La scienza si mette in mostra

Dalle collezioni del Muzoo all’Orto Botanico, dai laboratori del MuRa ai semi della Banca del Germoplasma: alla Sharper Night 2026 l’Università di Catania ha aperto alla città i suoi luoghi della conoscenza

Alfio Russo
Visitatori al Muzoo
Visitatori al Muzoo
Visitatori al Museo dei Saperi e delle Mirabilia siciliane
Visitatori al Museo dei Saperi e delle Mirabilia siciliane
Visitatori al Museo della Rappresentazione
Attività al Museo della Rappresentazione
Attività al Museo della Rappresentazione
Attività al Museo della Rappresentazione
Attività al Museo della Rappresentazione
Attività al Museo della Rappresentazione
Attività al Museo della Rappresentazione
Attività al Museo della Rappresentazione
Visitatori all'Orto Botanico
Visitatori all'Orto Botanico
Visitatori all'Orto Botanico
Libri antichi conservati all'Orto Botanico
Banca del germoplasma
Microscopi nella sede della Banca del Germoplasma
Presentazione delle attività sulla conservazione dei semi
Presentazione delle attività sulla conservazione dei semi

Una tigre, un leone, un elefante africano. Ma anche antichi strumenti scientifici, piante rare, semi da conservare, modelli architettonici, giochi creativi e laboratori in cui sono stati gli studenti a trasformarsi in piccoli ricercatori. 

A Sharper Night 2026 – La Notte europea dei ricercatori, la scienza dell’Università di Catania è uscita dalle aule e dai laboratori per incontrare direttamente la città, aprendo le porte di musei, collezioni e luoghi della ricerca.

È stato un viaggio attraverso forme diverse della conoscenza, dalla biodiversità alla storia della scienza, dall’architettura alla botanica, fino alla tutela del patrimonio naturale. Un percorso pensato per avvicinare pubblici diversi al patrimonio dell’Ateneo e mostrare come un museo universitario possa essere molto più di un luogo dove conservare oggetti: può diventare uno spazio in cui osservare, sperimentare, fare domande e scoprire.

Famiglie, bambini, studenti, insegnanti e cittadini hanno così attraversato alcuni dei luoghi più significativi del Sistema Museale di Ateneo, presieduto dalla prof.ssa Federica Santagati, incontrando collezioni scientifiche e attività didattiche che hanno trasformato la Sharper Night in una vera esperienza di conoscenza condivisa.

Un visitatore al Museo della Rappresentazione

Un visitatore al Museo della Rappresentazione

Muzoo, viaggio nella natura selvaggia

Tra le tappe più spettacolari della serata c’è stato il Muzoo – Museo di Zoologia e Casa delle farfalle, diretto dal prof. Giorgio Sabella e coordinato per le attività didattiche e divulgative da Fabio Massimo Viglianisi. Un museo che conserva una parte importante della storia della zoologia siciliana e che, attraverso i suoi esemplari, permette di compiere un viaggio attraverso la biodiversità del pianeta.

A catturare immediatamente lo sguardo sono stati i grandi mammiferi: l’elefante africano, la tigre, il leone, la zebra e l’orso polare. Attorno a loro, un patrimonio scientifico costruito nel corso di oltre un secolo e mezzo: collezioni ornitologiche, entomologiche, invertebrati, scheletri e reperti che raccontano l’evoluzione della vita sulla Terra.

Particolarmente preziosa è la collezione Auteri, con i suoi numerosi uccelli esotici e una delle più importanti raccolte italiane di colibrì. Le collezioni entomologiche comprendono inoltre migliaia di esemplari, mentre il percorso espositivo consente di passare dalla biodiversità contemporanea alla storia evolutiva dell’uomo attraverso reperti e ricostruzioni paleoantropologiche.

Durante la Sharper Night, questi materiali sono diventati strumenti per raccontare non soltanto gli animali, ma anche la necessità di conoscere e proteggere gli ecosistemi. La visita al museo si è trasformata così in una lezione di biodiversità fatta di immagini, forme e storie.

Visitatori al Muzoo

Visitatori al Muzoo

I Saperi e le Mirabilia, con il piccolo elefante al centro

Nel cuore del Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane, diretto dalla professoressa Germana Barone, la storia dell’Università di Catania incontra quella della scienza, della natura e della cultura siciliana. Durante la Sharper Night sono stati oltre 2 mila i visitatori che hanno attraversato gli spazi del museo, alla scoperta di collezioni e reperti che raccontano secoli di ricerca e di conoscenza.

