“Dalla crisi idrica alla rinascita di Troina: il mio percorso in Agraria”

Il racconto di Gaia Rizzo, studentessa del corso magistrale in Scienze e tecnologie agrarie del Dipartimento di Agricoltura Alimentazione Ambiente, intervenuta all’incontro “Risorse idriche, equità di genere e diritti umani”

Gaia Rizzo

Esiste un vocabolario della crisi che ormai mastichiamo tutti: cambiamento climatico, stress idrico, resilienza. Sono parole necessarie, ma difficilmente riusciamo a quantificare il modo in cui influenzano la nostra vita. Non sanno di quella amarezza che provi quando apri un rubinetto e non vedi spuntare nulla.

Io oggi non sono qui per leggervi un rapporto tecnico. Sono qui per portarvi dentro una realtà che ha cambiato i connotati della mia terra. Io vengo da Troina, un comune dell’area interna della Sicilia, incastonata all’interno del meraviglioso parco dei Nebrodi.

A Troina gran parte dell’acqua utilizzata dalla popolazione proviene dalla diga Ancipa, un’infrastruttura fondamentale, che da decenni garantisce una risorsa essenziale per la vita quotidiana e per le attività economiche del territorio. Questa diga nacque nel Novecento proprio per rispondere al problema della scarsità d’acqua nel nostro territorio: i lavori iniziarono negli anni ’30 e si conclusero nel secondo dopoguerra, portando alla creazione del lago Ancipa, un importante bacino artificiale utilizzato, non solo per l’approvvigionamento idrico, ma anche per la produzione di energia idroelettrica.

Per Troina, la diga rappresenta un vero punto di svolta storico: ha migliorato in modo significativo le condizioni di vita, sostenendo l’agricoltura, favorendo lo sviluppo economico e offrendo nuove opportunità alla comunità. Oggi, oltre alla sua funzione pratica, è anche un simbolo identitario, profondamente legato alla storia e al rapporto tra il paese e le sue risorse naturali.

Oggi vi parlo da semplice studentessa fuori sede, ma con una consapevolezza in più: quella di chi ha scelto di studiare al Dipartimento di Agricoltura Alimentazione Ambiente dell'Università di Catania. Ho scelto questa facoltà per un motivo preciso, quasi una missione: tornare a Troina e mettere le mie competenze al servizio del mio territorio, per valorizzarlo, per farlo crescere, per difendere le nostre radici.

Ma nel 2024, tornare a casa ha smesso di essere un rito di conforto per diventare un esercizio di sopravvivenza. C’è un’amarezza profonda, quasi un senso di impotenza, nel passare le giornate sui libri a studiare per poi tornare a casa e scoprire che alla mia famiglia e che alle persone che amo manca l’essenziale: l’acqua.

Lo scorso anno in alcune delle case troinesi l’acqua arrivava una sola volta ogni sette giorni. È un paradosso crudele: studiare come far fiorire una terra che, nel frattempo, viene lasciata inaridire. Dunque pensavo: come si può valorizzare un territorio se gli viene tolto il diritto di esistere?

Provate a fermarvi su questo numero: sette. Sette giorni tra un sorso di rubinetto e l’altro. In una settimana ci sono 168 ore, per circa 160 di queste probabilmente i tubi di un intero paese erano vuoti.

Quando entravo in casa, infatti, la domanda non era più "Come stai?", ma "C'è acqua?". Se la risposta era no, l'atmosfera cambiava. Non era sete, era il peso di una crisi idrica che smetteva di essere un titolo di giornale o il titolo di un convegno per diventare il nostro unico pensiero fisso, la nostra vita quotidiana. "Se lavassi i capelli oggi, la mia famiglia avrà abbastanza per cucinare dopodomani?". Ogni gesto quotidiano era diventato una scelta.

La studentessa Gaia Rizzo

La studentessa Gaia Rizzo

L’Ancipa, per noi, è semplicemente il nostro lago. Un’opera imponente incastrata tra le montagne, che con i suoi 28 milioni di metri cubi d’acqua ha subito un’agonia lenta, mesi di assenza totale di precipitazioni, un inverno senza neve sui Nebrodi che ha lasciato il bacino orfano del suo naturale rifornimento. Giorno dopo giorno, l’acqua si è ritirata dalle sponde, lasciando scoperto un paesaggio lunare.

Siamo arrivati a sfiorare il cosiddetto "volume morto", un termine che fa paura: significa che il livello è così basso che l'acqua residua — meno di 2 milioni di metri cubi — è tecnicamente inattingibile o ridotta a una poltiglia torbida, carica di sedimenti, che le pompe faticano a sollevare.

In Sicilia abbiamo registrato un deficit di piogge del 60%. Non pioveva, e quando lo faceva, la terra era così secca e impermeabile da non riuscire ad immagazzinare nulla di ciò che precipitava

A questo si aggiunge che in Sicilia perdiamo per strada il 51,6% dell'acqua immessa. Significa che per ogni litro che l’Ancipa, con le sue ultime forze, riusciva a spingere nelle condotte, mezzo litro svaniva nel sottosuolo. Lo disperdiamo in tubature vecchie, corrose, che nessuno ha mai avuto il coraggio o la lungimiranza di riparare davvero. 

È come cercare di tenere in vita un assetato offrendogli un secchio bucato. Spesso pensiamo alla crisi idrica come a qualcosa che appartiene a geografie lontane: villaggi africani, deserti australiani, pensiamo documentari del National Geographic. Ma il 2024 ha rotto questo incantesimo. Il deserto è arrivato qui. 

È in Sicilia. È in una delle province più depresse d’Italia abbiamo dovuto imparare di nuovo a fare la fila l’acqua, come nel dopoguerra.

La mancanza di acqua quindi non è solo una crisi ambientale. È una crisi sociale. Quando un anziano solo deve trascinare bidoni da dieci litri o quando un'attività commerciale deve chiudere perché non può garantire l'igiene o semplicemente l’acqua riveste l’elemento essenziale per lo svolgimento dell’attività, stiamo parlando di una ferita alla dignità umana.

Il cambiamento climatico non è più solo un grafico in una conferenza ma per noi è il silenzio dei rubinetti di Troina. È la vista della Diga Ancipa, il mio lago, ridotta a una pozzanghera circondata da crepe.

L’acqua è vita, dicono tutti. Ma per noi, nel 2024, l’acqua è stata soprattutto un’assenza. Spero per tutti noi un futuro dove l'acqua non sia un lusso a estrazione settimanale.

Buona Giornata internazionale dell’acqua. Grazie.

Gaia Rizzo, studentessa del corso magistrale in Scienze e tecnologie agrarie del Dipartimento di Agricoltura Alimentazione Ambiente, è intervenuta all’incontro Risorse idriche, equità di genere e diritti umani in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua che si è tenuto nell’aula magna della Scuola Superiore dell’Università di Catania

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