La ricercatrice dell'ateneo catanese è stata premiata per la ricerca sulle argenterie e oreficerie dei musei ecclesiastici dell’area calatina
Ci sono patrimoni che vivono nelle opere, nei luoghi e nelle comunità che li custodiscono, ma anche nelle storie di chi, con la ricerca, sceglie di studiarli, proteggerli e consegnarli al futuro. È lungo questa linea ideale che si incontrano la memoria di Sebastiano Di Fazio e il percorso scientifico di Marilisa Spironello, vincitrice della diciottesima edizione del Premio “Memoria e Futuro”, istituito dal Museo San Nicolò di Militello in Val di Catania.
Il riconoscimento è intitolato al compianto prof. Sebastiano Di Fazio, economista agrario dell’Università di Catania, del quale quest’anno ricorre il centenario della nascita. Una figura profondamente legata alla ricerca e al territorio, la cui memoria continua a essere mantenuta viva attraverso un premio che, anno dopo anno, guarda soprattutto alle nuove generazioni di studiosi e al loro rapporto con Militello e con il patrimonio culturale.
Il premio, rivolto a laureati e laureate che abbiano prodotto tra il 2022 e il 2026 una tesi di laurea o di dottorato, ha preso in considerazione ricerche dedicate a temi storici, letterari, artistici, archeologici, scientifici, antropologici o economici riguardanti Militello in Val di Catania, oppure opere e personalità del mondo della cultura che abbiano avuto con la città una relazione specifica e significativa.
L’obiettivo del premio, infatti, è quello di mantenere vivo il ricordo del prof. Di Fazio e, al tempo stesso, “promuovere nei giovani l'amore per Militello e lo studio del suo territorio in tutti gli aspetti”. Un impegno che si concretizza anche attraverso una borsa di studio, erogata con il contributo della Regione Siciliana e della famiglia del docente, e che trasforma la memoria in un investimento concreto sulla ricerca e sul futuro.
A completare il quadro delle ricerche dedicate al patrimonio storico-artistico di Militello in Val di Catania si segnala anche il lavoro di Jokana Carmen Torrisi, autrice della tesi magistrale L’Annunciazione del Museo di Militello in Val di Catania: tra modelli iconografici e connoisseurship, discussa al Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, nell’ambito del corso di laurea magistrale in Storia dell’Arte e Beni Culturali (vai all'articolo).

Un momento del conferimento del premio alla ricercatrice Marilisa Spironello. Al suo fianco la direttrice del Museo San Nicolò, la prof.ssa Franca Barbanti
A conquistare quest’anno il riconoscimento è stata Marilisa Spironello, dottorata in Scienze per il Patrimonio e la Produzione Culturale (XXXVIII ciclo, afferente al Dipartimento di Scienze umanistiche in collaborazione con il Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali) con tutor la prof.ssa Germana Barone e co-tutor il prof. Filippo Stanco.
Al centro della sua tesi di dottorato lo studio delle argenterie e delle oreficerie conservate nei musei ecclesiastici dell’area calatina, affrontato attraverso un approccio interdisciplinare capace di intrecciare storia dell’arte, diagnostica scientifica, gemmologia, catalogazione, tecnologie digitali, museologia, conservazione e accessibilità.
Alla cerimonia di premiazione sono intervenuti direttrice del Museo San Nicolò, prof.ssa Franca Barbanti, il sindaco di Militello in Val di Catania, Giovanni Burtone, il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, e padre Sathish Packia Kumar Jesu, parroco della Chiesa Madre di San Nicolò–SS. Salvatore.
Un riconoscimento, dunque, che nel nome di Sebastiano Di Fazio rinnova ogni anno un legame virtuoso tra ricerca, territorio e comunità. E che, attraverso il lavoro di giovani studiosi come Marilisa Spironello, dà concretezza a quella sfida racchiusa nelle parole “Memoria e Futuro”: conoscere ciò che è stato per costruire nuovi modi di custodire, raccontare e valorizzare il patrimonio.

