, i musei universitari e altri luoghi della cultura del territorio.
L'obiettivo è sviluppare nuovi strumenti per documentare il patrimonio e renderlo fruibile attraverso modalità innovative, coinvolgendo il pubblico anche nella costruzione dei contenuti e delle esperienze museali.
Durante le Giornate FAI, l'apertura di questi spazi ha permesso di avvicinare i visitatori al lavoro che si svolge tra ricerca, progettazione e didattica. Per i bambini, in particolare, osservare modelli e strumenti, porre domande e scoprire come si rappresenta il mondo significa entrare in contatto con la ricerca attraverso la curiosità e l'esperienza diretta.
È un passaggio importante nel racconto della villa: la memoria del passato non rimane immobile, ma diventa occasione di apprendimento, sperimentazione e condivisione della conoscenza.

Il plastico di Villa Zingali Tetto
Il giardino all'italiana e le tracce dell'agrumeto
All'esterno, il rapporto tra architettura e paesaggio si esprime nel giardino all'italiana, disposto lateralmente rispetto all'edificio. Le geometrie del verde e i percorsi accompagnano la visita in uno spazio concepito come parte integrante della residenza.
Accanto a questo impianto, alcuni elementi richiamano il giardino romantico: una vasca ornamentale e una grotta artificiale con piante idrofile e sedili, dettagli che aggiungono nuove suggestioni al percorso.
Sul retro sopravvive una parte dell'antico agrumeto, dove sono ancora visibili le saie, i tradizionali canali per l'irrigazione dei terrazzamenti, e la cisterna. Sono testimonianze meno appariscenti rispetto agli interni decorati, ma preziose per comprendere il legame tra la dimora, il verde e le pratiche agricole del territorio.
Anche questi spazi raccontano la complessità della villa: non soltanto residenza di rappresentanza, ma luogo nel quale architettura, natura e organizzazione della vita quotidiana erano pensate come parti di un unico progetto.

Il giardino all'italiana
Il Giardino d'Inverno, dove la luce diventa emozione
C'è un ambiente in cui il percorso sembra trovare la sua conclusione naturale: il Giardino d'Inverno, con le sue vetrate istoriate policrome. È uno degli spazi più riconoscibili di Villa Zingali Tetto, dove il progetto architettonico incontra il lavoro artigianale di Salvatore Gregoretti.
Le vetrate a piombo, decorate con motivi floreali e naturalistici, filtrano la luce attraverso tonalità di verde, blu e rosso. I riflessi cambiano con l'illuminazione, trasformando l'ambiente in uno spazio sempre diverso, nel quale la luce diventa parte integrante dell'architettura.
È qui che la visita si fa emozione. Gli adulti si soffermano sui dettagli delle composizioni, mentre i bambini alzano gli occhi, seguono i colori, fanno domande e si lasciano sorprendere. Davanti a tanta bellezza, lo stupore diventa un linguaggio comune, capace di unire generazioni diverse.
Le 1450 presenze registrate durante le Giornate FAI d'Autunno raccontano il successo dell'apertura, ma anche il desiderio di incontrare luoghi che custodiscono la memoria e sanno ancora sorprendere. Con le sue sale, le collezioni, i laboratori e il Giardino d'Inverno, Villa Zingali Tetto dimostra come il patrimonio dell'Università di Catania possa diventare un'esperienza condivisa, capace di avvicinare la comunità alla storia, alla ricerca e alla bellezza.

Il Giardino d'Inverno
A partire da martedì 20 ottobre sarà possibile visitare Villa Zingali Tetto e il Museo della Rappresentazione secondo i seguenti giorni e orari: martedì dalle 9 alle 13 e dalle 15,30 alle 17,30, mercoledì dalle 9 alle 13 e giovedì dalle 9 alle 13 e dalle 15,30 alle 19,30. L’ingresso è gratuito, la prenotazione è obbligatoria