Da Catania ai festival internazionali: premiati i giovani autori di “Rootless” e “Love Me To Live” nell’ambito del progetto Filming Italy Sardegna – In Corto. Protagonisti universitari e liceali con opere dedicate ad ambiente, rispetto e consapevolezza sociale
Dalla sostenibilità ambientale alla lotta contro la violenza di genere, passando per il potere della creatività e della comunicazione audiovisiva.
Nell’aula Coro di Notte “Giancarlo Magnano San Lio” del Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania sono stati premiati i cortometraggi Rootless e Love Me To Live, realizzati da studenti universitari del corso di laurea in Scienze e Lingue per la Comunicazione e liceali del Liceo Scientifico “Vaccarini” nell’ambito del progetto Filming Italy Sardegna – In Corto.
Un riconoscimento che valorizza talento, impegno civile e capacità di trasformare temi cruciali del presente in racconti capaci di emozionare e far riflettere.
L’iniziativa, realizzata in collaborazione con Filming Italy Sardegna Festival, rappresenta un momento di riconoscimento del lavoro svolto dagli studenti e del loro talento e dell’importanza delle esperienze progettuali che coniugano formazione universitaria, creatività audiovisiva e impegno civile. Ma anche il valore della comunicazione audiovisiva come strumento di riflessione su temi di grande attualità.
Tra le opere premiate, il cortometraggio Rootless - realizzato da Samuele Bilardo, Manuela Barcellona, Alessandro Freni, Nadia Tomasi e Carlotta La Terra(vai al suo racconto), studenti del terzo anno del corso di laurea in Scienze e Lingue per la Comunicazione dell’Università di Catania - vincitore del Premio Enel per la capacità di affrontare in maniera originale e coinvolgente il tema della sostenibilità ambientale e del rapporto tra essere umano e natura nell’ambito dell’ottava edizione del Filming Italy Sardegna Festival.
E, inoltre, Love Me To Live, il cortometraggio indipendente realizzato da Ciclope Film in collaborazione con gli studenti del Liceo Scientifico "Vaccarini" di Catania.

Un frame di Rootless
Rootless, dalla Sardegna a Los Angeles
Il cortometraggio Rootless “celebra” il rapporto Uomo e Natura attraverso una narrazione simbolica che invita a riflettere sull’importanza del legame con l’ambiente.
Il riconoscimento ricevuto al Filming Italy Sardegna Festival costituisce inoltre una tappa significativa di un percorso che ha portato l’opera oltre i confini nazionali. Dopo il successo ottenuto in Sardegna, Rootless è stato infatti selezionato per la programmazione dell’undicesima edizione del Filming Italy – Los Angeles, prestigiosa manifestazione dedicata alla promozione del cinema e della creatività italiana negli Stati Uniti.
Nel corso della cerimonia è stato proiettato il cortometraggio e a seguire un momento di confronto con gli autori, che hanno raccontato la genesi del progetto, le scelte narrative e il percorso che ha condotto il lavoro dai laboratori universitari fino ai festival internazionali.
Ad aprire l’incontro è stata Stefania Rimini, direttrice del Dipartimento di Scienze Umanistiche, la quale ha sottolineato che «il successo di Rootless dimostra come l’università possa essere un luogo nel quale la formazione umanistica incontra la creatività, l’innovazione e la capacità di interpretare le grandi questioni del nostro tempo».
«La qualità del lavoro realizzato dagli studenti testimonia il valore di percorsi didattici capaci di mettere in dialogo competenze culturali, linguaggi audiovisivi e sensibilità sociale», ha aggiunto la prof.ssa Stefania Rimini.

Un momento dell'intervento della prof.ssa Stefania Rimini
Il prof. Davide Bennato, presidente del corso di laurea in Scienze e Lingue per la Comunicazione, ha evidenziato come «il successo di Rootless rappresenta una conferma della qualità del percorso culturale e formativo del nostro corso di laurea e motivo di orgoglio per l’intera comunità accademica».
«I linguaggi della comunicazione diventano qui uno strumento attraverso cui gli studenti, nel realizzare il cortometraggio con mezzi propri, hanno messo in pratica competenze critiche, creative e progettuali acquisite e maturate durante gli studi trasformando un tema complesso come la sostenibilità in un progetto creativo – ha aggiunto -. È inoltre particolarmente significativo che il riconoscimento sia arrivato grazie a un’opera dedicata all’ambiente: un tema che non riguarda soltanto la sostenibilità, ma anche la capacità di immaginare nuovi modi di abitare il mondo e di costruire relazioni più equilibrate tra persone e natura».
Nel suo intervento il prof. Bennato ha richiamato «il valore della presenza degli studenti delle scuole superiori», evidenziando il ruolo «del dialogo e della continuità tra formazione scolastica e universitaria».
Secondo la motivazione del premio, “il cortometraggio racconta l’alienazione dell’essere umano dalla natura attraverso la storia di una protagonista intrappolata in una routine ripetitiva e priva di colore”.
“Solo quando decide di fermarsi e rivolgere lo sguardo a ciò che aveva dimenticato, il mondo torna a riempirsi di vita e colori – si legge sulla motivazione -. Un racconto simbolico che invita a riscoprire il legame profondo tra l’essere umano e l’ambiente naturale, ricordando come il contatto con la natura possa rappresentare una condizione essenziale per ritrovare equilibrio e benessere”.

