Risorse idriche, equità di genere e diritti umani

L'Università di Catania ha celebrato la Giornata Mondiale dell'Acqua tra governance democratica e giustizia sociale ed evidenziando disuguaglianze, sfide climatiche e responsabilità collettive

Emanuela Rita Giuffrida

In un momento storico segnato da crisi climatiche sempre più evidenti, scarsità idrica crescente e disuguaglianze strutturali che attraversano territori e società, la Giornata Mondiale dell’Acqua 2026 si conferma come un’occasione cruciale per interrogarsi non solo sulla gestione delle risorse, ma anche sui diritti, sull’equità e sui modelli di sviluppo. Il tema scelto quest’anno, Water and Gender, richiama con forza l’attenzione sul legame profondo tra accesso all’acqua, giustizia sociale e parità di genere, evidenziando come le disuguaglianze idriche riflettano e amplifichino quelle economiche, politiche e culturali.

In questo quadro globale, ma con uno sguardo attento alle specificità del territorio siciliano — sempre più esposto agli effetti della crisi climatica e alla pressione sulle risorse naturali — si inserisce l’iniziativa promossa dall’Università di Catania dal titolo Risorse idriche, equità di genere e diritti umani. Nell’aula magna della Scuola Superiore, l’ateneo ha ospitato l’evento commemorativo dedicato alla Giornata Mondiale dell'Acqua 2026, riunendo rappresentanti delle istituzioni, studiosi e studenti in un confronto interdisciplinare volto a esplorare le interconnessioni tra acqua, genere e giustizia.

L’incontro - organizzato dai dipartimenti di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente (Di3A) e di Ingegneria Civile e Architettura (Dicar), in collaborazione con la Scuola Superiore di Catania e con il patrocinio dell'Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Catania, della Società geografica Italiana e della Regione Siciliana -, ha rappresentato un momento di riflessione critica e condivisa sulle sfide contemporanee, sottolineando come la gestione dell’acqua non possa più essere affrontata in modo settoriale, ma richieda visioni integrate, inclusive e orientate al futuro.

A dare il benvenuto a studenti e ospiti sono stati la prof.ssa Ida Nicotra, presidente della Scuola Superiore di Catania, e Giuseppe Cirelli, professore ordinario in Idraulica e sistemazioni agro-forestali dell’ateneo e direttore CSEI Catania.

Un momento dei saluti istituzionali

Un momento della presentazione del convegno. In foto i docenti Ida Nicotra e Giuseppe Cirelli

Nei loro interventi, i docenti Ida Nicotra e Giuseppe Cirelli hanno sottolineato come il tema dell'inclusione e delle differenze di genere rappresenti una priorità strategica per l'ateneo. 

«In termini inclusivi e attenti alle differenze, le donne sono attive come agenti di cambiamento - hanno dichiarato durante il discorso di apertura - e anche il tema dell'acqua può diventare uno spazio di trasformazione sociale. La nostra università ha il compito di fornire istruzione consapevole mediante il confronto tra saperi diversi, per sviluppare approcci orientati a una visione globale e della giustizia sociale».

A rappresentare i due dipartimenti che hanno promosso l’evento, la prof.ssa Rosaria Ester Musumeci (nelle veci del direttore del Dicar, Matteo Ignaccolo), e Mario D'Amico, direttore del Di3A, che ha ribadito l'importanza di affrontare la crisi idrica con strategie integrate.

«Non possiamo separare la questione dell'acqua dalla programmazione territoriale: le sfide che emergono oggi richiedono una collaborazione consapevole tra tecnici, istituzioni e comunità locali per costruire soluzioni sostenibili, questo problema è una responsabilità collettiva che ci riguarda tutti», ha dichiarato il prof. Mario D’Amico.

In foto da sinistra Teresa Graziano, Alessia Marzo e Giuseppe Cirelli

In foto da sinistra i docenti Teresa Graziano, Alessia Marzo e Giuseppe Cirelli (organizzatori dell'iniziativa)

Successivamente la docente Liana M. Daher, delegata ai Processi sociologici del territorio e parità di genere dell’ateneo, ha ricordato il ruolo cruciale della formazione.

«Chi ha diritto all'acqua, a quali condizioni? La questione è centrale per il nostro impegno istituzionale - ha affermato - Non si tratta solo di garantire accesso fisico, ma di assicurare rappresentanza effettiva ed effettiva incidenza nelle decisioni». La docente ha proseguito sottolineando il valore della governance democratica idrica: «L'acqua, quando gestita in modo equo e democratico, incarna il principio della parità di opportunità, fondamento su cui costruire una società più giusta e inclusiva».

La prof.ssa Gabriella Vindigni, delegata alle Pari opportunità del Di3A, ha affrontato il tema della giustizia spaziale nella gestione idrica: «Parliamo di una giustizia spaziale multidimensionale: le diseguaglianze non risiedono solo nelle differenze di genere, ma si manifestano chiaramente nelle infrastrutture, nei servizi, nella qualità ambientale e nella distanza dai centri decisionali».

A conclusione dei saluti istituzionali è intervenuta Aurora Ursino, presidente del Consiglio dell'Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Catania, che ha sottolineato la necessità di strategie concrete per assicurare accesso alle risorse senza esclusioni: «Fino a quando una donna in un paese del Sud del mondo sarà costretta a scegliere tra studio e lavoro di raccolta dell’acqua, avremo bisogno di una forza ancora maggiore per combattere questo divario di genere».  

