Oltre il grigio del cemento e il peso della cronaca: le voci di Francesco, Viola e Nicolò che, tra i banchi di scuola e un campo di rugby, provano a ridisegnare l'orizzonte del quartiere catanese
Cifre nere sulla pelle, indelebili. Sono i silenziosi tatuaggi che immortalano le date di morte o della carcerazione dei parenti dei bambini. I bambini di Librino. Così loro si raccontano al mondo.
Ce lo hanno raccontato loro stessi durante una visita accademica avvenuta grazie al progetto universitario seminariale Come nasce una notizia - Ragazzini di Librino (vai all'articolo di presentazione del giornalista Antonio Roccuzzo) che si è tenuto dal 21 al 28 novembre 2025 al Monastero dei Benedettini, sede del Dipartimento di Scienze umanistiche, nell'ambito dell'insegnamento di Critica letteraria e Letterature comparate del prof. Attilio Scuderi.
All’interno di Librino vivono oggi circa 70 mila abitanti. Il quartiere è stato costruito a partire dagli anni ’60, per cercare di dare casa a molte famiglie a reddito medio-basso del territorio. Nel progetto iniziale, questo doveva essere un quartiere satellite, una “new town” moderna, dotata di ogni servizio.
Ed invece, mezzo secolo dopo, Librino è un quartiere dormitorio come tanti nella stessa situazione, segnato da povertà di servizi, mancanza di manutenzione, pieno di immondizia. È una realtà abbandonata, di fatto, al predominio della criminalità organizzata.
Proprio nel cuore di Librino è situato l’Istituto Comprensivo "Vitaliano Brancati", luogo d’istruzione dove decine di professionisti ed insegnanti lavorano instancabilmente per offrire ai ragazzi una prospettiva diversa dalla strada, dal destino di quei tatuaggi senza futuro, proponendo loro progetti ed attività creative che ne stimolino le potenzialità interiori.
Ad esempio quelle di Francesco, 11 anni, alunno del Brancati e bambino del quartiere: “Gli altri sognano di fare gli spacciatori o i mafiosi, io ho scelto un sogno bello”, ha raccontato. In un luogo dove la criminalità viene spesso percepita come l’unica via possibile, lui rappresenta la vera eccezione alla regola, e procede dritto per la sua strada.
Nonostante un padre in carcere ed una situazione familiare complicata, Francesco sogna di girare il mondo da chef, per poi poter tornare e rendere il suo quartiere un posto migliore, una volta acquisiti i mezzi per cambiarne il colore di fondo.
Racconta ancora Francesco: “Per me la cosa più brutta è tutte le sparatorie. Uccidono per essere fighetti, e a me non piace”. Lui, nonostante la giovane età, si rende perfettamente conto delle dinamiche del posto dove vive, ma non accetta di vederle come un destino predefinito.

I ragazzini di Librino
A Librino uno dei maggiori problemi è sempre stata la droga. Tra quelle circolanti, è da sottolineare come la produzione casalinga di crack rappresenti un’alternativa incredibilmente pericolosa alla scuola, la stessa tanto amata da Francesco. Il crack è una droga di sintesi, che i mafiosi fanno produrre spesso alle donne dei quartieri popolari: per i bambini, lo spaccio delle droghe casalinghe diventa troppo spesso un’alternativa sistematica alla scuola.
Da una recente inchiesta della Commissione Antimafia dell’ARS, sembra risultare assodato come il tasso di dispersione scolastica, nel quartiere, sia incredibilmente alto: il 20% dei bambini lascia davvero precariamente l’educazione, perché già arruolato come pusher (dato 2022, sentenza del giudice Roberto Di Bella).
Nicolò, 13 anni, compagno di scuola di Francesco al Brancati, si augura che il suo quartiere possa cambiare: “A me piacerebbe averne uno colorato, azzurro e giallo, non distrutto come ora; all’interno è bello, ma all'esterno è bruttissimo".
Grigio. È questo il colore che riveste Librino. Il potenziale del quartiere è immenso, eppure tristemente sprecato dalla noncuranza e trasandatezza. Quanti musei potrebbero stimolare la curiosità delle persone, quanta arte potrebbe abbellire l’anima non curata del quartiere. Nuove costruzioni potrebbero far rinascere Librino.

Un'aula dell'IC Vitaliano Brancati
Ma vi è un esempio felice da raccontare. Dal desiderio di voler ammirare una realtà a colori nacque nell’82 a Tusa (Messina), il progetto Fiumara d’Arte, avviato dall’imprenditore siciliano Antonio Presti e dalla fondazione omonima. Il progetto ebbe poi un suo prosieguo ideale a Librino, dove vide realizzata, nel pieno anni 2000, una grande opera artistico-culturale che rimanda ad un “museo a cielo aperto” al suo cospetto, lungo il muro divisorio tra viale Castagnola e viale Librino.
L’iniziativa, attuata attorno al grande problema visivo e dei rifiuti, di certo non lo risolve, ma tenta di volgerne oltre lo sguardo cittadino. Rimanda all’idea di poter ammirare una realtà a colori, oltre che pulita. Il progetto vede suo cuore pulsante, senza dubbio, nella Porta della Bellezza, imponente bassorilievo in terracotta che, attraverso più di 9000 formelle, rappresenta immagini che richiamano temi quali Fertilità – quella auspicata alla stessa Librino -, quanto la Grande Madre, figura simboleggiante il quartiere, idealmente materno per ogni cittadino.

