Esperti, istituzioni e comunità scientifica riuniti a Villa delle Favare per fare il punto sul monitoraggio ambientale, la tutela della salute e le strategie di prevenzione nel Sito di Interesse Nazionale
Un dialogo tra scienza, istituzioni e territorio per affrontare una delle emergenze ambientali più complesse dell’area etnea. È questo il cuore del convegno Fluoroedenite nei territori esposti. Approcci multidisciplinari tra ricerca, controllo ambientale e prevenzione: esperienze nel SIN di Biancavilla che si è svolto nei giorni scorsi nei locali di Villa delle Favare, a Biancavilla. L’iniziativa, promossa dall’Università di Catania, da Arpa Sicilia e dall’Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia, ha riunito ricercatori, professionisti ed enti pubblici per fare il punto sulle più recenti conoscenze scientifiche, sulle attività di monitoraggio ambientale e sulle strategie di tutela della salute legate alla presenza di fluoroedenite nel territorio.
L’iniziativa ha rappresentato un importante momento di confronto tra comunità scientifica, enti di controllo ambientale, istituzioni e professionisti del settore su una tematica di grande rilevanza per il territorio etneo: la presenza di fluoroedenite e, più in generale, dei minerali asbestiformi naturali nei territori esposti. L’obiettivo è stato quello di fare il punto sullo stato delle conoscenze scientifiche, sulle attività di monitoraggio ambientale e sulle strategie di prevenzione e tutela della salute sviluppate negli ultimi anni nel Sito di Interesse Nazionale di Biancavilla.
Ad aprire la giornata sono stati i saluti istituzionali del sindaco di Biancavilla Antonio Bonanno, del direttore del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania, prof. Rosolino Cirrincione (che ha portato anche i saluti del rettore Enrico Foti dell’Università di Catania), della consigliera dell’Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia Barbara Forte, del rappresentante di Arpa Sicilia Francesco D’Urso e della dirigente di Inail Sicilia Diana Artuso.
La sessione scientifica è stata coordinata dalla professoressa Rosalda Punturo (Università di Catania), dalla dottoressa Maria Rita Pinizzotto (Arpa Sicilia) e dal geologo Alberto Pistorio. Ad aprire i lavori è stata proprio la docente dell'ateneo catanese che ha sottolineato il valore della collaborazione tra ricerca scientifica, monitoraggio ambientale e istituzioni nella gestione delle problematiche legate ai minerali asbestiformi naturali.
Nel corso della mattinata sono stati affrontati numerosi aspetti legati alla fluoroedenite: dall’origine geologica e vulcanologica dei minerali ricchi in fluoro presenti nel sistema etneo alle più recenti ricerche minero-petrografiche, fino agli aspetti epidemiologici e sanitari associati all’esposizione. Sono state inoltre presentate metodologie innovative per la valutazione del rischio ambientale e illustrati i risultati delle attività di monitoraggio condotte da Arpa Sicilia nel Sin di Biancavilla tra il 2009 e il 2025.
Particolarmente rilevante è stato il contributo scientifico dell’Università di Catania. La professoressa Rosalda Punturo, insieme ai ricercatori dell’ateneo e ai collaboratori coinvolti nel progetto di ricerca, ha presentato lo stato dell’arte e le più recenti conoscenze minero-petrografiche sulla fluoroedenite, evidenziando il ruolo della ricerca scientifica nello sviluppo di strumenti sempre più efficaci per la valutazione del rischio e la prevenzione. La professoressa Caterina Ledda ha invece approfondito gli aspetti epidemiologici e le strategie di tutela della salute legate al caso Biancavilla.
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della sicurezza dei lavoratori e alle attività di prevenzione promosse dagli enti competenti, con il contributo di Inail e di Arpa Sicilia. La presentazione del volume "Il respiro di Biancavilla" (vai all'articolo) ha offerto un momento di riflessione sul percorso compiuto dalla comunità locale nella gestione di una problematica ambientale e sanitaria che ha assunto rilevanza nazionale e internazionale.
La tavola rotonda conclusiva ha rappresentato uno dei momenti più partecipati dell’iniziativa, favorendo un confronto diretto tra ricercatori, professionisti, amministratori e cittadini sulle prospettive future della ricerca, del monitoraggio ambientale e delle attività di prevenzione.
«Questo incontro è particolarmente importante perché rappresenta un punto di incontro e un momento di confronto in cui il rigore della ricerca di base si traduce direttamente in ricerca applicata e quindi in strumenti di salute pubblica e tutela sociale – ha spiegato la professoressa Rosalda Punturo del Dipartimento di Scienze biologiche geologiche e ambientali –. I minerali dell’asbesto rappresentano ancora oggi un’emergenza ambientale complessa, caratterizzata da una lunga eredità industriale ma anche da aspetti scientifici che richiedono continui approfondimenti».
«Quando parliamo di amianto, il pensiero corre giustamente all’impatto sanitario e alle tutele normative; tuttavia, per attuare una prevenzione efficace e interventi di bonifica realmente mirati, è indispensabile approfondire la conoscenza scientifica dei minerali coinvolti – ha aggiunto -. La ricerca mineralogica non è un esercizio accademico fine a sé stesso, ma uno strumento fondamentale per comprendere come le fibre interagiscono con l’ambiente e con l’organismo umano, sviluppando soluzioni e tecnologie sempre più efficaci per il contrasto del rischio. Conoscere significa prevenire: solo attraverso la ricerca possiamo passare dalla gestione dell’emergenza alla costruzione di strategie di soluzione durature».
«Ritrovarsi qui oggi – ha aggiunto il direttore del Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali, professor Rosolino Cirrincione – significa mantenere alta l’attenzione pubblica su un rischio che continua a richiedere attenzione, studio e monitoraggio. Significa trasformare i risultati della ricerca scientifica in strumenti concreti di prevenzione, in interventi di bonifica sul territorio e in maggiore sicurezza per lavoratori e cittadini. È fondamentale consolidare l’alleanza tra ricercatori, medici, istituzioni ed enti di controllo affinché la conoscenza scientifica possa tradursi in azioni efficaci e in politiche sempre più informate. In questo percorso l’Università di Catania continuerà a svolgere il proprio ruolo di riferimento scientifico per il territorio, contribuendo allo sviluppo delle conoscenze e alla diffusione della cultura della prevenzione».

Relatori e partecipanti al convegno