A catturare immediatamente l'attenzione, però, è stato soprattutto lui: lo scheletro dell’elefante nano siciliano, il Palaeoloxodon falconeri, uno dei pezzi più rappresentativi e attrattivi dell’intero percorso. Proveniente dalla Grotta di Spinagallo, nel Siracusano, l’esemplare appartiene a una specie vissuta in Sicilia e a Malta centinaia di migliaia di anni fa e arrivata a raggiungere appena un metro di altezza. È proprio questa straordinaria storia evolutiva, legata al fenomeno del nanismo insulare, a rendere il piccolo pachiderma uno dei reperti più curiosi delle collezioni dell’Ateneo.

Esposto al centro del museo, lo scheletro è anche un ponte ideale tra scienza e identità cittadina: un reperto paleontologico diventato nel tempo uno dei simboli del patrimonio culturale dell’Università e di Catania. 

Il suo nome scientifico è diverso da quello del celebre “liotru” di piazza Duomo, ma entrambi raccontano, attraverso due epoche lontanissime, il profondo legame della città con la figura dell’elefante.

Intorno al piccolo elefante si sviluppa un vero e proprio gabinetto delle meraviglie della ricerca: antichi strumenti di fisica e di misurazione, collezioni naturalistiche, reperti, documenti e testimonianze provenienti dai diversi ambiti scientifici e culturali dell’Ateneo. 

Un patrimonio che permette di seguire l’evoluzione della conoscenza e di scoprire come la ricerca universitaria siciliana abbia contribuito, nel tempo, alla costruzione del sapere scientifico.

Durante la Sharper Night, il museo ha così offerto ai visitatori un percorso nel quale ogni reperto diventava una storia da raccontare. E lo scheletro dell’elefante nano, con la sua presenza immediatamente riconoscibile, è diventato il punto di partenza più efficace per accompagnare grandi e piccoli dentro quella storia: dalla Sicilia preistorica alla ricerca contemporanea, attraverso le collezioni che l’Università custodisce e continua a valorizzare.

Visitatori al Museo dei Saperi e delle Mirabilia siciliane

Visitatori al Museo dei Saperi e delle Mirabilia siciliane

Al Museo della Rappresentazione la creatività diventa laboratorio

La Villa Zingali Tetto, sede del Museo della Rappresentazione diretto dalla professoressa Mariateresa Galizia, ha trasformato la Sharper Night in uno spazio dedicato alla creatività, all’architettura e alla sperimentazione. Il percorso, curato nell’ambito delle attività del museo e dei suoi laboratori, ha coinvolto bambini e ragazzi attraverso attività nelle quali osservazione, disegno, spazio e progettazione sono diventati strumenti per imparare.

In particolar modo hanno affascinato i piccoli visitatori i laboratori di Strumenti per il progetto (diretto dalla responsabile Simona Calvagna) e il laboratorio di Rilievo rappresentazione e ricostruzione 3D (diretto dalla responsabile Cettina Santagati che si occupa anche della comunicazione del MuRa), dove hanno esplorato in realtà virtuale alcuni progetti di valorizzazione del patrimonio culturale.

Il Liceo Scientifico Statale “Enrico Boggio Lera” di Catania ha partecipato con le classi 4°C (accompagnata dalla prof.ssa Giovanna Brambilla), 4DSA (prof.ssa Anna Lizzio), e 4ESA (prof.ssa Cristina Parisi). 

Gli studenti sono stati coinvolti nel laboratorio e percorso guidato Prigionieri delle Carceri d’Invenzione, un’esperienza costruita intorno alle atmosfere visive, alla prospettiva e alla rappresentazione della celebre raccolta di incisioni di G.B. Piranesi, una copia della quale è custodita ed esposta al MuRa.

La stessa attività ha coinvolto anche 25 studenti delle classi seconde e terze della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo Statale “Cavour”, nell’ambito del Progetto PON Scuola e Competenze – Modulo 10 “L’arte del futuro: percorso di Orientamento per Giovani Creativi”, accompagnati dalle professoresse Stefania Marletta e Chiara Cantone.

A completare il programma è stata la partecipazione della Canossian School, con gli alunni della classe quarta, accompagnati dai docenti Carmelo Aleo e Graziana Sturniolo, e della classe quinta, accompagnati da Rosy Plumari e Graziana Sturniolo. 