Un momento dell'intervento del prof. Davide Bennato
A intervenire e premiare durante la cerimonia è stato il professore Massimo Arcangeli, referente del progetto Filming Italy Sardegna - In Corto, realizzato in collaborazione con l’Università di Cagliari.
Il docente ha sottolineato «l'importanza vitale del legame tra il mondo accademico, gli istituti scolastici e il terzo settore, elogiando l'entusiasmo generato dal progetto visivo».
Nel congratularsi per i traguardi raggiunti dai cortometraggi Rootless e Love Me To Live, il prof. Arcangeli ha rivelato come «la giuria di qualità si sia espressa all'unanimità nell'assegnare il riconoscimento».
«Abbiamo fatto nascere due anni fa questo premio che ha voluto l’Enel, oltre che essere ormai un partner storico proprio per la delicatezza del tema», ha ricordato Arcangeli, evidenziando il successo della manifestazione giunta quest'anno alla sua nona edizione.
L'intervento ha rappresentato anche l'occasione per annunciare le opportunità in cantiere. Gli interessati avranno tempo fino al ventuno giugno per partecipare al nuovo bando a tema ambientale. A questo si affiancherà un ulteriore premio dedicato al tema del tempo, promosso da un nuovo marchio partner.
Arcangeli, in chiusura di intervento, ha ricordato «il profondo legame tra la rassegna cinematografica e l'iniziativa dedicata alla parola giovanile dell'anno, lanciata in collaborazione con l'Accademia della Crusca».
«Il progetto vedrà i giovani siciliani fare da testa di ponte, con la lettura sul palco delle tre parole o espressioni da loro selezionate», ha aggiunto il prof. Arcangeli.

Un momento dell'intervento del prof. Massimo Arcangeli
Dietro Rootless: idee, creatività e impegno condiviso
Dopo la premiazione, sono stati gli stessi ideatori di Rootless a raccontare il percorso creativo che ha dato vita al cortometraggio vincitore del Premio Enel al Filming Italy Sardegna Festival.
Samuele Bilardo, Manuela Barcellona, Alessandro Freni e Carlotta La Terra, studenti del terzo anno del corso di laurea in Scienze e Lingue per la Comunicazione dell’Università di Catania, hanno ripercorso le scelte narrative, tecniche ed estetiche dell’opera, nata da una riflessione condivisa sul rapporto tra essere umano e natura.
Gli ideatori hanno raccontato che «il cortometraggio affronta un tema quanto mai attuale: il progressivo allontanamento dell'essere umano dalla natura e le conseguenze che questo distacco produce nella vita quotidiana».
«La protagonista vive immersa in una realtà scandita dal lavoro, dalla produttività e da una routine meccanica che sembra aver cancellato ogni spazio per il contatto con il mondo naturale – hanno aggiunto -. Solo quando decide di fermarsi, interrompendo per un istante il flusso incessante delle sue giornate, qualcosa cambia: il mondo torna gradualmente a riempirsi di vita, suggerendo che il benessere personale passa anche dalla riscoperta del rapporto con l'ambiente che ci circonda».
«Ci siamo chiesti cosa fosse che mancava nelle nostre vite, cosa stessimo perdendo», ha precisato Samuele Bilardo. «La protagonista non è una persona distratta: è il prodotto di una società che si basa sulla produttività e sugli elementi artificiali – ha aggiunto -. Il punto centrale del cortometraggio è proprio quando si ferma. In quel momento capisce cosa la stava allontanando da qualcosa che le appartiene davvero».
Come ha spiegato Samuele Bilardo, «l'intero lavoro è stato costruito in maniera condivisa, senza una rigida divisione dei ruoli perchè tutti ci siamo occupati di tutto». «Dall'idea generale all'editing, dal trucco ai costumi – ha aggiunto -. Ognuno ha contribuito a dare forma a una visione comune».

