Nel segno del giovane Bellini: a Catania il bicentenario di Bianca e Gernando

Due giornate di studi tra l’ex Chiesa della Purità e il Conservatorio concluse con l’esecuzione al Cortile Platamone della seconda opera del Cigno catanese

Giuliana De Luca

A due secoli esatti dalla prima rappresentazione al Teatro San Carlo di Napoli, avvenuta il 30 maggio 1826, Bianca e Gernando è tornata al centro del dibattito musicologico e della vita teatrale catanese nella cornice del Bellini International Context 2026. 

L’incontro di studi intitolato Intorno a “Bianca e Gernando” (1826-2026). Bellini e l’opera italiana alle soglie del Romanticismo si è posto in diretta continuità con l’appuntamento del 2025 dedicato al bicentenario dell’esordio con Adelson e Salvini: un itinerario che fino a oggi ha acceso i riflettori sulla produzione giovanile del Cigno catanese. 

Seconda prova teatrale del catalogo belliniano e pagina decisiva per la sua affermazione, Bianca e Gernando ha definito una fase di transizione tra l’orizzonte dell’opera seria tardo-settecentesca, il confronto con la presenza determinante dell’universo rossiniano, e le nuove soluzioni drammaturgiche dell’imminente stagione romantica, culminata nel 1827 con Il pirata.

Promossa e organizzata dal Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, in sinergia con il Conservatorio “Vincenzo Bellini” e con il sostegno della Fondazione Bellini – Centro Studi Belliniani, l’iniziativa ha visto la guida scientifica di Maria Rosa De Luca, Candida Billie Mantica, Giuseppe Montemagno e Graziella Seminara. Le giornate del 25 e del 26 settembre 2026 hanno chiamato a raccolta studiosi/e e ricercatori/ricercatrici per indagare fonti, contesti produttivi, prassi esecutive e ricezione del primo Ottocento italiano.

Un momento della introduzione alla prima sessione

Un momento della introduzione alla prima sessione

L’eredità rossiniana, la genesi e la fortuna del soggetto

I lavori si sono aperti nell’aula dell’Auditorium “Zappalà” (ex Chiesa della Purità) del Dipartimento di Giurisprudenza. La prima sessione – coordinata da Maria Rosa De Luca (Università di Catania) – ha introdotto il confronto tra Bellini e la coeva scena operistica. 

La relazione di Ilaria Narici (direttrice scientifica della Fondazione Rossini di Pesaro), intitolata Presenze rossiniane nell’opera di Bellini, ha affrontato la questione dell’influenza del compositore pesarese attraverso un’indagine analitica svolta direttamente sulle partiture. A seguire Simone Di Crescenzo (Università di Bologna) ha presentato la relazione Gesti rossiniani e prassi esecutiva nella scrittura vocale del giovane Bellini, incentrata sull’individuazione dei tratti stilistici rossiniani e sui problemi della prassi vocale d’epoca nella produzione del musicista catanese.

La seconda sessione della mattinata è stata presieduta da Alessandro Roccatagliati (Università di Ferrara), condirettore insieme a Fabrizio Della Seta e Luca Zoppelli dell’Edizione Critica delle Opere di Vincenzo Bellini promossa da Casa Ricordi con il Teatro Massimo Bellini di Catania. Proprio nel decimo numero del Bollettino di studi belliniani (2024), Roccatagliati ha curato un’attenta recensione dedicata alla prima videoregistrazione dell’allestimento genovese di Bianca e Fernando (Dynamic, 2022). 

Nel suo contributo, Roccatagliati ha sottolineato la natura complessa dell’opera: «Una creazione ad alto tasso di artigianato musicale, per come Bellini lavorò ad essa aggiungendo, sostituendo, tagliando o omettendo per ragioni contingenti brani (il caso dell’Aria di Carlo, presente nel ’26 e poi a Milano nel ’29, ma non alla ‘prima’ genovese) passi tanto solistici, quanto d’insieme, quanto orchestrali». 

In questo solco si è inserito l’intervento di Graziella Seminara (Università di Catania), “Bianca e Fernando” nel percorso creativo di Bellini, attualmente impegnata nella realizzazione dell’edizione critica dell’opera per la collana Edizione Critica delle Opere di Vincenzo Bellini pubblicata da Casa Ricordi. Seminara ha esaminato le tappe compositive che separano la versione napoletana del 1826 su libretto di Domenico Gilardoni dalla successiva ripresa genovese del 1828 con Felice Romani. 

Il suo contributo ha dato contezza delle vicende della censura borbonica – responsabile del mutamento del titolo in Gernando per tutelare il nome del principe ereditario – e delle novità emerse dalle ricerche d’archivio utili alla ricostruzione del testo musicale. 

