Dall’AI all’evoluzione delle competenze fino al ruolo strategico dell’università: sono i temi della lectio del top manager Alessandro Profumo intervenuto a Unict per un confronto sulle trasformazioni dell’economia e sulle nuove opportunità per i territori
L’intelligenza artificiale sta trasformando le imprese e i mercati, la conoscenza è diventata una risorsa strategica e la formazione non può più fermarsi al conseguimento di una laurea.
In un’economia in cui il valore dipende sempre più dai dati, dalla ricerca e dalle competenze, la sfida è imparare a governare il cambiamento e trasformarlo in opportunità di sviluppo.
È da questa prospettiva che Alessandro Profumo, manager di lungo corso e figura di spicco del panorama finanziario e industriale italiano ed europeo, già amministratore delegato di UniCredit, ha sviluppato la propria riflessione all’Università di Catania, dove è intervenuto con la lectio magistralis dal titolo "Economia della conoscenza, opportunità e cambiamenti necessari".
L’iniziativa – dal titolo "Conoscenza e cambiamento - Diritto, intelligenza artificiale, economia e nuove opportunità" - è stata promossa dall’Università di Catania insieme con la Fondazione Siciliae Studium Generale 1434 e ha messo al centro l’intersezione tra le sfide giuridiche dell’era digitale, le trasformazioni tecnologiche e le dinamiche dell’economia globale.
I lavori – nell’Auditorium del Monastero dei Benedettini – sono stati aperti dal rettore Enrico Foti e dal vicepresidente della FondazioneFrancesco Tornatore. L’introduzione e la moderazione del dibattito sono state affidate a Giusella Finocchiaro, professoressa ordinaria di Diritto privato all’Università di Bologna ed esperta di diritto delle nuove tecnologie.
Nel corso dell’incontro, il presidente del Tribunale di Catania Mariano Sciacca ha, inoltre, presentato “Giustizia e High Risk AI System”, sua recente opera monografica dedicata all’impatto dei sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio sul sistema giudiziario (vai all’articolo).
In apertura Alessandro Profumo ha sottolineato che “tornare in Sicilia, nella terra in cui sono cresciuto, rappresenta anche un’occasione per condividere esperienze e riflessioni maturate durante una lunga carriera professionale”.
Giusella Finocchiaro e Alessandro Profumo
Alessandro Profumo, nel corso della lectio magistralis, con un approccio concreto, ha allargato lo sguardo oltre le singole applicazioni dell’intelligenza artificiale, concentrandosi su una trasformazione più profonda: il passaggio da un’economia fondata prevalentemente sui beni materiali a un sistema in cui conoscenza, informazioni e capacità di innovazione determinano quote crescenti del valore. Tra i temi approfonditi il valore crescente della conoscenza, le nuove competenze richieste dal mercato e le sfide che attendono imprese e università.
L’intelligenza artificiale e il passaggio all’economia immateriale
Per comprendere la portata del cambiamento, occorre partire dall’evoluzione dell’economia. Quando ho iniziato a lavorare nel settore bancario, molti clienti erano imprese industriali con stabilimenti, impianti e beni materiali. La valutazione del credito si basava soprattutto sulla solidità delle strutture produttive e delle risorse fisiche.
Oggi lo scenario è profondamente mutato: una quota crescente del valore economico dipende da elementi immateriali, come proprietà intellettuale, design, ricerca e sviluppo, marchio e capacità di elaborare informazioni.
Il vantaggio competitivo deriva sempre più dalla creazione e dall’utilizzo di informazioni e competenze, oltre che dalla produzione materiale. Lo dimostrano gli smartphone, il cui valore non coincide con quello dei componenti fisici, ma risiede anche nella progettazione, nel software e nelle conoscenze scientifiche e tecnologiche. La produzione è solo una parte di una catena del valore più articolata, in cui il sapere assume un peso crescente.
Accanto alle competenze scientifiche e tecnologiche, conta il sapere organizzativo: ripensare i processi, coordinare le persone e gestire efficacemente le risorse permette alle imprese di innovare e generare valore.
In questo quadro si inserisce l’intelligenza artificiale, che amplia le possibilità di elaborare informazioni e supportare le decisioni. La sfida non è stabilire se la trasformazione avverrà, ma come governarla, formulando le domande giuste e definendo obiettivi consapevoli.
La tecnologia non è un fine in sé: occorre valutarne potenzialità e limiti, mantenendo al centro la responsabilità delle persone. Cambiano anche i processi organizzativi e le professionalità richieste, rendendo indispensabili capacità di apprendimento e adattamento.
A differenza dei beni materiali, la conoscenza può essere condivisa e riutilizzata senza consumarsi, alimentando nuove idee e processi di innovazione. Per questo, la competizione tra modelli economici, in particolare quello statunitense e quello cinese, riguarda anche l’accesso al sapere, la proprietà intellettuale e il controllo delle infrastrutture digitali.
Centrale è infine il valore dei dati. Attraverso dispositivi, piattaforme e servizi online produciamo informazioni e metadati che possono rivelare molto sulle nostre attività. Raccoglierli e interpretarli costituisce una risorsa strategica, ma solleva interrogativi sulla consapevolezza degli utenti, sul controllo delle informazioni e sulla distribuzione del valore generato.