Un momento dell'intervento di Samuele Bilardo
Alessandro Freni ha anche parlato di elementi tecnici che hanno riguardato la realizzazione del cortometraggio: «Ho realizzato le riprese utilizzando uno smartphone, dimostrando come strumenti accessibili possano oggi offrire risultati di qualità».
«Il cortometraggio inizia in bianco e nero e mostra una persona quasi alienata nel confronto quotidiano con macchine e computer – ha raccontato -. Abbiamo voluto inserire la natura come elemento di rottura, qualcosa che ricordasse allo spettatore che esiste anche un altro mondo. Alla fine, la protagonista guarda un quadro e si accorge che al suo interno c'è molto di più: paesaggi, persone, relazioni, vita. E quel bianco e nero, piano piano scompare in favore di colori più nitido che mai».
Inoltre, ha sottolineato che «l’arma più importante e probabilmente vincente è stata trovare punti d'incontro e aprirsi a prospettive diverse dalle proprie».
Anche il lavoro estetico è stato pensato per rafforzare il messaggio narrativo. Carlotta La Terra si è occupata del trucco della protagonista, cercando di rendere visibile il peso emotivo che accompagna il personaggio lungo il racconto. «Ho cercato di rappresentare il senso di pesantezza della protagonista mediante il trucco - ha spiegato -. Questo progetto ha unito le nostre passioni e ci ha consolidati ulteriormente come gruppo».
Fondamentale anche il contributo di Manuela Barcellona, che ha curato il vestiario e alcuni elementi scenografici. «Ho scelto abiti che fossero coerenti sia con l'idea sia con il significato che volevamo trasmettere - ha raccontato -. Persino il quadro presente nel cortometraggio l'ho portato da casa mia».
Ma è soprattutto sul messaggio finale che la studentessa ha insistito nel suo intervento: «Dobbiamo dare il valore che merita alla vita, alla natura e al mondo che ci circonda ogni giorno, senza lasciarci prosciugare da ritmi frenetici che ci fanno perdere di vista le cose più belle che questo pianeta ci offre».

Gli studenti Unict premiati dai docenti Davide Bennato, Stefania Rimini e Massimo Arcangeli
“Love Me To Live”, un manifesto contro la violenza di genere
Dalla memoria di Stefania Noce nasce Love Me To Live, il cortometraggio realizzato da Ciclope Film con gli studenti del Liceo Scientifico "G.B. Vaccarini" di Catania. Un progetto che affronta il tema del femminicidio e delle relazioni tossiche, promuovendo un’idea di amore fondata sul rispetto, sulla libertà e sulla consapevolezza.
Il corto nasce con un obiettivo preciso: essere un manifesto contro il femminicidio e la violenza sulle donne, ed è stato ideato in memoria di Stefania Noce, una giovane studentessa universitaria di Licodia Eubea (in provincia di Catania) vittima di femminicidio nel 2011 per mano dell'ex fidanzato.
La forza del cortometraggio sta nel modo in cui decide di affrontare il problema. Anziché limitarsi a mostrare la cronaca o la violenza esplicita, l'opera sceglie di smontare gli stereotipi della gelosia e del possesso, provando a ridefinire il concetto di amore.
Mette in contrasto la realtà di dinamiche di coppia tossiche, in cui spesso gli uomini dicono di amare "da morire" o confondono il controllo con l'affetto, con la necessità di usare "parole nuove" per raccontare un sentimento che deve essere, per l'appunto, libertà e vita ("Love me to live", amami da vivere, non "da morire").
Un cortometraggio non nasce mai per caso, specialmente quando unisce il mondo del cinema indipendente a quello della scuola. Il progetto Love Me To Live è stato ideato con una missione precisa che va ben oltre la semplice cinematografia: creare un'officina di educazione sentimentale e civica per le nuove generazioni, offrendo ai giovani gli strumenti critici per riconoscere e rifiutare, fin da subito, i segnali di una relazione tossica.
Portando questo dibattito direttamente tra i banchi di scuola, il progetto mira a decostruire l'immaginario distorto dell'amore romantico basato sul controllo.
Coinvolgere gli studenti nella scrittura, nella recitazione e nella riflessione sul set ha permesso loro di elaborare collettivamente concetti complessi come il consenso, il rispetto del limite e l'importanza della parola. "Love Me To Live" è stato creato per dimostrare che l'aula scolastica può e deve essere il luogo principale in cui si impara l’arte del rispetto, trasformando gli adolescenti da spettatori passivi a veri e propri protagonisti del cambiamento.

Gli studenti Liceo scientifico "Vaccarini" di Catania
Hanno collaborato Martina Caravello, Maria Fusea, Ivana Latora, Isabella Spalletta, Loris La Spina e Adriana Spata