Il racconto di Carlotta La Terra, una delle autrici del cortometraggio, tra cinema, collaborazione e sperimentazione audiovisiva
Prendere parte alla realizzazione di Rootless è stata una delle esperienze più significative e coinvolgenti del mio percorso universitario: un’occasione concreta in cui creatività, idee e passioni hanno potuto tradursi in un progetto collettivo.
Il cortometraggio, presentato e premiato nell’ambito del concorso Filming Italy Sardegna – In Corto, è nato grazie alla proposta del professor Massimo Arcangeli, che ci ha incoraggiati a metterci in gioco e a sperimentare il linguaggio audiovisivo.
Il gruppo di lavoro era composto, oltre che da me, da Samuele Bilardo, Alessandro Freni, Manuela Barcellona e Nadia Tomasi, tutti studenti del terzo anno del corso di laurea in Scienze e Lingue per la Comunicazione dell’Università di Catania.
Fin dall’inizio abbiamo scelto di lavorare in modo collaborativo, confrontandoci sulla storia da raccontare e dividendoci i compiti in base alle competenze e agli interessi di ciascuno.
In pochi giorni abbiamo sviluppato la sceneggiatura di Rootless (Senza Radici), un cortometraggio che riflette sul progressivo allontanamento dell’essere umano dalla natura e sul bisogno di ritrovare un legame autentico con ciò che ci circonda. Tra scrittura, organizzazioni e riprese, il lavoro si è svolto nell’arco di una settimana, richiedendo impegno, coordinazione e una costante collaborazione tra tutti i membri del gruppo. È stato un periodo intenso ma stimolante, durante il quale ognuno di noi ha contribuito con le proprie competenze e la propria sensibilità.

Il team di studenti che ha realizzato "Rootless"
Ciò che mi ha colpito maggiormente è stato osservare come un progetto creativo possa prendere forma attraverso il confronto. Molte delle idee sono nate spontaneamente durante le discussioni di gruppo, venendo poi modificate, migliorate e adattate fino a trovare una direzione comune. Questo mi ha permesso di comprendere quanto sia importante ascoltare punti di vista diversi e lavorare in sinergia per raggiungere un obiettivo condiviso.
Oltre ad aver contribuito con la sceneggiatura e le varie riprese, il mio lavoro è stato anche quello di occuparmi del make-up della protagonista. Attraverso il trucco ho cercato di rappresentare visivamente il senso di pesantezza e alienazione che accompagna il personaggio nella prima parte della storia. È stato un lavoro che ho svolto con particolare interesse perché mi ha dato l’opportunità di applicare una mia passione a un contesto artistico e narrativo, contribuendo concretamente alla costruzione del personaggio.
Questa esperienza mi ha permesso di esprimere la mia creatività in modo pratico, trasformando idee astratte in qualcosa di reale. Spesso la creatività rimane confinata ai progetti personali o alle intuizioni del momento; con Rootless, invece, ho avuto la possibilità di vedere un’idea crescere, prendere forma e diventare un prodotto completo grazie al lavoro di squadra.

Un momento di svago degli autori di Rootless
Al di là del risultato finale, ciò che porterò con me è soprattutto il percorso. Lavorare a stretto contatto con i miei colleghi ha rafforzato il nostro affiatamento e ci ha insegnato a gestire tempi, responsabilità e imprevisti. È stata un’esperienza formativa sotto molti aspetti: organizzativo, umano e creativo.
Vedere Rootless proiettato a Los Angeles diventando così internazionale, per poi essere premiato dall’Enel per il tema ambientale è stata una grande soddisfazione, ma il valore più importante di questo progetto è stato il percorso condiviso che lo ha reso possibile.
Per me ha rappresentato l’occasione di mettere in campo le mie idee, sviluppare competenze nuove e contribuire alla realizzazione di un lavoro nato dalla collaborazione e dalla passione dell’intero gruppo.
Nei giorni scorsi nell’aula Coro di Notte “Giancarlo Magnano San Lio” del Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania si è tenuta la cerimonia di consegna del riconoscimento agli autori del cortometraggio Rootless (vai all'articolo)

Un momento della premiazione al Dipartimento di Scienze umanistiche