“La mafia esiste e solo parlandone la si può contrastare”

L’intervento di Roberto Cellini sul ruolo della consapevolezza: educazione, capitale umano e cittadinanza attiva come strumenti per contrastare il fenomeno mafioso. Al seminario “Mafia ieri e oggi” sono intervenuti anche Mirko Viola e Antonio Fisichella

«Vale la pena parlare di mafie oggi, nel 2026, a studenti e giovani cittadini? La risposta è sì: la mafia esiste, e solo parlandone la si può contrastare. La consapevolezza dei giovani è particolarmente importante». Roberto Cellini, direttore del Dipartimento di Economia e Impresa dell’Università di Catania, ha aperto con queste parole il secondo incontro dal titolo “Mafia ieri e oggi” nell’ambito del ciclo Dall'analisi del fenomeno mafioso alla cittadinanza attiva dei seminari di ateneo “Territorio, ambiente e mafie - In memoria di Giambattista Scidà", coordinato dalla prof.ssa Rossana Barcellona.

Nella sua riflessione sul fenomeno mafioso dal punto di vista economico e sociale, nel corso dell’incontro al Monastero dei Benedettini, il prof. Roberto Cellini ha sottolineato come «la mafia non sia soltanto un fenomeno criminale, ma una cultura e un sistema di potere», il cui obiettivo rimane nel tempo «l’arricchimento di pochi e il controllo delle dinamiche sociali». 

Pur cambiando nel tempo il proprio modus operandi, ha spiegato il direttore del Dei, «le organizzazioni mafiose mantengono alcune caratteristiche strutturali: il controllo del territorio, la costruzione di una “giurisdizione parallela” che si sostituisce allo Stato, il ricorso alla violenza, che può essere anche solo potenziale, e l’omertà, che crea una netta separazione tra chi appartiene al sistema e il resto della società». 

Accanto a questi elementi, ha evidenziato Cellini, «le mafie cercano anche consenso sociale, spesso attraverso favori e forme di protezione informale, mentre oggi tendono a infiltrarsi sempre più nelle reti economiche e amministrative, muovendosi in quella zona grigia tra ciò che è lecito e ciò che è illecito». 

Un momento dell'intervento del prof. Roberto Cellini

Un momento dell'intervento del prof. Roberto Cellini

Una parte centrale dell’intervento del docente è stata dedicata al rapporto tra mafia, cultura della legalità e formazione. «La mafia prospera nel silenzio, nell’ignoranza e nella paura», ha spiegato, mentre «legalità non significa soltanto obbedire alle regole, ma prima di tutto sviluppare consapevolezza». Educare alla legalità significa quindi «conoscere i propri diritti e doveri, analizzare con spirito critico le situazioni e rifiutare la logica del favore al posto del diritto». 

In questa prospettiva ha sottolineato «l’importanza del ruolo dei giovani che possono diventare cittadini attivi e consapevoli anche attraverso strumenti di formazione come progetti scolastici e universitari, incontri con testimoni della lotta alle mafie e percorsi di conoscenza dei luoghi simbolo dell’antimafia». 

In chiusura di intervento il prof. Roberto Cellini si è soffermato sul legame tra fenomeno mafioso e povertà educativa, definita come «la privazione della possibilità di apprendere, sviluppare capacità e far fiorire talenti e aspirazioni». «Povertà educativa e povertà economica tendono ad alimentarsi reciprocamente, riducendo il capitale umano e rendendo i territori più vulnerabili alla presenza mafiosa», ha aggiunto. 

E a questo proposito ha evidenziato che «le mafie non sono invincibili, ma per contrastarle servono cittadini consapevoli e istituzioni impegnate: la legalità non è solo una nozione, è una scelta quotidiana».

Studenti, docenti e cittadini presenti all'incontro

Studenti, docenti e cittadini presenti all'incontro

A seguire sono intervenuti il segretario di CittàInsieme, Mirko Viola, e il componente del Comitato contro la dispersione scolastica e la dispersione minorile, Antonino Fisichella.

