Frammentazione: un destino inevitabile o una scelta?

L’intervento dell’ambasciatrice Mariangela Zappia, ospite d’onore della cerimonia di inaugurazione del nuovo anno accademico dell’Università di Catania, su tensioni globali, multilateralismo e responsabilità delle nuove generazioni

Chiara Racalbuto (foto: Alfio Russo)

«Ringrazio il rettore Enrico Foti e attraverso la sua persona l’Università di Catania tutta per un invito che mi rende particolarmente felice per due motivi: il primo per la preziosa opportunità di dialogo con una comunità di studiosi e di giovani che guardano al futuro. Il secondo, personale, per l’occasione di tornare dopo tanto peregrinare in giro per il mondo nei luoghi del mio cuore, nella terra del mio amatissimo padre, nei posti della mia infanzia felice sotto il sole cocente delle estati siciliane. Tanto di quanto io sono oggi ha le sue radici qui, alle pendici dell’Etna».

Con queste parole cariche di emozione l’Ambasciatrice Mariangela Zappia, ospite d’onore della cerimonia di inaugurazione del nuovo anno accademico dell’Università di Catania (vai all'articolo) ha dato avvio al suo intervento dal titolo Frammentazione: un destino inevitabile o una scelta?, una riflessione sul momento storico attuale, segnato da profonde tensioni e da un ordine globale sempre più messo in discussione. 

Dopo una lunga carriera ai vertici della diplomazia internazionale - oggi presidente dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, già Ambasciatrice d’Italia negli Stati Uniti e prima donna ambasciatrice presso la Nato – Mariangela Zappia è tornata nella sua amata Sicilia, definita non solo un’isola, ma un «ponte tra continenti».

La Sicilia è, per vocazione storica e geografica, una terra cosmopolita. Al centro del Mediterraneo, più che confine è stata crocevia: sulle sue sponde si sono incontrati Greci e Romani, Fenici e Cartaginesi, Arabi e Normanni, popoli diversi che hanno portato conoscenza, strumenti, lingue e visioni del mondo. 

Un luogo che «per sua natura invita a riflettere sulla connessione piuttosto che sul confine, sull’apertura piuttosto che sulla chiusura», in un contesto storico che sembra muoversi in direzione opposta: si rialzano confini. All’orizzonte riemergono i fantasmi di muri che credevamo ormai abbattuti. Si rafforzano nazionalismi che invocano la chiusura come risposta alle incertezze globali, trasformando la difesa in diffidenza e lo “straniero” in motivo di paura, non più di arricchimento culturale.

Mariangela Zappa e Enrico Foti

L'ambasciatrice Mariangela Zappia e il rettore Enrico Foti

L’Ambasciatrice ha evidenziato come le fratture che attraversano oggi il mondo - economiche, politiche e sociali - non siano casuali, ma il risultato di scelte. L’architettura multilaterale del dopoguerra è in crisi e valori come sovranità e diritti umani non sono più dati per scontati.

«Non dobbiamo rinunciare a quanto è stato conquistato: la condanna dell’uso illegittimo della forza, l’affermazione dei diritti umani universali, la cooperazione internazionale contro le disuguaglianze - sottolinea -. Anzi, proprio oggi dobbiamo perseguire con determinazione ancora maggiore ciò che è al cuore di ogni progetto multilaterale: regole condivise, rispetto reciproco, dialogo costruttivo e cooperazione solidale».

Un passaggio centrale è stato rivolto a studentesse e studenti, invitandoli ad essere protagonisti consapevoli del proprio tempo: «Non è accettabile assumere un atteggiamento di passività di fronte alle grandi forze che modellano il nostro tempo. È anche compito vostro contribuire alla qualificazione degli strumenti e delle scelte che determinano il nostro domani».

L’Ambasciatrice ha invitato i giovani a sentirsi responsabili della costruzione del futuro: “Voglio qui richiamare le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella - un grande siciliano - nel suo bellissimo messaggio di fine anno: «Non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro».

Mariangela Zappia ha inoltre ribadito l’importanza del coinvolgimento attivo delle donne nei processi decisionali, sottolineando che l’uguaglianza di genere non è solo un principio etico, ma una leva di sviluppo economico e sociale.

Nel concludere il suo intervento, la diplomatica ha richiamato le parole attribuite a Socrate, condannato a morte per empietà e per “corruzione dei giovani”: «Chi è saggio resta aperto alla conoscenza; chi è mediocre si fida di ciò che sa già; chi è stolto crede di sapere tutto». 

Un invito a rifiutare cinismo e rassegnazione e a diventare attori consapevoli del cambiamento: «siate voi stessi attori consapevoli. Non perché sia facile, ma perché è necessario. Non perché sia comodo, ma perché è giusto. E, al contrario di Socrate, non sarete condannati a bere la cicuta ma vivrete un futuro degno delle vostre più alte aspirazioni”.

