Nell’ambito del progetto Alma, a Isola Catania, si è discusso di sviluppo professionale e di un’adeguata postura didattica per creare importanti cambiamenti nella cultura accademica
Ecosistemi Formativi per il Faculty Development: verso una didattica integrata e trasformativa è il titolo del secondo evento del ciclo di incontri Alma Days and Sessions, promosso dal Wp3 "Formazione per la Digital Education" nell’ambito del progetto Alma.
L’incontro si è tenuto nei giorni scorsi nei locali di Isola Catania ed è stato presentato dalla prof.ssa Raffaella C. Strongoli, responsabile scientifica WP3 Alma dell’Università di Catania.
Ad intervenire, a seguire la prof.ssa Marnie Campagnaro dell’Università di Padova, nonché Change Agent e Faculty Development Trainer per il progetto Teaching for Learning dell’ateneo.
La prof.ssa Marnie Campagnaro, nel suo intervento, ha sottolineato “l’importanza del Faculty Development, ovvero delle attività che i docenti svolgono per migliorare le loro conoscenze, abilità e comportamenti come insegnanti ed educatori, giovando a favore dei colleghi e soprattutto degli studenti”.
“La formazione incentrata sul Faculty Development – ha detto - permette di integrare la teoria e la pratica tramite dei laboratori che offrono l’opportunità di concretizzare la didattica integrata nelle pratiche quotidiane di insegnamento. In questo ambito, fondamentale è la figura del Change Agent e del Change Agent Trainer, docenti che hanno deciso di migliorare il loro metodo di insegnamento e di formarsi così da formare altri colleghi trasmettendogli le loro conoscenze”.

Le docenti Raffaella C. Strongoli e Marnie Campagnaro
La didattica attiva è un approccio che richiede molto sacrificio e molta pazienza da parte degli insegnanti che la adoperano ma per avere successo bisogna analizzare anche la postura degli studenti e capire ciò di cui hanno bisogno. Talvolta gli studenti hanno bisogno di un coach che li segua durante l’apprendimento, altre volte invece preferiscono apprendere sperimentando liberamente o concentrandosi su determinati argomenti che li appassionano. L’obiettivo a cui ogni insegnante deve aspirare adoperando la didattica attiva è che la conoscenza generi altra conoscenza.
“La domanda sulla quale basarsi è: se tra 5 anni incontro un mio studente cosa ricorderà del mio insegnamento? Cosa gli avrò trasmesso? Il primo obiettivo da raggiungere è quello di trasformare l’aula in un dispositivo di apprendimento attivo. Per fare ciò non basta la presenza degli studenti, essere presenti non significa apprendere, dobbiamo fare in modo che gli studenti partecipino attivamente”, ha affermato la prof.ssa Campagnaro.
I dati raccolti in 104 articoli e con una campionatura di circa 16 mila studenti mostrano che nelle discipline socio-umanistiche la didattica attiva migliora i risultati di apprendimento, che aumenta soprattutto nei piccoli gruppi formati da 20 studenti e nei corsi avanzati. Per adoperare la didattica attiva bisogna interpretare i dati, argomentare i casi studio e soprattutto spingere gli studenti al dibattito.
Il docente, inoltre, può usufruire di diverse tecniche di insegnamento basate sul ruolo, sulla quantità, la direzione dell’interazione e la strutturazione del materiale, che portano a vari livelli di interazione che spaziano da molto bassa a molto alta come il World Café e il Gallery Walk.

Un momento dell'incontro
“Bisogna comprendere e analizzare il modo in cui si è docenti perché ci aiuta a comprendere come siamo in aula, come insegniamo e soprattutto come interagiamo con gli studenti – ha sottolineato la prof.ssa Campagnaro -. La tecnica autoregolativa è una delle più importanti ma al contempo una delle più difficili perché gli studenti devono essere divisi in piccoli gruppi e serve molta esperienza, in questo modo la teoria si incarna nella pratica, impari e acquisisci conoscenza. Più gli studenti hanno autonomia più cresce l’efficacia dell’insegnamento”.
Per quanto riguarda l’innovazione didattica nelle Stem, il protagonista della sessione laboratoriale è stato il professore Ettore Bolisani, associato di Ingegneria Economico-Gestionale all’Università di Padova e advisor strategico del progetto Teaching for Learning. L’incontro ha mirato a guidare la comunità accademica verso una didattica integrata e trasformativa, capace di superare i limiti del modello trasmissivo tradizionale.
Il fulcro dell’intervento del prof. Bolisani è stata la necessità di un cambiamento culturale profondo: il docente non deve essere un mero erogatore di contenuti, ma un vero e proprio Change Agent all’interno del proprio dipartimento.

Un momento dell'intervento del prof. Ettore Bolisani
Partendo dalla sua esperienza personale nelle discipline Stem, Bolisani ha descritto “il passaggio dalla noia delle lezioni frontali, dove gli studenti assumono spesso una postura passiva, a modalità che mettono lo studente al centro del processo di apprendimento”.
Durante il workshop sono state illustrate diverse strategie didattiche attive. Tra queste la tecnica del think-pair-share, che prevede una riflessione individuale seguita dal confronto in coppia e, infine, dalla condivisione con l’intera aula. Un altro punto cardine è stata la flipped classroom, metodologia che sposta lo studio teorico a casa per liberare tempo prezioso in aula da dedicare ad attività pratiche, progettuali o risolutive.
Il prof. Bolisani ha, inoltre, sottolineato “l’efficacia della discussione di casi reali e dello storytelling per creare un 'aggancio emotivo' e cognitivo con gli studenti”. Un esempio citato riguarda l’analisi del crollo di un ponte o di disastri aerospaziali, situazioni complesse che spingono i futuri ingegneri o medici a identificare autonomamente i dati e le competenze necessari per risolvere il problema.
L’evento si inserisce nel più ampio progetto Alma finanziato con fondi Pnrr e promosso per costruire nuove "architetture" della conoscenza universitaria. Come ricordato in apertura, queste giornate rappresentano un «ecosistema» dove lo spazio fisico e le tecnologie digitali diventano catalizzatori per una formazione dei docenti che sia tanto strutturale quanto sostenibile.