Dalla materia all’Universo, dalla salute al territorio: la ricerca raccontata in pochi minuti

I minitalk della Sharper Night hanno portato il pubblico dentro le ricerche di Unict e degli enti di ricerca, trasformando temi complessi in occasioni di scoperta

Alfio Russo

La scienza esce dai laboratori e incontra la città grazie a Sharper Night – La Notte europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori. Un’occasione per conoscere da vicino cosa avviene nei laboratori dell’Università di Catania e degli enti di ricerca.

Tra gli appuntamenti, un posto particolare è stato riservato ai minitalk, brevi incursioni nel mondo della ricerca che hanno avvicinato il pubblico a temi molto diversi tra loro. Due sono state le sedi che li hanno ospitati: la Sala Multifunzionale del Museo delle Mirabilia e dei Saperi Siciliani e la Sala “Concetto Marchesi” del Palazzo della Cultura. Un viaggio in cui sono cambiate le discipline e gli strumenti, ma è rimasta costante la curiosità di capire il mondo e immaginare nuove soluzioni. Protagonisti indiscussi i ricercatori e le ricercatrici.

Uno speaker mentre illustra la propria ricerca

Uno speaker mentre illustra la propria ricerca

Dalla materia allo spazio, dalla salute alle sfide del futuro

Nella Sala Multifunzionale del Museo delle Mirabilia e dei Saperi Siciliani, la ricerca ha accompagnato il pubblico in un percorso che ha attraversato chimica, salute, fisica, ambiente, innovazione e società. 

Si è partiti dai materiali e dalle nuove frontiere della sostenibilità, con “C’è spazio per i polimeri nello spazio?”, a cura di Placido Mineo del Dipartimento di Scienze Chimiche dell’Università di Catania, che ha affrontato le sfide chimiche legate alla possibilità di utilizzare l’esplorazione spaziale come terreno per nuove soluzioni alle emergenze della Terra, dall’inquinamento alla scarsità di materie prime. 

Sul versante dei materiali e dell’energia si è collocato anche “WBG Pilot Line: una grande opportunità per l’Italia e Catania”, di Francesco La Via del CNR-IMM, che ha illustrato la grande infrastruttura europea per la microelettronica avanzata e le prospettive che avrebbe potuto aprire per il sistema industriale e della ricerca catanese. 

Lo stesso filo ha condotto a “Microfotonica: come guidare la luce nei materiali disordinati”, di Maria Jose Lo Faro del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Catania, che ha mostrato come il disordine progettato su scala nanometrica abbia potuto diventare uno strumento per guidare la luce e sviluppare applicazioni nella biomedicina, nelle comunicazioni e nelle tecnologie del futuro. 

E ancora, “Un ragazzo e il suo atomo: il più piccolo film al mondo”, di Francesco Ruffino del DFA, ha raccontato come la manipolazione della materia a scala atomica abbia consentito di fabbricare nanostrutture dalle proprietà quantistiche, con possibili applicazioni nei campi dell’energia, dell’ambiente e della salute. 

Il secondo grande tema è stato quello della salute e della ricerca biomedica. Valentina Oliveri del DSC ha affrontato il rapporto tra rame e tumori in “Attrazione Fatale: rame e cancro”, raccontando come una sostanza di cui il tumore è sembrato avere particolare bisogno abbia potuto diventare un possibile bersaglio terapeutico. 

Maria Gaetana Giovanna Pittalà, sempre del DSC, ha condotto il pubblico in “Viaggio nel mondo delle proteine”, dai meccanismi molecolari delle proteine alle malattie neurodegenerative e alla ricerca di nuove strategie diagnostiche e terapeutiche. Sul fronte dell’antimicrobico-resistenza.

Sul tema Aurore Fraix del Dipartimento di Scienze del Farmaco e della Salute ha presentato “Addio farmaco-resistenza: più luce, meno batteri”, dedicato all’uso della luce come possibile alleata nel contrasto ai batteri resistenti agli antibiotici. E se la ricerca farmacologica ha incontrato l’intelligenza artificiale, è nato “Il sarto e l’algoritmo: nuove cure per i tumori cerebrali nell’era dell’Intelligenza Artificiale”, di Filippo Torrisi del DSFS, che ha raccontato come gli algoritmi abbiano potuto sostenere lo sviluppo di farmaci e terapie personalizzate. 

Sempre nell’ambito delle proteine, Sarah Basile del CNR-IC ha proposto “Proteine… una questione di forma”, spiegando come anche una minima variazione nella struttura tridimensionale abbia potuto modificare i meccanismi biologici e contribuire all’insorgenza di patologie.

