I brani del pianista del ghetto di Varsavia protagonista del terzo recital della stagione 2024/2025 del Teatro Massimo Bellini
A pochi giorni dalla Giornata della Memoria, celebrata il 27 gennaio, il Teatro Massimo Bellini di Catania ha proposto il recital La musica miracolosa per narrare, attraverso note e parole, l’incredibile storia di resistenza e speranza del pianista polacco Władysław Szpilman, sopravvissuto all’Olocausto.
Szpilman raccontò la sua storia in un’autobiografia pubblicata nel 1946. Tuttavia, a causa del clima dell’epoca – in cui i sopravvissuti al conflitto cercavano in ogni modo di dimenticare le violenze subite – l’opera ricevette poca attenzione.
Successivamente, nel 1988, il figlio del pianista, Andrzej Szpilman, riscoprì il diario del padre e, dopo aver integrato nuovi documenti all’edizione del 1946, lo ripubblicò. Questa volta il libro ottenne un successo straordinario, tanto che il regista Roman Polański decise di trarne un film: Il pianista.
Il film ricevette numerosi riconoscimenti, tra cui la Palma d’oro al 55° Festival di Cannes e tre Premi Oscar.
Sul palco del Teatro Massimo Bellini, ad accompagnare il pubblico in un viaggio nella storia, scandito da intense e commoventi narrazioni e dall’esecuzione di brani cari a Szpilman, sono stati Francesco Nicolosi, al pianoforte, e il critico musicale Stefano Valanzuolo.
L’evento si è aperto con il racconto dell’infanzia serena e spensierata di Wladyslaw, figlio d’arte di un violinista e di una pianista. Già dai primissimi anni di vita, il contatto con la musica lo portò a sviluppare una fortissima passione che diventò poi il suo lavoro, nonché la sua ragione di vita, da adulto. Valanzuolo, per introdurre il primo brano del concerto, si è soffermato su un aneddoto, una leggenda sulla luna, raccontata dai coniugi Szpilman al figlio: «La luna sorride sempre, persino nel dolore, a tutti i bambini, purché questi siano buoni».

Il pianista Francesco Nicolosi e il critico musicale Stefano Valanzuolo
Evocata dal tema della luna, ha fatto seguito l'esecuzione al pianoforte del Clair de lune di Claude Debussy, da parte del maestro Nicolosi.
La narrazione si è poi spostata sugli anni della giovinezza del musicista polacco, trascorsi all’Accademia Chopin di Varsavia, dove ebbe modo di studiare con due dei discepoli di Franz Liszt: Jozef Smidowicz e Aleksander Michalowski. Nel 1931, vinse una borsa di studio per la classe di pianoforte all’Accademia delle Arti di Berlino, dove rimase fino al 1933, a causa dell’emanazione delle leggi razziali e di un antisemitismo sempre più diffuso.
Rientrato a Varsavia, cominciò a lavorare per la radio polacca, e fondò, insieme al violinista Bronisław Gimpel, il Quintetto di Varsavia. Negli anni che precedettero l’invasione della Polonia, Szpilman compose numerose opere sinfoniche, perlopiù lieder, chansons e concerti.
L’attenzione si è spostata quindi sulle note al pianoforte del maestro Nicolosi che, con grande eleganza, ha interpretato uno dei brani più famosi di Szpilman: la Mazurka in fa minore. A questo punto, il racconto ha iniziato a tingersi di toni cupi e incerti, riflettendo l’angoscia che segnò la vita del pianista a partire dal 1939, anno in cui il suo Paese fu invaso dai nazisti.
Era la sera del 23 Settembre 1939 quando una pioggia di missili cadde su Varsavia; proprio in quel momento Szpilman era impegnato in un’esibizione alla radio polacca; nonostante l’assedio, portò a termine l’esecuzione, come previsto da programma. Fu l’ultimo brano che poté suonare da uomo libero.