Per loro il laboratorio L’arte del Mastro Vetraio e dell’artigiano delle cementine è diventato un viaggio nella tradizione delle mattonelle decorate in stile Liberty e Déco. Matite, colori e cartoncini hanno permesso ai bambini di osservare e reinterpretare motivi geometrici e floreali, trasformando una tradizione artigianale in un’esperienza creativa.

È proprio questa la dimensione del MuRa: mettere insieme patrimonio, ricerca e sperimentazione, utilizzando il museo come luogo nel quale la conoscenza non viene soltanto osservata, ma costruita attraverso l’esperienza. Attività curate da uno staff di docenti composto da Mariateresa Galizia, Cettina Santagati, Simona Calvagna, Giulia Sanfilippo, Angela Moschella, Graziana D'Agostino e Luisa Sturiale.

Visitatori al MuRa

Piccoli visitatori al MuRa

Orto Botanico, la città entra nel verde

Dall’architettura alla natura il passo è breve. L’Orto Botanico dell’Università di Catania, diretto dal prof. Gianpiero Giusso del Galdo, ha rappresentato un altro punto di incontro tra ricerca, biodiversità e divulgazione.

Tra viali, collezioni e specie provenienti da differenti aree del mondo, l’Orto Botanico è uno dei luoghi nei quali la ricerca botanica dell’Ateneo diventa immediatamente visibile. Un patrimonio vivente che consente di osservare da vicino la varietà del mondo vegetale e, nello stesso tempo, di riflettere sui temi della conservazione della biodiversità, dell’adattamento delle piante e del rapporto tra ambiente e attività umane.

Sharper Night ha offerto così l’occasione per guardare all’Orto non soltanto come a uno spazio verde nel cuore della città, ma come a un vero laboratorio a cielo aperto: un luogo nel quale ricerca, didattica e conoscenza del patrimonio vegetale si incontrano.

Visitatori all'Orto Botanico

Visitatori all'Orto Botanico

Banca del Germoplasma, custodire oggi i semi del futuro

Dal mondo delle piante viventi a quello, più nascosto, dei semi. Alla Banca del Germoplasma, coordinata dalla professoressa Antonia Cristaudo, la ricerca si occupa di una delle sfide più delicate della conservazione della biodiversità: preservare il patrimonio genetico delle specie vegetali rare, endemiche e minacciate.

La visita ha permesso di entrare idealmente dietro le quinte di questo lavoro, seguendo le diverse fasi che portano dalla raccolta dei semi alla loro selezione, trattamento, caratterizzazione e conservazione. Un'attività scientifica che guarda soprattutto al futuro: conservare oggi il germoplasma significa infatti mantenere disponibile una risorsa biologica che potrà essere utilizzata anche dalle generazioni successive.

Particolarmente significativo è il lavoro sulle specie della flora siciliana e mediterranea, comprese quelle più rare e minacciate. I semi diventano così piccoli archivi della biodiversità: apparentemente fragili e invisibili, ma fondamentali per proteggere la varietà vegetale e contribuire, quando necessario, a interventi di recupero e riqualificazione ambientale.

Durante la Sharper Night la conservazione è diventata esperienza concreta. Tra laboratori e attività nelle serre, grandi e piccoli hanno potuto avvicinarsi al mondo della botanica e scoprire che anche un seme può contenere una storia e, soprattutto, una possibilità per il futuro.

Visitatori nel laboratorio

Visitatori nella sala microscopi della sede della Banca del Germoplasma

Rocce, cristalli e fossili: la Terra raccontata dai suoi reperti

Il viaggio nella conoscenza si è concluso attraversando anche il passato più remoto del pianeta, con le collezioni del Museo di Mineralogia, Petrografia e Vulcanologia (diretto dal prof. Paolo Mazzoleni) e del Museo di Paleontologia (diretto dalla prof.ssa Antonietta Rosso).

Cristalli, rocce, minerali, reperti vulcanici e fossili hanno offerto un'altra prospettiva sulla ricerca universitaria: quella che permette di leggere la storia della Terra attraverso le tracce lasciate nel tempo.

Dai materiali che compongono il nostro pianeta alle testimonianze delle forme di vita che lo hanno abitato, le collezioni hanno raccontato un tempo molto più lungo di quello dell'esistenza umana. Un viaggio che, ancora una volta, parte dall'osservazione di un reperto per arrivare alle domande della ricerca: come si è formato un minerale? Come è cambiato il territorio? Quali organismi hanno abitato la Terra milioni di anni fa? E cosa possono ancora dirci oggi quelle tracce?

Stand del Dsgba

Stand del Dsgba "Difendere la Biodiversità: la Scienza in azione"

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