Intelligenza artificiale, giustizia ed economia: la sfida di coniugare innovazione e garanzie costituzionali

Il presidente del Tribunale di Catania, Mariano Sciacca, ha presentato a Unict il volume “Giustizia e High Risk AI System”, indicando una terza via tra progresso tecnologico e principi costituzionali

Alfio Russo

Saper governare l’intelligenza artificiale senza compromettere i diritti dei cittadini, la responsabilità dei professionisti e la centralità della persone. Ma anche trasformare le innovazioni tecnologiche in opportunità concrete per la giustizia, la formazione e lo sviluppo economico.

Sono state queste le questioni al centro dell’incontro Conoscenza e cambiamento – Diritto, intelligenza artificiale, economia e nuove opportunità, che venerdì 16 ottobre si è svolto nell’auditorium “Giancarlo De Carlo” del Monastero dei Benedettini, promosso dall’Università di Catania insieme alla Fondazione Siciliae Studium Generale 1434.

Ad aprire i lavori - in un’aula affollata di studenti, docenti e esperti del mondo tecnologico e giuridico - sono stati il rettore dell’Università di Catania, Enrico Foti, e il vicepresidente della Fondazione, Francesco Tornatore. L’introduzione e la moderazione del dibattito sono state affidate a Giusella Finocchiaro, professoressa ordinaria di Diritto privato all’Università di Bologna e tra i massimi esperti di diritto delle nuove tecnologie.

I relatori e il pubblico presente

I relatori e il pubblico presente in auditorium

Il presidente del Tribunale di Catania, Mariano Sciacca, ha presentato il volume Giustizia e High Risk AI System, dedicato all’impatto dei sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio sul sistema giudiziario e alla necessità di conciliare innovazione, riserva di giurisdizione e responsabilità decisionale del magistrato. 

A seguire, Alessandro Profumo, manager di lungo corso ed ex amministratore delegato di UniCredit, ha tenuto la lectio magistralis dal titolo “Economia della conoscenza, opportunità e cambiamenti necessari” (vai all’articolo), affrontando le trasformazioni necessarie per tradurre l’innovazione e le nuove competenze in opportunità di sviluppo.

Il confronto ha intrecciato così prospettive giuridiche, tecnologiche ed economiche, mettendo al centro il ruolo delle istituzioni, dell’università e delle imprese nell’accompagnare una trasformazione che riguarda non soltanto gli strumenti, ma anche le responsabilità e i modelli con cui si costruisce il futuro.

Mariano Sciacca: «Serve una terza via tra innovazione e principi costituzionali»

L’intelligenza artificiale sta trasformando anche il mondo della giustizia, aprendo nuove possibilità per rendere più efficienti le procedure e supportare il lavoro dei magistrati. Ma quando gli algoritmi entrano nei processi decisionali, la sfida diventa soprattutto giuridica e costituzionale ed è proprio su come sfruttare le potenzialità dell’innovazione senza compromettere i diritti dei cittadini, l’autonomia del giudice e la responsabilità dei professionisti si è soffermato il presidente del Tribunale di Catania, Mariano Sciacca.

Una consapevolezza che ha spinto Mariano Sciacca a sviluppare la riflessione contenuta nel suo volume, dedicato all’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio nel settore della giustizia e al delicato equilibrio tra innovazione, garanzie costituzionali e responsabilità decisionale.

«L’intelligenza artificiale è una tecnologia dalle grandissime potenzialità positive: può ottimizzare i processi e rendere più efficienti e veloci numerose operazioni. Anche nel settore della giustizia può agevolare il versante amministrativo e il lavoro dei magistrati, così come già accade per gli avvocati. Esistono, tuttavia, rischi che devono essere tenuti ben presenti, per evitare che si produca un effetto di sostituzione dell’essere umano con la tecnologia», ha detto in apertura di intervento.

Da sinistra Giusella Finocchiaro, Alessandro Profumo, Enrico Foti, Mariano Sciacca e Francesco Tornatore

Da sinistra Giusella Finocchiaro, Alessandro Profumo, Enrico Foti, Mariano Sciacca e Francesco Tornatore

Nel libro, il presidente del Tribunale di Catania propone una terza via, capace di conciliare l’innovazione tecnologica con i principi costituzionali. Una prospettiva che nasce anche dall’esperienza concreta maturata sul campo, attraverso la sperimentazione di strumenti di intelligenza artificiale applicati agli atti giudiziari.

«A Catania stiamo elaborando il primo agente di analisi processuale in Italia, un progetto utilizzato dal Ministero della Giustizia – ha detto -. Proprio attraverso la sperimentazione sugli atti giudiziari stiamo verificando quali siano i pericoli e le criticità di questi strumenti». 