In foto il ministro Nello Musumeci e il sindaco Giovanni Burtone
«La ricerca per dare futuro alla memoria»
Marilisa Spironello racconta il significato del Premio “Memoria e Futuro” e il percorso di ricerca sulle argenterie e oreficerie dei musei ecclesiastici dell’area calatina.
Ricevere il Premio “Memoria e Futuro”, dedicato alla memoria del prof. Sebastiano Di Fazio, rappresenta per me un grandissimo onore e suscita un sentimento di profonda gratitudine. È un riconoscimento che accolgo con emozione e riconoscenza, perché premia non soltanto gli esiti di una ricerca, ma un percorso lungo, complesso e profondamente legato ai luoghi, alle opere e alle comunità che ne custodiscono la memoria.
Particolarmente significativa è la consonanza tra lo spirito del premio e l’impianto della mia tesi di dottorato. La ricerca, dedicata allo studio delle argenterie e delle oreficerie conservate nei musei ecclesiastici dell’area calatina, muove infatti da un preciso presupposto epistemologico: l’opera d’arte non è un oggetto isolato, ma un sistema complesso di conoscenze e relazioni.
Studiare un manufatto di oreficeria o di argenteria significa certamente ricostruirne la storia, riconoscerne la qualità formale, individuarne autori, botteghe, punzoni, committenze e contesti di produzione. Ma significa anche interrogarne la materia, comprenderne le tecniche esecutive, ricostruirne le vicende conservative, indagarne la funzione liturgica e simbolica e, soprattutto, ricollocarlo all’interno della comunità e del territorio che gli hanno attribuito significato nel corso del tempo.
Da questa consapevolezza nasce la scelta di un approccio autenticamente interdisciplinare, nel quale la storia dell’arte dialoga con la diagnostica scientifica, la gemmologia, la catalogazione, le tecnologie digitali, la museologia, la conservazione e le nuove strategie di accessibilità e valorizzazione.
È un cambio di prospettiva che considero fondamentale: dal manufatto come semplice “oggetto” di studio al manufatto come documento, portatore di informazioni storiche, artistiche, materiali, sociali, devozionali e identitarie. E, parallelamente, dal museo inteso esclusivamente come luogo della conservazione al museo concepito come spazio dinamico di produzione, relazione e condivisione della conoscenza.

Un momento della cerimonia di premiazione
In questo percorso, Militello in Val di Catania ha rappresentato uno dei laboratori privilegiati della ricerca: un territorio nel quale patrimonio materiale e immateriale, arte, fede, memoria e identità collettiva continuano a intrecciarsi e nel quale lo studio scientifico può diventare concretamente uno strumento di conoscenza, tutela, valorizzazione e restituzione.
Ed è forse proprio qui che le due parole del Premio – Memoria e Futuro – acquistano per me il loro significato più autentico. Non può esserci futuro del patrimonio senza conoscenza della sua memoria; ma la memoria, se vuole continuare a essere viva, deve essere studiata, interrogata, documentata, resa accessibile e trasmessa.
Per questo ricevo il Premio “Memoria e Futuro” con profonda gratitudine, autentica emozione e un rinnovato senso di responsabilità.
Desidero esprimere la mia più sincera riconoscenza alla Commissione del Premio e alla famiglia del prof. Sebastiano Di Fazio, che attraverso questo riconoscimento continuano a custodirne e trasmetterne la memoria e l’eredità culturale, e a quanti, con convinzione, sostengono un’iniziativa capace di mettere in relazione ricerca scientifica, territorio e comunità.
La ricerca non è mai un percorso esclusivamente individuale: cresce attraverso il confronto, la fiducia, l’accesso alle fonti e alle opere, la disponibilità di chi custodisce il patrimonio e, soprattutto, attraverso quella rete di relazioni umane e scientifiche senza la quale nessuna conoscenza potrebbe davvero diventare patrimonio condiviso.
Accolgo dunque questo Premio non soltanto come un traguardo, ma come un incoraggiamento a continuare lungo una strada nella quale credo profondamente: fare della ricerca uno strumento capace di restituire al patrimonio non soltanto la sua storia, ma anche una possibilità di futuro.