Dodici persone in esecuzione penale esterna diventano guide museali grazie al progetto "Giustizia e Cultura in Dialogo", promosso da Udepe e Università di Catania
"Mi ha illuminato di luce nuova e buona, adesso ci prendiamo il museo". Sono alcune delle frasi lasciate dai partecipanti al progetto "Giustizia e Cultura in Dialogo", il percorso promosso dall'Ufficio Distrettuale di Esecuzione Penale Esterna (Udepe) di Catania che ha trasformato il Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane dell'Università di Catania in uno spazio di formazione, inclusione e rinascita.
Da aprile a giugno, dodici persone in esecuzione penale esterna – nove uomini e tre donne tra i 30 e i 60 anni - hanno seguito un percorso promosso dall'Ufficio Distrettuale di Esecuzione Penale Esterna (UDEPE) di Catania, in collaborazione con l'Università di Catania, per avvicinarsi al patrimonio culturale e acquisire competenze nella mediazione museale.
L'iniziativa – che si è snodata lungo un percorso di sette incontri tra il 21 aprile e il 25 giugno di quest’anno - ha alternato momenti formativi ed esperienze pratiche, consentendo ai partecipanti di acquisire competenze culturali di base e di confrontarsi direttamente con i temi della tutela, della valorizzazione e della mediazione del patrimonio.
Il percorso si è concluso con il raggiungimento dell'obiettivo più significativo del progetto: trasformare i partecipanti in guide museali, chiamate a condurre visite e a dialogare con il pubblico. Un'esperienza che ha permesso di rafforzare il senso di responsabilità, crescita personale, recuperare relazioni sociali e sperimentare concretamente nuove opportunità di reinserimento.
Realizzato grazie alla collaborazione tra Udeoe e Università di Catania (recentemente è stato sottoscritto un protocollo di intesa tra i due enti), con il patrocinio dei Rotary Club Catania Europa Etica e Legalità, Rotary Club Catania Bellini e della Delegazione FAI di Catania, il progetto è stato presentato nell’aula magna del Palazzo centrale dell’ateneo catanese.
Dopo la presentazione è seguita una visita guidata al Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane (vai all'articolo dedicato), che ha rappresentato il luogo in cui tradurre in pratica i principi alla base dell'iniziativa – etica, legalità, conoscenza, appartenenza e cittadinanza attiva – offrendo ai partecipanti uno spazio di apprendimento, confronto e crescita.
Un momento della visita guidata al Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane
Giustizia e Cultura in Dialogo: il museo come spazio di rinascita, appartenenza e cittadinanza attiva
Alla conferenza stampa sono intervenute Maria Pia Fontana, direttrice dell’Udepe di Catania, Lina Scalisi, prorettrice dell’Università di Catania, e Germana Barone, direttrice del Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane, che si sono soffermate su questa esperienza che ha messo al centro la persona, valorizzando il potenziale della cultura come strumento di inclusione, responsabilizzazione e restituzione alla comunità.
Un percorso in cui il museo non è più soltanto luogo di conservazione, ma diventa ambiente vissuto, capace di generare appartenenza, fiducia e nuove possibilità di futuro.
A seguire gli interventi di Serafina Lentini del Rotary Club Catania Bellini, di Giuseppe Laudani del Club Catania Europa – Etica e Legalità e di Marilisa Spironello del FAI.
Maria Pia Fontana: il valore trasformativo della cultura nel percorso di reinserimento
Il progetto Giustizia e Cultura in Dialogo, promosso dall’Udepe di Catania, rappresenta un’esperienza innovativa che dimostra come la cultura possa diventare uno strumento concreto di inclusione, crescita personale e reinserimento sociale. L’Udepe accompagna persone in esecuzione penale esterna che, oltre all’errore commesso, spesso portano con sé condizioni di svantaggio sociale, povertà culturale e una storia caratterizzata da poche opportunità.
La sfida del progetto è stata quella di avvicinare al patrimonio culturale persone che, nella maggior parte dei casi, non erano mai entrate in un museo, trasformando questo luogo da semplice spazio espositivo a ambiente di conoscenza, partecipazione e appartenenza. Il museo è diventato così uno spazio vissuto, capace di creare un legame autentico con il territorio e con la comunità.
Uno degli aspetti più significativi emersi dal percorso riguarda proprio il modo in cui i partecipanti hanno saputo riconoscersi nei beni culturali incontrati. Alla domanda su quale reperto li avesse maggiormente rappresentati, sono emerse risposte di grande valore simbolico: c’è chi si è identificato nell’elefante nano, come immagine di resilienza e unicità; chi ha scelto una pietra preziosa, perché in quella luce ha ritrovato una parte di sé; chi ha riconosciuto nei documenti storici e nei reperti un nuovo legame con la propria storia e con il territorio, scoprendo figure e vicende mai conosciute prima.