Un momento dell'intervento della prof.ssa Simona Consoli

Un momento dell'intervento della prof.ssa Simona Consoli 

La prof.ssa Simona Consoli, ordinaria di Idraulica agraria e sistemazioni idraulico-forestali al Di3A e membro della cabina di regia per l'emergenza idrica della Regione Siciliana, ha inaugurato la serie di relazioni, ricordando che «dei 1.4 miliardi di unità di acqua presenti sul pianeta, la quota utilizzabile per usi comuni è l'1%» e, quindi, «l’accesso all’acqua è spazialmente diseguale». 

Il divario si accentua se si considera la dimensione di genere, poiché «il ruolo delle donne nella gestione dell'acqua è stato a lungo invisibilizzato». «Organizzazioni come Fao e Unicef documentano come, in molti paesi, siano le donne a gestire la raccolta idrica, impiegando fino a dieci ore al giorno e percorrendo chilometri per accedere all'acqua – ha sottolineato la docente - Gli studi internazionali dimostrano però che quando le donne hanno la leadership nella gestione delle risorse idriche, la sostenibilità aumenta del 60%, le perdite tecnologiche si riducono del 40%. Eppure, siamo ancora lontanissimi dalla parità di genere, occorrono dati concreti, formazione intensiva e cambio strutturale».

Successivamente la prof.ssa Teresa Graziano, associata di Geografia economico-politica al Di3A e organizzatrice dell’evento insieme con la docente Alessia Marzo, ha affrontato la questione della relazione tra acqua e genere dalla prospettiva delle scienze sociali, ribadendo la necessità di integrare i saperi tecnici specialistici con approcci multidisciplinari. 

«L’accesso diseguale all’acqua e le implicazioni conflittuali che ne conseguono non sono soltanto oggetto di studio della geopolitica, ma possono essere interpretati alla luce di prospettive analitiche come l’ecologia politica e gli approcci femministi intersezionali – ha sottolineato la docente del Di3A - I divari nell’accesso all’acqua, infatti, sono esiti di relazioni di potere che si dipanano nelle sfere decisionali, dove spesso le donne non sono rappresentate, e si traducono in diseguaglianze multiple e strutturali».

Un momento dell'intervento della prof.ssa Teresa Graziano

Un momento dell'intervento della prof.ssa Teresa Graziano

La prof.ssa Rosaria Musumeci, ordinaria di Idraulica al Dicar, attraverso una suggestiva carrellata fotografica, ha evidenziato come «gli eventi estremi colpiscono sproporzionatamente le donne nel sud globale, che hanno minore accesso alle informazioni di allerta portando con sé rischi di violenza e marginalizzazione ancora maggiori».

Non meno importanti sono stati gli interventi degli studenti e delle ricercatrici dei dipartimenti di Giurisprudenza, del Dicar e di Scienze politiche e sociali.

Gaia Rizzo, studentessa del Di3A, ha portato una testimonianza personale da Troina, suo paese d’origine, con il drammatico resoconto della crisi idrica che ha colpito l’ennese nel 2024 (vai all'articolo), mentre Erika Garozzo, assegnista di ricerca in Geografia economico-politica, ha presentato il suo lavoro di ricerca-azione nella Valle del Simeto, nell’ambito del progetto BIOtraces.

Un progetto che, come ha precisato la dott.ssa Erika Garozzo, ha previsto una fase di lavoro etnografico sul campo per comprendere come i processi di sfruttamento e le pratiche rigenerative riguardino sia l'agricoltura che l'acqua, condividendo storie di riappropriazione da parte di giovani donne.

«Il rapporto tra abitanti e fiume Simeto è ferito da processi di urbanizzazione e agricoltura intensiva che hanno lacerato le connessioni storiche. Però emergono forme di attivismo che provano a ricucire questi “strappi”, nelle quali il ruolo delle donne è stato cruciale», ha spiegato.

Un momento dell'intervento della dott.ssa Erika Garozzo

Un momento dell'intervento della dott.ssa Erika Garozzo

Anna Sangiorgi, dottoranda di ricerca del Dottorato Nazionale in Difesa dai Rischi Naturali e Transizione Ecologica del Costruito, ha presentato le soluzioni basate sulla natura come un'opportunità concreta per affrontare sia la scarsità che l'eccesso d'acqua. 

«Attraverso lo studio del fiume Eleuterio, abbiamo documentato come pratiche di rigenerazione fluviale, di rinaturalizzazione degli alvei possono ridurre il rischio idrogeologico e contemporaneamente restituire funzionalità ecologica», ha detto Anna Sangiorgi.

Non è mancata, ovviamente, la prospettiva giuridica con Chiara Sagone, assegnista di ricerca in diritto costituzionale, che ha affrontato il tema dall'angolo prospettico giuridico-costituzionale, evidenziando le lacune della normativa italiana.

«Non vi sono riferimenti espliciti alla tutela dell'acqua nella Costituzione italiana - ha osservato Chiara Sagone – al contrario degli ordinamenti latinoamericani che riconoscono il diritto a preservare l'ecosistema e i diritti della natura. In Italia, riconosciamo diritti inviolabili dell'uomo che includono prestazioni sociali da parte dello Stato, alla pari della salute e dell'istruzione». 

«Dovremmo estendere questa logica: il diritto all'acqua potabile non è un lusso, è una necessità umana fondamentale, e dovrebbe essere garantito come tale», ha ricordato anche lo studente Francesco Pezzillo intervenuto a conclusione del dibattito insieme con il collega Simone Antonio Puzzo.

Back to top