Nei giorni successivi cominciò la sua nuova vita nel ghetto: trovò lavoro in un bar frequentato dai nazisti, che ascoltavano quasi controvoglia la sua musica, talvolta lamentandosene. Cercò di mantenere quanto più possibile quelle che erano le sue abitudini prima dell’invasione: un tentativo di rimanere attaccato alla vita, di fronte a questa nuova realtà.
Tre anni dopo i tedeschi decisero di rastrellare il ghetto e deportare in massa i suoi abitanti. Tutta la famiglia di Wladyslaw venne deportata a Treblinka, tranne lui: pare sia stata una mano “amica” a tirarlo fuori dalla massa e a salvarlo dal campo di concentramento.
Rimasto da solo, privato del conforto familiare, cominciò la sua lunga corsa per la salvezza. Solo un pensiero gli dava la forza di lottare contro un destino che sembrava non concedergli tregua: la musica.
Nicolosi poggia nuovamente le sue sapienti mani sui tasti bianco e neri per emozionare la platea con la trascrizione pianistica di Franz Liszt dell'aria Isoldes Liebestod, dal Tristan und Isolde di Richard Wagner.

Gli artisti mentre ricevono gli applausi del pubblico
Riprende il racconto: alcuni conoscenti di Szpilman lo aiutarono nascondendolo in casa, ma egli dovette cambiare costantemente rifugio, come un animale in fuga.
Nel 1944 gli alleati sbarcarono in Normandia, ma quel sogno di libertà a cui il pianista si era sempre aggrappato nel corso di quegli anni era ancora lontano. Esaurite le possibilità di ricevere aiuti esterni, fu costretto a contare esclusivamente su sé stesso: come un randagio si spostava da un misero nascondiglio all'altro, spesso in edifici in macerie, distrutti dalle bombe.
All’interno di uno di questi edifici semidistrutti, Szpilman venne sorpreso da un ufficiale tedesco. Quando ormai pensava che la sua vita fosse giunta al termine, accadde l'inaspettato: l’ufficiale decise di risparmiarlo, gli chiese chi fosse e cosa facesse nella vita e, dopo aver scoperto di trovarsi di fronte a un pianista, lo condusse nella stanza accanto e lo mise di fronte a un pianoforte, invitandolo a suonare.
Appena le sue dita sfiorarono i tasti, Szpilman riprese a “respirare” dopo lunghi anni di “apnea”. Il brano che eseguì fu lo stesso che aveva suonato la sera del 29 settembre 1939 alla radio polacca, l’ultimo brano eseguito da uomo libero: il Notturno in do diesis minore di Chopin. L'interpretazione del brano da parte del maestro Nicolosi è stata particolarmente apprezzata dal pubblico.
L’ultima parte del racconto di Stefano Valanzuolo si è concentrata sulla liberazione di Varsavia da parte degli alleati e sul ritorno alla vita di Szpilman, sopravvissuto grazie alla sua amata musica. È stato proprio questo il legame che ha unito lui, un ebreo polacco, al suo salvatore, un nemico, un tedesco. Sfortunatamente, Szpilman non ebbe mai l’occasione di reincontrare e ringraziare l’ufficiale nazista che gli aveva salvato la vita: Wilm Hosenfeld. Quest’ultimo, infatti, morì nel 1952 in un campo di prigionia sovietico.
Il concerto si è concluso con l’interpretazione di tre brani molto amati da Szpilman: il Preludio in si minore di Rachmaninov, op. 32 n.10, le Variazioni per pianoforte e orchestra su “Là ci darem la mano” in si bemolle maggiore, op.2, e il Preludio in mi minore, op. 28 n.4, di Chopin.
Il maestro Nicolosi ha poi omaggiato gli ascoltatori con due fuori programma: una trascrizione di Casta diva, tratta dalla Norma di Bellini, e Quando men vò, dalla Bohème di Puccini.