Un momento dell'intervento di Maria Pia Fontana, direttrice dell’Udepe di Catania
Queste testimonianze mostrano come la cultura possa contribuire a rafforzare l’identità personale e la consapevolezza del proprio valore. Prendersi cura del patrimonio significa anche imparare a prendersi cura di sé e della comunità, sviluppando un senso di responsabilità e partecipazione. Come ha raccontato uno dei partecipanti, il desiderio è quello di cambiare vita: un obiettivo che può essere sostenuto attraverso percorsi capaci di valorizzare l’autostima, il benessere e le parti positive della propria identità.
Proprio questa dimensione rappresenta uno degli elementi più importanti del progetto: il museo non è stato vissuto come un luogo di consumo culturale veloce e occasionale, ma come uno spazio di permanenza, relazione e costruzione di legami. Un luogo abitato e condiviso, capace di generare appartenenza, solidarietà e nuove opportunità di partecipazione sociale.
Il bilancio dell’esperienza è estremamente positivo. I partecipanti hanno sviluppato e consolidato un rapporto più forte con il proprio territorio, riscoprendo le proprie radici culturali e la possibilità di sentirsi cittadini pienamente coinvolti, capaci di offrire un contributo attivo e restitutivo alla società, anche attraverso un percorso di responsabilizzazione rispetto all’errore commesso.
La fase formativa ha prodotto risultati superiori alle aspettative. Ora i partecipanti saranno chiamati a mettere in pratica le competenze acquisite, affrontando un compito impegnativo ma significativo, soprattutto considerando percorsi scolastici spesso frammentati e discontinui. La fiducia riposta in loro rappresenta un elemento fondamentale per sostenere la costruzione di una nuova immagine di sé e un percorso di legalità.
Il progetto è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra Udepe, Università di Catania, Club Service Rotary e tutti i professionisti che hanno accompagnato i partecipanti con continuità e attenzione. L’auspicio è che questa esperienza possa diventare una sperimentazione stabile, capace di trasformare il museo in un luogo di legalità, integrazione, cultura condivisa e partecipazione aperta al territorio.
Un momento della conferenza stampa in aula magna del Palazzo centrale
Lina Scalisi: “Il museo non è solo conoscenza, ma un luogo aperto capace di generare nuovi legami sociali”
Sono molto felice di condividere questa giornata, perché rappresenta il risultato di un progetto di grande valore, fortemente voluto dal rettore Enrico Foti, che nasce da un’idea concreta di inclusione e partecipazione. Un’iniziativa che mette al centro il patrimonio culturale come luogo di incontro, crescita e restituzione alla comunità.
All’interno di un luogo simbolo come il museo, cuore dell’Ateneo e parte integrante del sistema museale nazionale, grazie all’impegno della professoressa Germana Barone e di tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del progetto, si è sviluppata un’esperienza che va oltre la semplice fruizione culturale. Il museo diventa uno spazio aperto, capace di accogliere percorsi di recupero, formazione e reinserimento, accompagnando le persone verso una nuova relazione con sé stesse e con la società.
Questa sperimentazione rappresenta un modo concreto per restituire alla comunità persone che hanno vissuto momenti di difficoltà, offrendo loro l’opportunità di sentirsi nuovamente parte integrante di un tessuto sociale dal quale, per diverse ragioni, si erano allontanate. È un percorso che ricostruisce legami, rafforza il senso di appartenenza e permette di riscoprire una dimensione spesso dimenticata: quella della partecipazione attiva alla vita collettiva.
Esperienze come questa mostrano il ruolo più profondo che un’università e un museo possono svolgere nella città: non soltanto luoghi di conoscenza e trasmissione del sapere, ma veri strumenti di trasformazione sociale, capaci di migliorare il territorio, creare opportunità e contribuire concretamente alla crescita della comunità.
Un momento dell'intervento della prof.ssa Lina Scalisi, prorettrice dell'ateneo catanese
Germana Barone: quando il museo diventa un luogo da abitare e condividere
Un progetto così sfidante, innovativo e complesso è stato accolto e sostenuto grazie alla collaborazione di tante persone che hanno condiviso una visione comune. Oggi siamo qui dopo un percorso costruito attraverso sette incontri preparatori con gli utenti e tutti i soggetti coinvolti, nato dall’incontro tra persone sensibili e motivate a realizzare un’esperienza fondata sulla partecipazione e sulla condivisione.
La scelta di realizzare il progetto all’interno del Museo dei Saperi e delle Mirabilia siciliane non è stata casuale. Il museo nasce infatti con una vocazione precisa: essere non solo un luogo di conservazione e conoscenza, ma uno spazio aperto al territorio, capace di ascoltarne le esigenze e di trasformarsi attraverso il dialogo e la coprogettazione. Un museo dinamico, che costruisce le proprie attività insieme alla comunità.