«Un’attività nella quale - ha sottolineato Sciacca -, è prezioso il contributo dell’Università di Catania, anche grazie alle competenze del professor Sebastiano Battiato. Un’esperienza che colloca Catania in una posizione di avanguardia nel panorama nazionale, nel momento in cui l’intelligenza artificiale assume un peso crescente nei processi organizzativi e decisionali della giustizia». 

L’obiettivo non è rinunciare all’innovazione, ma imparare a governarla. In questa direzione si colloca la riflessione sul cosiddetto «giudice aumentato». «Il magistrato deve essere capace di utilizzare gli strumenti di intelligenza artificiale in modo intelligente e responsabile, attraverso metodi, linguaggi e istruzioni adeguati, mantenendo il controllo sulle decisioni e la piena consapevolezza dei possibili condizionamenti», ha sottolineato.

Un passaggio fondamentale riguarda il quadro normativo. «L’AI Act europeo rappresenta - secondo Sciacca -, un progresso importante nella regolamentazione dell’intelligenza artificiale, ma non costituisce da solo una garanzia sufficiente per la tutela dei diritti dei cittadini».

«Il regolamento europeo – ha aggiunto - è certamente un passaggio normativo fondamentale, ma da solo non basta. Servono formazione, decreti attuativi e una serie di ulteriori provvedimenti che consentano di renderlo pienamente operativo».

«La centralità della persona, riconosciuta dal quadro europeo, deve tradursi in una pratica quotidiana negli uffici pubblici, nei tribunali e nelle università – ha sottolineato -. È necessario che le regole siano accompagnate da competenze adeguate, strumenti di verifica e una costante attenzione alle conseguenze dell’impiego degli algoritmi, soprattutto nei contesti in cui sono in gioco diritti e libertà fondamentali».

Mariano Sciacca

Mariano Sciacca

Tra le questioni affrontate figurano anche la trasparenza degli algoritmi, i possibili pregiudizi presenti nei dati utilizzati dai sistemi, l’impiego dell’intelligenza artificiale generativa come supporto all’attività giudiziaria e la necessità di preservare il ruolo e la responsabilità del magistrato e del professionista del diritto. A questi temi si aggiunge la dimensione costituzionale della «sovranità», con la necessità di comprendere come governare le sfide poste dall’intreccio tra organismi nazionali e sovranazionali.

«Questa trasformazione investe direttamente anche la formazione delle nuove generazioni – ha osservato il presidente del Tribunale di Catania -. I giovani giuristi non possono più limitarsi alla conoscenza del diritto, ma devono acquisire competenze trasversali, comprendendo il funzionamento degli strumenti tecnologici e le loro implicazioni organizzative e umane».

«I giovani giuristi non possono più pensare di essere soltanto giuristi e conoscitori del diritto – ha aggiunto -. Serve una figura professionale aumentata, poliedrica, che conosca anche l’informatica, l’organizzazione e la psicologia, e sappia comprendere il funzionamento di questi strumenti, individuando i rischi di condizionamento e di sostituzione dell’essere umano».

In questo percorso si inserisce il protocollo d’intesa siglato nel luglio 2026 tra l’Università di Catania e il Tribunale di Catania, nell’ambito del piano strategico Catania 2030. Costruire fiducia, generare sviluppo.

L’accordo prevede cinque direttrici: innovazione tecnologica e organizzativa con la revisione dei flussi di lavoro e la sperimentazione dell’IA; formazione su cybersecurity, informatica forense, protezione dei dati e organizzazione; ricerca applicata attraverso studi, pubblicazioni, dottorati in co-tutela e bandi nazionali ed europei.

E, inoltre, tirocini negli uffici giudiziari per studenti di Giurisprudenza, Ingegneria, Informatica e Scienze politiche e sociali; coordinamento tramite un comitato paritetico incaricato di definire le priorità e monitorare le attività. La collaborazione valorizza competenze giuridiche, gestionali e tecnologiche, collegando la ricerca universitaria alle esigenze concrete della giustizia.

In chiusura di intervento Mariano Sciacca ha richiamato il ruolo della Fondazione dell'Università di Catania: «Un contenitore metodologicamente eccellente per la capacità di mettere in relazione il mondo accademico e quello delle imprese, valorizzando le competenze presenti sul territorio e favorendo nuove opportunità di sviluppo».