A completare la sessione, la relazione di Saverio Lamacchia (Università di Bologna), intitolata Il soggetto di “Bianca e Gernando” sulle scene musicali prima e dopo Bellini, ha percorso la fortuna teatrale dell’intreccio ricavato dal dramma di Carlo Roti. La disamina delle testimonianze librettistiche e delle messe in scena ha offerto una mappatura della circolazione del soggetto nei teatri italiani ed europei del primo Ottocento.

I docenti Alessandro Roccatagliati e Graziella Seminara

I docenti Alessandro Roccatagliati e Graziella Seminara

Fonti, scambi transnazionali e contesti d’epoca

I lavori sono proseguiti nella Sala “Danzuso” del Conservatorio “Vincenzo Bellini” con la terza sessione presieduta da Fabrizio Della Seta (Università di Pavia-Cremona), già curatore dell’edizione critica de IPuritani (2013) per Casa Ricordi. 

In apertura, Giuseppe Montemagno (Conservatorio di Catania) ha preso in esame le ascendenze drammaturgiche dell’opera nella relazione “Bianca e Gernando” e le sue fonti, una pièce à sauvetage alla metà degli anni Venti, con un’analisi dei modelli del teatro europeo di salvataggio.

Continuando, Claudio Vellutini (University of British Columbia, Vancouver) ha presentato l’intervento Le prime produzioni viennesi delle opere di Bellini, tra “intrecci” culturali e prospettive transnazionali. Nel contributo ha ripreso alcuni passi del suo volume Entangled Histories: Opera and Cultural Exchange between Vienna and the Italian States after Napoleon (Oxford University Press, 2025). Lo studio colloca il teatro musicale all’incrocio di relazioni politiche e culturali che collegavano la capitale asburgica e i principali centri teatrali della penisola. 

Nella prospettiva di Vellutini, l’opera italiana nella prima metà dell’Ottocento offrì un terreno fertile per ridefinire le questioni di identità collettiva nell’Impero austriaco post-napoleonico, fino a costituire un tramite ideale per promuovere una visione culturale sovranazionale e mettere in proficuo dialogo reciproco tradizioni differenti. Ha completato la sessione il regista e dramaturg Sergio Morabito con “Bianca e Gernando”: prolegomeni a una lettura scenica, riflessione incentrata sulle possibilità interpretative dell’opera e sulle scelte dell’orizzonte registico contemporaneo.

Curatrice nel 2015 dell’edizione critica di Adelson e Salvini, Candida Billie Mantica (Università di Pavia) ha coordinato la quarta sessione. Le relazioni hanno messo a fuoco il contesto culturale e teatrale partenopeo degli anni Venti. Daniele Cannavò (Università di Catania) ha presentato Bellini e lo spettro del «pedantismo musicale». Infine, Eleonora Di Cintio (Istituto Storico Germanico di Roma) ha esposto Per golìo: Gabriella di Vergy à la Donizetti nella Napoli degli anni Venti: un contributo in cui è stata ripercorsa la vita produttiva del Teatro San Carlo nel 1826 attraverso le vicende della partitura donizettiana, nata senza una committenza ufficiale e rimasta a lungo inedita sulle scene. 

L’ambiente in cui debuttò Bianca e Gernando era segnato dai vincoli della censura reale, dalle strategie impresariali di Domenico Barbaja e dal timore manifestato dallo stesso Bellini nelle lettere a Florimo di fronte alla prestigiosa concorrenza dei maestri attivi nella capitale borbonica. 

Il momento conclusivo della seconda giornata

Il momento conclusivo della seconda giornata

La musica al Cortile Platamone

L’incontro tra riflessione musicologica e prassi si è concretizzato al Cortile Platamone con la presentazione del volume di Claudio Vellutini Entangled Histories: Opera and Cultural Exchange between Vienna and the Italian States after Napoleon (Oxford University Press, 2025), discusso dall’autore con Ilaria Narici e Alessandro Roccatagliati. Una presentazione che ha offerto un ponte teorico fra la circolazione europea del melodramma e la sua prassi.

A chiudere il programma, il Conservatorio “Bellini” di Catania ha collaborato alla realizzazione dell’esecuzione in forma di concerto di una selezione di pagine di Bianca e Gernando. Ne sono stati protagonisti l’Orchestra Giovanile e il Coro del Conservatorio, diretti rispettivamente da Giuseppe Romeo e Carmelo Crinò, insieme a un cast vocale composto da Silvia Bivona, Gaia D’Ambrosio, Roberta Celano, Giuseppe Distefano e Salvo Disca.

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