Questa visione si è tradotta negli anni in numerose iniziative a forte valenza sociale: mostre e progetti sul contrasto alla violenza sulle donne e sui minori, percorsi con giovani detenuti minorenni e attività formative negli istituti penitenziari. Esperienze che confermano il ruolo del museo come strumento di inclusione e crescita.
I questionari di valutazione hanno restituito testimonianze molto significative. Tra queste, quella di chi ha scelto il diamante come oggetto simbolo, spiegando: Mi ha illuminato di luce nuova e buona. Una frase che racchiude il senso del percorso: la possibilità di riscoprire una parte positiva di sé attraverso la cultura e la relazione.
Ma il risultato più significativo è stato osservare il cambiamento delle persone coinvolte. Avendo seguito il progetto fin dall’inizio, ho potuto cogliere una trasformazione negli atteggiamenti e negli sguardi: dall’iniziale timore per una sfida nuova è emersa progressivamente maggiore sicurezza, consapevolezza e senso di responsabilità.
Grazie all’accompagnamento dei docenti, del personale tecnico-amministrativo dell’Università e di tutti coloro che hanno contribuito all’iniziativa, i partecipanti hanno dimostrato rispetto dei ruoli, attenzione agli impegni e capacità di mettersi in gioco.
La frase che meglio rappresenta questo cambiamento è quella pronunciata da alcuni di loro nell’ultimo incontro preparatorio: Adesso ci prendiamo il museo, adesso lo gestiamo, siamo pronti per questa nuova sfida.
In queste parole c’è il significato più profondo del progetto: non solo entrare in un museo, ma sentirsi parte di un luogo di cultura, comunità e partecipazione.
Un momento dell'intervento della prof.ssa Germana Barone, direttrice del Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane
Il percorso formativo
Dal 21 aprile al 25 giugno 2026, il Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane ha ospitato un ciclo di lezioni teorico-pratiche e attività divulgative rivolto alle dodici persone in esecuzione penale esterna. Un percorso interdisciplinare unico che è spaziato dalla storia locale alla mineralogia, dalla fisica all'economia circolare, guidato da accademici ed esperti per connettere la conoscenza scientifica, la valorizzazione del territorio e l'inclusione sociale.
Il sipario sul ciclo di incontri si è alzato il 21 aprile con una lezione introduttiva che ha gettato le basi del percorso. A condurre questo primo momento di confronto un team multidisciplinare composto da Germana Barone, Margherita Ferrante, Maria Pia Fontana, Marilisa Spironello e Ornella Maci.
Si è entrati nel vivo del programma 27 aprile con un doppio appuntamento dedicato alla dimensione urbana e sociale. La prima parte dell'incontro ha visto Teresa Di Blasi guidare il pubblico alla scoperta della Storia della Città di Catania, mentre la seconda parte è stata affidata a Carlo Colloca, che approfondirà il delicato tema delle Vulnerabilità socio-territoriali e povertà educative.
Il mese di maggio si è aperto il 5 maggio con la prima di una serie di sessioni spiccatamente laboratoriali: una lezione teorico-pratica dedicata a Mineralogia, Botanica, Zoologia e Architettura. Per l'occasione, un folto gruppo di esperti composto da Germana Barone, Paolo Mazzoleni, Maura Fugazzotto, Giampietro Giusso, Gianluca Trovato, Giorgio Sabella e Daniele Leonardi.
Le attività sono proseguite il 21 maggio con un nuovo laboratorio incentrato sull'intreccio tra discipline umanistiche e scientifiche. La lezione ha visto protagonisti gli Antichi strumenti di Fisica, antichi manoscritti giuridici, Architettura e Geologia, sotto la guida di Germana Barone, Elena Geraci, Orazio Condorelli, Mariateresa Galizia, Maura Fugazzotto, Gabriele Lanzafame e Roberta Occhipinti.
Il primo appuntamento di giugno è fissato per il 4 giugno. In questo incontro, l'attenzione si è spostata su discipline affascinanti come la Gemmologia, l'Etna e la Vulcanologia, la Fisica e la Fotografia. A guidare i partecipanti in questo viaggio i docenti Germana Barone, Gabriele Lanzafame, Roberta Occhipinti, Elena Geraci, Daniele Leonardi e Anna Tusa.
Doppio appuntamento il 16 giugno: lezione teorico-pratica incentrata su Economia circolare e sostenibilità, tenuta da Agata Matarazzo, e una dinamica attività di divulgazione supportata dai docenti Gabriele Lanzafame, Paolo Mazzoleni, Fabio Viglianisi e Simona Todaro.
Il ciclo di incontri si è concluso il 25 giugno con l'ultimo appuntamento laboratoriale che ha visto il supporto attivo e la guida dei docenti Germana Barone, Maria Cristina Caggiani, Giorgio De Guidi, Claudio Finocchiaro e Simona Todaro.