Le parole pronunciate nell'aula magna del Monastero dei Benedettini hanno ampliato e rafforzato alcune riflessioni condivise dall’Ambasciatrice poco prima della cerimonia. In quell’occasione aveva già delineato il quadro di un ordine internazionale sempre più frammentato e il ruolo che università, diplomazia e nuove generazioni sono chiamate a svolgere.

Un momento dell'intervento dell'ambasciatrice Mariangela Zappia

Un momento dell'intervento dell'ambasciatrice Mariangela Zappia

Ambasciatrice, partiamo dall’università. L’Anno Accademico si apre in una fase segnata da tensioni globali e profonde trasformazioni: quale responsabilità culturale dovrebbe assumersi oggi un ateneo nel formare cittadini consapevoli?

«La responsabilità dell’università è preparare i giovani, fornendo loro le competenze necessarie per affrontare sfide sempre più complesse - ha spiegato l'ambasciatrice Mariangela Zappia -. Viviamo in un contesto complicato, ma proprio per questo è fondamentale andare in profondità, sviluppare capacità critiche e solide conoscenze. L’università deve fare ciò che ha sempre fatto al meglio: incoraggiare gli studenti a studiare con rigore, ad approfondire, a non fermarsi alla superficie. Solo così potranno diventare cittadini consapevoli e professionisti preparati».

Nel suo intervento parla di un ordine internazionale sempre più frammentato. Guardando alla fase che vivono oggi gli Stati Uniti, li percepisce diversi rispetto a quando ha iniziato il suo incarico a Washington? E che impatto ha questo sul loro ruolo globale?

«Una differenza c’è sicuramente, anche perché nel frattempo c’è stato un cambio di amministrazione e di parte politica: si è passati da un presidente democratico a un presidente repubblicano - ha detto l'ambasciatrice -. Ma la differenza più evidente riguarda la personalità del presidente, che è certamente particolare. È un uomo diverso, un businessman più che un politico tradizionale, anche se possiede un notevole fiuto politico. Ha compreso che una parte degli americani non si riconosceva più in alcune dinamiche e ha saputo intercettare quel sentimento».

«Oggi l’America è un Paese diviso, polarizzato, e il presidente Trump rappresenta senza dubbio una parte significativa di questa America. Noi contiamo sul fatto che comprenda l’importanza dell’Europa e dell’Unione Europea - ha proseguito la presidente dell'Ispi -. Paesi come l’Italia hanno il compito di spiegare e valorizzare questo grande progetto europeo, ribadendone il valore strategico e politico».

L'omaggio floreale del rettore Enrico Foti all'ambasciatrice Mariangela Zappia

L'omaggio floreale del rettore Enrico Foti all'ambasciatrice Mariangela Zappia

In un contesto in cui l’Intelligenza Artificiale e le grandi piattaforme tecnologiche incidono sempre più sugli equilibri globali, sta cambiando anche il profilo del diplomatico?

«Indubbiamente sì - ha risposto l'ambasciatrice Mariangela Zappia -. Anche il diplomatico oggi si avvale delle nuove tecnologie e cerca di sfruttarne gli aspetti positivi. Tuttavia, il cuore della funzione diplomatica rimane invariato. Il diplomatico deve comprendere ciò che accade nel Paese in cui è accreditato, interpretarne le dinamiche e individuare opportunità per rafforzare la presenza e gli interessi del proprio Stato».

«La funzione fondamentale resta quella di creare possibilità di dialogo, favorire la cooperazione e sviluppare relazioni bilaterali solide. Il contesto multilaterale è oggi più complesso, ma proprio per questo è di fondamentale importanza - ha aggiunto -. Anche quando è in crisi, bisogna continuare a investirvi: è nelle sedi multilaterali che gli Stati si confrontano, comprendono le tendenze globali, discutono – e talvolta si scontrano – ma sempre all’interno di uno spazio di dialogo istituzionale».

Come prima donna Ambasciatrice negli Stati Uniti e membro dell’International Gender Champions Network, quanto è importante che la leadership diplomatica si impegni per la parità? 

«È un impegno fondamentale. Sono convinta che in tutti i settori, compresa la diplomazia, la rappresentanza dovrebbe essere equamente distribuita: metà uomini e metà donne. Ritengo inoltre che le donne possiedano qualità particolarmente preziose in ambito diplomatico: intuizione, capacità di ascolto, pazienza e attitudine al dialogo», ha detto la presidente dell'Ispi, Mariangela Zappia.

«Sono caratteristiche - ha proseguito - che possono arricchire profondamente la diplomazia e la società nel suo complesso. Credo fermamente che l’empowerment femminile non sia solo una questione di equità, ma anche un fattore di sviluppo economico e sociale. Investire sulle donne significa investire nella crescita di un Paese».

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