Pubblico

Il pubblico presente nell'auditorium del Monastero dei Benedettini

Enrico Foti: «L’intelligenza artificiale è una sfida culturale e valoriale»

Il rettore Enrico Foti, aprendo i lavori della conferenza, ha richiamato la necessità di accompagnare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale con una riflessione sui cambiamenti culturali, sociali ed etici che questa tecnologia porta con sé. «Non si tratta soltanto di innovazione – ha precisato -, ma della capacità di ripensare conoscenze, comportamenti e responsabilità alla luce di possibilità inedite».

«Le grandi trasformazioni non sono soltanto tecnologiche, ma anche culturali e valoriali. La tecnologia apre nuove strade, ma è il cambiamento di prospettiva a trasformare una possibilità in una rivoluzione – ha detto -. È ciò che sta accadendo oggi con l’intelligenza artificiale generativa, capace di produrre testi, immagini, soluzioni e contenuti in forme nuove, modificando profondamente il rapporto tra l’essere umano, la tecnologia e la produzione di conoscenza».

«Queste innovazioni possono imporsi rapidamente, senza necessariamente lasciarci il tempo di prepararci al cambiamento – ha aggiunto -. Per questo siamo chiamati a ripensare le nostre convinzioni e ad adattare il nostro modo di agire, distinguendo la capacità di generare informazioni dalla conoscenza vera e propria. Quest’ultima non coincide con l’elaborazione dei dati, ma richiede comprensione, interpretazione, spirito critico, capacità di attribuire significato alle informazioni e responsabilità nelle scelte».

«Di fronte a questa trasformazione emergono due questioni fondamentali – ha evidenziato il rettore Enrico Foti -. La prima riguarda l’allineamento dell’intelligenza artificiale ai nostri valori: dobbiamo garantire che questi sistemi siano sviluppati e utilizzati nel rispetto della dignità della persona, della libertà, dell’equità e della tutela dei diritti. La seconda riguarda il controllo: dobbiamo poter comprendere, verificare e governare il comportamento dei sistemi, soprattutto quando vengono impiegati in ambiti delicati come la sanità, la giustizia, l’economia e la gestione dei servizi essenziali».

«Non basta che una tecnologia sia in grado di fare qualcosa, dobbiamo chiederci se sia giusto farlo, a quali condizioni e sotto quale responsabilità – ha aggiunto in chiusura di intervento il rettore Foti -. È questa la questione centrale che accompagna lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e che richiede un confronto tra competenze scientifiche, giuridiche e umanistiche. Il cambiamento che stiamo vivendo non può essere considerato soltanto una rivoluzione tecnologica: è anche, e soprattutto, una sfida culturale, giuridica, economica e valoriale».

Un momento dell'intervento del rettore Enrico Foti

Un momento dell'intervento del rettore Enrico Foti

Regole, formazione e dialogo tra università e imprese

Nel corso dell’incontro, Giusella Finocchiaro, professoressa ordinaria di Diritto privato all’Università di Bologna ed esperta di diritto delle nuove tecnologie, ha richiamato «l’urgenza di costruire un quadro normativo capace di accompagnare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e rispondere alle preoccupazioni della società».

«È innegabile che l’intelligenza artificiale faccia paura, ed è per questo che occorrono le regole. La vera sfida di oggi è proprio questa, anche se il quadro normativo è già molto articolato», ha osservato, ricordando l’AI Act dell’Unione europea e gli interventi di diversi organismi, tra cui il Consiglio superiore della magistratura. 

«Il problema - ha spiegato -, non è soltanto la presenza di norme nuove e preesistenti sulla responsabilità per i danni provocati dall’IA, ma anche il coordinamento tra i diversi organismi nazionali e internazionali. Una frammentazione che genera incertezza e rende necessario un sistema più stabile e coerente. Una sfida che coinvolge direttamente anche il mondo accademico, chiamato a svolgere un ruolo centrale nella formazione e nell'educazione a un uso consapevole delle nuove tecnologie».

Il vicepresidente della Fondazione Siciliae Studium Generale 1434, Francesco Tornatore, ha invece posto l’accento sul «valore del dialogo tra università e imprese come leva per lo sviluppo socioeconomico del territorio e per la creazione di nuove opportunità occupazionali per i giovani».

«La Fondazione - ha sottolineato -, rappresenta un ponte tra il mondo accademico e quello produttivo, capace di mettere a sistema le eccellenze presenti e trasformarle in occasioni di crescita. Un obiettivo particolarmente significativo in una fase in cui l’intelligenza artificiale è entrata sempre più profondamente nella vita quotidiana e sta modificando competenze, professioni e modelli economici». 

Giusella Finocchiaro

In foto Giusella Finocchiaro

Video di Dario Grasso e Giorgio Raito

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