Dalla salute individuale si è passati quindi alle grandi sfide ambientali, con una serie di ricerche che hanno guardato all’acqua, alle piante, alla biodiversità e alla capacità dei territori di adattarsi ai cambiamenti. Andrea Scamporrino del CNR-IPCB ha presentato “CrioPurA: Un materiale innovativo per il trattamento sostenibile delle acque”, dedicato ai materiali filtranti sviluppati dallo spin-off del CNR per rimuovere gli inquinanti dall’acqua. 

Antonio Alecci del CNR-ISAFOM, con “Decodificare il DNA delle piante contro il clima che cambia”, ha raccontato invece come il sequenziamento del DNA abbia potuto aiutare a misurare la variabilità genetica conservata nelle banche del germoplasma e a individuare le collezioni vegetali più adatte a un clima più caldo e arido. 

Sullo stesso fronte si è collocato “SWRIPS: sensori ottici al servizio del riuso delle acque”, di Valerio Scimone del CSFNSM, che ha presentato sensori ottici innovativi per controllare in tempo reale la qualità delle acque destinate al riuso agricolo. 

E ancora, Emanuele Scialò del Di3A ha proposto “Priming: un ‘vaccino’ contro la siccità”, mentre Brian Bordonaro del Di3A, con “Il vino è solo l’inizio…!!!”, ha raccontato come le vinacce ottenute dalla vinificazione abbiano potuto diventare una risorsa attraverso estrazioni green di composti bioattivi destinati a possibili conservanti naturali per gli alimenti.

Un altro gruppo di minitalk ha aperto la finestra sulla fisica dell’Universo e sulla ricerca di frontiera. Ai Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN, Giorgio Finocchiaro ha raccontato in “Fotografando ai raggi X plasmi a confinamento magnetico: dalla ricerca di base alle applicazioni” lo studio dei plasmi, mentre MariaCristina Guarrera ha presentato “Il carburo di silicio: un alleato della radioterapia del futuro”. 

Nicolò Macaluso ha portato il pubblico dentro la sfida della fusione inerziale con “Accendere una stella sulla Terra”; Lorenzo Pappalardo ha utilizzato invece la metafora del biliardo per spiegare, in “Giocare a Biliardo con i nuclei”, come gli esperimenti dei LNS abbiano permesso di studiare l’architettura della materia. Gloria Calà, con “Un tuffo nei primi istanti dell’Universo: alla scoperta della materia primordiale”, ha condotto il pubblico nei primi microsecondi della storia cosmica e nel mondo del plasma di quark e gluoni.

La ricerca ha guardato però anche alle persone, alle comunità e ai cambiamenti sociali. Marcello Carammia del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali ha proposto “Il malumore delle democrazie. Trent’anni di malcontento politico in Europa e le sue conseguenze”, presentando una ricerca che ha utilizzato migliaia di risposte a sondaggi raccolti in 28 Paesi europei nell’arco di trent’anni per costruire un indicatore sistematico del malcontento politico. 

Sul versante psicologico e dello sviluppo, Maria Luisa Indiana del DiSFor ha affrontato il tema delle Life Skills e della qualità di vita in adolescenza, mentre Valentina Lucia La Rosa, sempre del DiSFor, ha proposto “Diventare adulti: un’Odissea verso una nuova casa”, un percorso tra identità, sogni e incertezze dell’adultità emergente. 

A chiudere il percorso nella Sala Multifunzionale sono state le ricerche dedicate a territorio, innovazione, cooperazione e patrimonio culturale. Filippo Torrisi del DiSFor, con “Le strade di TAREK: Immaginare e progettare sostenibilità oltre le catastrofi”, ha presentato il progetto europeo dedicato alla ricostruzione post-sismica nelle aree del Marocco colpite dal terremoto del 2023, con particolare attenzione a partecipazione, inclusione ed equità. 

Maria Rosaria Pappalardo del DEI ha illustrato invece una metodologia per valutare la finanziabilità delle PMI integrando indicatori economico-finanziari e criteri ESG. 

Sul versante europeo, Cristina Satriano di EUNICE ha presentato “EUNICE4U: collaborazioni sui Cluster di Horizon Europe”, dedicato agli strumenti per costruire consorzi e individuare partner e competenze per nuovi progetti di ricerca. 