Mirko Viola ha spostato l’attenzione su Nitto Santapaola, il boss nato e cresciuto nel quartiere di San Cristoforo scomparso nei giorni scorsi.

«Nitto Santapaola era uno dei boss più sanguinari di Cosa Nostra coinvolto nella maggior parte delle stragi tra cui quella D’Amelio – ha detto il segretario di CittàInsieme -. Se n’è andato portando con sé tanti segreti mai rivelati e grazie ai quali, probabilmente, avremmo potuto ricostruire una parte significativa della storia di questo paese, purtroppo costruita su molte verità nascoste». 

«Era un ragazzo del quartiere popolare San Cristoforo che ha abbandonato prematuramente il suo percorso scolastico per dedicarsi alle rapine e al malaffare - ha spiegato -. Questa correlazione tra dispersione scolastica e devianza minorile è molto stretta. Uno dei primi a combatterla è stato Giambattista Scidà, presidente del Tribunale dei minori, a cui sono stati intitolati questi seminari, e che ha intrapreso a Catania una lunga battaglia contro la dispersione scolastica, cercando di accendere l’attenzione soprattutto dell’opinione pubblica oltre che delle istituzioni, verso questo fenomeno che purtroppo continua ad attanagliare la nostra città».

Il segretario di CittàInsieme ha proseguito citando Michel Foucault, durante una lezione al Collegio di Francia nel 1979: «Gli storici sono ormai certi che a ritenere il balzo in avanti dell'economia occidentale giapponese a partire dagli anni 30, è stato dovuto non tanto all’accumulazione di terra, lavoro e capitale, ma agli investimenti che le politiche economiche, sociali, culturali e educativi di questi paesi hanno sostenuto per sviluppare il capitale umano. Un’importante correlazione che noi tendiamo ad ignorare».

Mirko Viola e Antonio Fisichella

In foto da sinistra Mirko Viola e Antonio Fisichella

Nel corso dell’incontro è intervenuto anche Antonino Fisichella, componente del Comitato contro la dispersione scolastica e la dispersione minorile e tra gli organizzatori del ciclo di seminari. Fisichella nel suo intervento ha evidenziato «che la mafia tende a radicarsi in situazioni di sottosviluppo economico e sociale mettendo in risalto dei dati che risultino essere un campanello d’allarme per le regioni del mezzogiorno».

«Solo il 7% dei nostri bambini frequenta l’asilo nido, contro il 40% di Firenze, il 10% completa le scuole medie e superiori, percentuali che poi si riflettono sul tasso di diploma e laurea che sono tra i più bassi d’Italia», ha detto in chiusura di intervento prima di lasciare la parola al magistrato e procuratore aggiunto del Tribunale di Catania, Sebastiano Ardita.

Proprio Sebastiano Ardita (leggi l’articolo di approfondimento), nel suo ampio intervento, si è soffermato sul fenomeno mafioso e sulle sue radici, sul boss Nitto Santapaola e anche sulle azioni dello Stato e sui rapporti tra la criminalità e il sistema politico-istituzionale. 

Ardita ha evidenziato che «per contrastare la mafia non basta la sola repressione, ma servono consapevolezza collettiva, opportunità sociali e soprattutto cultura perché solo attraverso la conoscenza, il rispetto delle regole e una maggiore attenzione ai bisogni della società è possibile ridurre lo spazio in cui il fenomeno mafioso continua ad attecchire».

Dal seminario è emerso che solo investendo sui giovani e offrendo loro alternative concrete sarà possibile spezzare il ciclo che alimenta il ricambio generazionale delle organizzazioni mafiose così come aveva più volte ricordato Giovanni Falcone: «La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine».

In foto da sinistra Antonio Fisichella, Roberto Cellini, Sebastiano Ardita e Mirko Viola

In foto da sinistra Antonio Fisichella, Roberto Cellini, Sebastiano Ardita e Mirko Viola

Hanno collaborato Ivana Latora, Matteo Leone, Ania Messina, Sofia Moschetto, Isabella Raffone, Nadia Ruffino 

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