Il pubblico presente nell'auditorium del Monastero dei Benedettini
Imprese e università: anticipare le competenze del futuro
La trasformazione tecnologica impone di ripensare il rapporto tra imprese e sistema formativo. Se cambiano professioni e processi produttivi, devono evolvere anche le modalità con cui si preparano i professionisti del futuro.
Le imprese non possono limitarsi a lamentare la distanza tra università e mercato, ma devono contribuire attivamente a individuare le competenze necessarie non solo nell’immediato, ma anche nei prossimi cinque o dieci anni.
La collaborazione con gli atenei deve tradursi in un confronto concreto e continuativo: le aziende possono indicare i fabbisogni emergenti, mentre le università, attraverso didattica e ricerca, sviluppano le conoscenze necessarie. L’obiettivo non è subordinare la formazione alle esigenze contingenti del mercato, ma anticipare il cambiamento e offrire ai giovani strumenti adeguati.
Le competenze richieste oggi potrebbero non bastare domani. Per questo le imprese devono guardare avanti e contribuire a preparare le nuove generazioni, investendo nella crescita dei lavoratori anche dopo l’assunzione.
L’apprendimento continuo, o lifelong learning, è ormai una necessità per l’intero sistema economico. L’evoluzione tecnologica richiede aggiornamenti costanti, non solo nelle competenze digitali, ma anche in quelle organizzative, comunicative e relazionali.
L’intelligenza artificiale può modificare mansioni e ruoli, rendendo necessari percorsi di riqualificazione e nuove occasioni di apprendimento. Non basta introdurre tecnologie: bisogna permettere alle persone di restare protagoniste del cambiamento.
Occorre quindi ripensare la formazione universitaria e aziendale, riconoscendo nell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita professionale una risorsa fondamentale per affrontare un’economia in continua evoluzione.

Alessandro Profumo e Enrico Foti
L’università al centro dell’economia della conoscenza
Nell’economia della conoscenza, l’università svolge un ruolo strategico per lo sviluppo economico e sociale.
Il sapere trasforma i modelli produttivi, genera innovazione e apre nuove prospettive oltre i limiti dell’economia tradizionalmente legata ai beni materiali. Il valore dipende sempre più dalla capacità di elaborare idee, sviluppare soluzioni e applicare le conoscenze a nuovi contesti. Attraverso ricerca, formazione e confronto tra discipline, l’università genera sapere e prepara le persone a trasformarlo in innovazione.
Il suo contributo va oltre la formazione dei laureati: consiste anche nel favorire un ecosistema in cui ricerca scientifica, imprese, istituzioni e territori possano collaborare e tradurre le competenze in opportunità concrete.
Per esprimere pienamente questo potenziale, la conoscenza deve circolare e trovare applicazione. Il dialogo tra università e imprese favorisce il trasferimento tecnologico, la nascita di nuove iniziative imprenditoriali e la competitività dei territori, aiutando al contempo gli atenei a comprendere le trasformazioni in corso senza rinunciare all’autonomia scientifica e alla propria funzione critica.
Lo sviluppo dipende inoltre dalla capacità dei territori di trattenere e valorizzare i talenti. Formare professionisti qualificati, creare opportunità di ricerca e offrire contesti in cui mettere a frutto le competenze significa sostenere le comunità e costruire prospettive per le nuove generazioni.
Università e imprese sono dunque chiamate a condividere una responsabilità verso il futuro, costruendo un ecosistema in cui formazione, ricerca, innovazione e produzione interagiscano per trasformare il sapere in crescita.
In foto da sinistra Giuseppe Finocchiaro, Alessandro Profumo, Enrico Foti, Mariano Sciacca e Francesco Tornatore
La sfida è trasformare il sapere in opportunità
La crescita economica e sociale dipende sempre più dalla capacità di produrre, condividere e utilizzare conoscenza.
La tecnologia può accelerare questa trasformazione, ma non è sufficiente adottare strumenti innovativi per diventare più competitivi. Occorre investire nelle persone, sviluppare competenze adeguate, comprendere il valore dei dati e costruire organizzazioni capaci di apprendere. Allo stesso modo, non basta che le università formino professionisti preparati: è necessario che il mondo produttivo partecipi attivamente alla definizione delle competenze future e investa nella loro continua evoluzione.
In questo scenario, l’università assume una responsabilità che va oltre la formazione accademica. Attraverso la ricerca, la produzione del sapere e il dialogo con le imprese, può contribuire a trasformare l’innovazione in crescita e a offrire ai territori nuove opportunità di sviluppo.
È qui che si gioca la sfida: non ci si deve limitare ad accompagnare il cambiamento, ma occorre imparare a governarlo, mettendo in relazione tecnologia, competenze e conoscenza. Perché, in un’economia nella quale il valore è sempre meno legato alla materialità dei prodotti e sempre più alla capacità di generare idee e informazioni, la risorsa decisiva resta quella che permette di immaginare, progettare e costruire il futuro.

In foto da sinistra Alessandro Profumo, Enrico Foti, Giusella Finocchiaro, Mariano Sciacca e Francesco Tornatore
Video di Dario Grasso e Giorgio Raito