Due minitalk del CNR-ISPC, con Antonino Mazzaglia e Alessio Toscano Raffa, hanno raccontato rispettivamente “Le ricerche di archeologia a Catania del CNR ISPC” e “CNR ISPC. Archeologia pubblica sul sito di Finziade”, mostrando il rapporto tra ricerca archeologica, territorio e divulgazione pubblica. Ha chiuso questo sguardo sui luoghi Fabio Ferreri del DSPS, con “Vai a quel ‘paese’? Ripensare al futuro a partire dai margini”, una riflessione sulle aree periferiche e sui diversi modi di abitare, produrre e costruire comunità.

Una speaker mentre illustra la propria ricerca

Una speaker mentre illustra la propria ricerca

Palazzo della Cultura: dati, natura, salute e futuro

Nella Sala “Concetto Marchesi” del Palazzo della Cultura, i minitalk hanno proseguito il viaggio mettendo in dialogo ricerca economica e sociale, scienze della Terra, genetica, biodiversità, salute, fisica e sviluppo sostenibile. 

Un primo nucleo ha riguardato il rapporto tra dati, economia e qualità delle istituzioni. Angela Greco del DEI ha affrontato “Il ruolo predittivo dei dati finanziari e l’efficacia dei meccanismi di controllo nella tutela della legalità nelle aziende pubbliche e private”, concentrandosi sull’utilizzo di metriche multidimensionali e dati oggettivi per individuare vulnerabilità e potenziali rischi di illegalità e sulla necessità di rafforzare strumenti di controllo e valutazione. 

Sul tema delle disuguaglianze territoriali è intervenuta invece Cinzia Di Nuzzo del DEI con “Un indice multidimensionale e multilivello per la misurazione delle disparità territoriali nel benessere e nella sostenibilità sociale”, che ha presentato una metodologia statistica applicata nell’ambito del progetto GRINS per integrare in un unico indice diverse dimensioni del benessere, dall’economia alla salute, dall’istruzione alla digitalizzazione e alla partecipazione culturale.

Il rapporto tra territorio, ambiente e biodiversità è stato al centro di un secondo gruppo di interventi. Gianfranco Di Pietro del DSBGA ha portato il pubblico dentro “Geologia in movimento: I meccanismi invisibili della frana di Niscemi”, illustrando l’impiego di droni e tecnologie di rilievo 3D per monitorare i fenomeni franosi e valutare i rischi durante l’emergenza geologica. 

Mario Di Stefano del DSBGA, con “Il futuro in cassaforte”, ha raccontato invece il viaggio di un seme dalla raccolta in natura alla conservazione nella Banca del Germoplasma e il contributo dei progetti europei LIFE SEEDFORCE e REGARD alla tutela della flora spontanea siciliana. 

Sul fronte degli ecosistemi marini, Ilaria Pagana del DSBGA ha presentato “La salvaguardia della biodiversità marina: dal mare al laboratorio attraverso il progetto REGARD”, dedicato al monitoraggio e al recupero degli habitat costieri tra Lipari e Gozo. E ancora, Deborah Vicari del DSGBA, con “Cetacei in 3D: il valore inestimabile delle collezioni museali”, ha mostrato come le tecniche di scansione tridimensionale abbiano potuto ampliare le possibilità di studio dei crani di balene e delfini conservati nelle collezioni museali.

Anche qui la salute si è intrecciata con l’ambiente e con le tecnologie innovative. Roberta Magnano San Lio del DGFI ha proposto “La resistenza agli antibiotici si misura in una goccia d’acqua”, mostrando come le acque reflue abbiano potuto diventare una fonte di informazioni sulla diffusione dell’antimicrobico-resistenza e come un biosensore elettrochimico a DNA abbia consentito di rilevare rapidamente i geni di resistenza. 

Sul fronte della genetica la ricerca forense è stata al centro del talk “Gli occhi parlano.. il DNA racconta. La genetica dietro il colore degli occhi” di Desiree Brancato del DSGBA, un viaggio tra geni e DNA per comprendere come le informazioni genetiche abbiano potuto contribuire all’identificazione personale. 

Infine, il programma è tornato a guardare oltre la Terra, collegando la ricerca sulla materia alla storia dell’Universo. Teodora Petruse dei Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN, con “Dalle stelle a noi: l’origine degli elementi nell’Universo”, ha ricostruito il viaggio cosmico degli elementi chimici, dal Big Bang alla fusione nelle stelle, dalle supernove alla cattura dei neutroni. 

È stata questa, in fondo, la forza dei minitalk: pochi minuti hanno permesso di attraversare mondi molto diversi, ma un’unica idea di fondo ha unito gli interventi, quella di una ricerca capace di interrogare il presente, leggere i cambiamenti e costruire nuove possibilità per il futuro.



 

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