Uno scorcio del quartiere di Librino
A corredo, quest’ultima è poi richiamata da molte citazioni letterarie, scolpite lungo il muro, tra le quali la celebre “In me regna la bellezza”.
È spesso passato in secondo piano il contributo, tutt’altro secondario, di lavoro e passione di moltissimi librinesi - bambini, adulti, studenti del liceo artistico- nella decorazione di formelle ed elementi artistici che oggi formano la Porta. Dimenticanza madornale, poiché l’augurio dell’intero progetto è la speranza. Qui grande nei cuori davvero di tanti.
Tra le tante problematiche con cui gli abitanti di Librino devono confrontarsi, la spazzatura rappresenta una delle costanti più gravi. Ma questi bambini cosa cambierebbero del loro quartiere?
Viola, 12 anni, studentessa del Brancati, risponde secca: “La sporcizia, solo quello”. I rifiuti sono accatastati lungo le strade, roghi di immondizia, depositi di smaltimento abusivi. I bambini di Librino crescono in una sorta di discarica a cielo aperto, muovono i loro passi tra auspicate speranze di un cambiamento e lo scontro con l’effettiva realtà.
Per molti tra loro, come Viola, crescere in queste condizioni significa convivere con una quotidianità che oscura ed annulla sogni e dignità, e li espone a rischi igienico-sanitari. Vogliono un mondo pulito. Le parole di Viola rappresentano il desiderio di tutti i cittadini di vivere in uno spazio sano, dignitoso e sicuro.
Altro aspetto da portare all’attenzione è l’indifferenza del Comune, così delle autorità, di fronte alle malformazioni del manto stradale: questo, perennemente senza manutenzione, diventa spesso, data la contemporanea presenza dei molti pirati della strada, causa della morte di molti ragazzi.
Ne è triste esempio il tredicenne Giuseppe Cunsolo che, il 28 gennaio 2012, fu travolto da un’auto pirata ed è poi deceduto, dopo settimane di coma. Questo caso è sempre rimasto irrisolto, in quanto l’autista non è mai stato identificato. Una piccola vittima di Librino, un’altra morte senza giustizia, altra data da tatuare sulla pelle.
“Per favore, metteteli in castigo quelli che fanno le cose brutte. Mio papà ha fatto una cosa brutta e ora è in carcere, però tutti metteteli in castigo, non solo alcuni”. Perché la giustizia, afferma la Costituzione, è uguale per tutti, sempre. Ed è questo l’augurio di Francesco al domani, a Librino, ai bambini.

Studenti universitari e ragazzini di Librino
A un futuro diverso per i bambini del territorio si lavora in un’area confinante con l’Istituto Comprensivo Vitaliano Brancati: l’associazione I Briganti di Librino. Si tratta di un ambizioso progetto sportivo coordinato dal professore di Scienze motorie della scuola, Piero Mancuso.
L’obiettivo per cui il gruppo è nato è offrire un posto sicuro dai continui problemi esterni ad ogni bambino del quartiere. Tra loro vi era anche lo stesso Giuseppe Cunsolo, a suo tempo accolto nella struttura con grande gioia dello stesso Mancuso che ricorda, con orgoglio, il suo cambiamento: all’inizio tirava pietre alle macchine degli allenatori; poi entrò appieno nel progetto, partecipando anche alla prima trasferta della squadra maschile di rugby.
Strappare dalla strada alcuni ragazzini, dar loro un futuro diverso, non è però impresa indolore: la Clubhouse dove ora hanno sede I Briganti, infatti, fu messa in piedi in pochi mesi, dopo l’incendio doloso che colpì la vecchia sede.

Il campo da rugby dei Briganti di Librino
Nonostante diversi sguardi torvi esterni, ci si augura che l’associazione resti sempre un punto di riferimento per i ragazzi, che troveranno un’alternativa alla strada tanto nei libri, quanto nello sport.
“Omo se nasce, brigante se more” è il motto che riecheggia nella Clubhouse, e che si prepara a diventare un nuovo tatuaggio sociale, segno identitario a colori, proprio come il traguardo raggiunto dalla squadra femminile di rugby, approdata in Serie C.
Il piccolo Giuseppe Cunsolo purtroppo non tornerà più, ma, a ricordarlo, ci saranno sempre le parole del fratello, nel cartellone dedicatogli in viale Castagnola: “un pallone consumato, non un oggetto, ma una vita spezzata. Cristo si è fermato da qualche parte a Librino”.
Il verbo chiave di Piero Mancuso e del suo lavoro è: “Ricostruire”: questo lo spirito dei Briganti.

Il campo da rugby dei Briganti di Librino
Hanno collaborato Rebecca Fagone, Mariachiara Gennaro, Annalisa Sara Gensabella, Andrea Maugeri, Lucia Midolo, Salvatore Pappalardo e Francesca Squillaci