Dalla passione autodidatta al documentario sul team di Medicina: un racconto che va oltre la competizione e accende i riflettori su ciò che normalmente resta fuori campo
«Per me il Palio d’ateneo è anche uno spazio di libertà creativa. Il documentario racconta la vittoria delle Furie Rosse al Palio d’Ateneo 2025, ma non solo: un percorso di ciò che si vive in quei giorni, che cosa succede dietro le quinte. Volevo dare spazio anche a ciò che normalmente nessuno guarda».
Da questa visione nasce il documentario di Antonino Biondi, studente di Medicina e Chirurgia e videomaker autodidatta, che negli ultimi anni ha trasformato il Palio d’ateneo in un laboratorio narrativo capace di andare oltre il semplice racconto sportivo.
Il suo lavoro - Oltre le Furie è stato presentato nei giorni scorsi nell'aula magna della Torre Biologica - non si limita a catturare l’adrenalina delle gare, ma prova a restituire la complessità di un’esperienza fatta di relazioni, tensioni, organizzazione e vita universitaria partendo dalla “storia” delle Furie rosse, il team di Medicina che lo scorso anno è ritornato al successo (vai all’articolo).
Come è nata la tua passione per il videomaking e perché ti sei “avvicinato” al Palio d’ateneo?
«Accanto al percorso universitario porto avanti da molti anni una fortissima passione per il videomaking, nata circa dodici anni fa e coltivata in modo quasi completamente autodidatta, guardando migliaia di video su YouTube – racconta Antonino Biondi -. Nel 2020 ho deciso di fare un passo concreto acquistando la mia prima videocamera professionale. Due anni dopo, nel 2022, ho assistito al mio primo Palio d’ateneo post-Covid: sono andato a registrare senza sapere davvero fino in fondo cosa fosse questo evento, conoscendo pochissime persone e con la semplice idea di osservare e capire».
«Mi sono reso conto quasi subito che era un ambiente straordinario, pieno di energia, tensione, entusiasmo e dinamiche umane molto forti, e da quel momento ho capito che sarebbe diventato un appuntamento fisso del mio anno – ha aggiunto -. Da lì ho iniziato a migliorarmi a ogni edizione, anche dal punto di vista tecnico, scegliendo attrezzature e obiettivi che mi permettessero di essere il più flessibile e versatile possibile davanti alla grande varietà di sport e situazioni del Palio d’ateneo organizzato dal Cus Catania. Dal 2023 è arrivata anche l’attenzione dell’organizzazione delle Furie Rosse, con cui è iniziata una collaborazione per realizzare video capaci non solo di promuovere l’evento, ma anche di far capire cosa sia davvero questo evento che richiama migliaia di studenti».
Cosa ti ha spinto ad andare oltre i classici video riassuntivi del Palio?
«In questi anni ho raccontato soprattutto il Palio d’ateneo con uno stile molto dinamico, vicino a quello degli spot GoPro: musiche energiche, montaggio rapido, cambi di inquadratura serrati e immagini pensate per restituire l’impatto immediato della giornata», racconta Antonino Biondi.
«A un certo punto mi sono reso conto che i classici video riassuntivi, per quanto efficaci nel trasmettere adrenalina, erano inevitabilmente riduttivi rispetto alla ricchezza reale dell’evento – spiega -. Ogni anno, riguardando tutto il materiale girato, vedevo restare fuori dal montaggio finale moltissime immagini, dettagli e momenti significativi che non riguardavano solo lo sport in sé, ma tutto ciò che gli ruota attorno. Da qui è nata l’esigenza di costruire un racconto più ampio e completo, che andasse oltre il videoclip musicale e provasse a mostrare l'iniziativa goliardica e sportiva nella sua interezza».
Qual è l’aspetto del Palio d’ateneo che il tuo documentario vuole far emergere oltre la competizione sportiva?
«L’obiettivo del documentario è mostrare che il Palio d’ateneo non è soltanto competizione sportiva – spiega lo studente di Medicina -. Molte persone lo percepiscono come qualcosa riservato agli atleti, o come un evento marginale rispetto alla vita universitaria. In realtà, dentro il Palio c’è molto di più: ci sono amicizie, tensione, scherzi, collaborazione, impegno organizzativo, momenti di entusiasmo e anche tanti aspetti meno visibili che meritano di essere raccontati. Il documentario prova a entrare proprio lì, in tutto ciò che di solito non si vede».
«Dal punto di vista narrativo, il film racconta la vittoria delle Furie Rosse al Palio 2025, ma il centro del racconto non è soltanto il risultato finale – ci tiene a sottolineare il videomaker -. Mi interessava soprattutto raccontare il percorso, cioè come si vivono dall’interno quei giorni, che cosa succede dietro le quinte, e come anche gli sport meno seguiti o meno spettacolari abbiano in realtà un loro valore e una loro dignità narrativa. Volevo dare spazio anche a ciò che normalmente nessuno guarda».
«Lo stile del documentario si ispira a una narrazione simile a quella di Drive to Survive: immagini d’azione, backstage e testimonianze dirette che accompagnano lo spettatore dentro l’evento – racconta -. Le interviste sono servite a dare continuità al racconto e a legare tra loro momenti che, da soli, sarebbero rimasti frammenti isolati. In questo caso la voce narrante nasce da chi il Palio lo ha vissuto in prima linea: io, che l’ho seguito con la telecamera e l’ho costruito visivamente, e Francesco Ferro, che ha contribuito a raccontarne dall’interno il significato e l’esperienza».

Antonino Biondi mentre presenta il documentario
Cosa rappresenta il Palio d’Ateneo per te?
«Per me il Palio d'Ateneo è anche uno spazio di libertà creativa. Non è solo un evento da riprendere, ma un contesto dentro cui posso costruire immagini, osservare dinamiche, coordinare dettagli visivi e trasformare tutto questo in un racconto. In questo senso non mi sento semplicemente qualcuno che registra ciò che accade, ma qualcuno che prova a interpretarlo e a restituirlo nel modo più efficace possibile», spiega Antonino Biondi.
Qual è stata la sfida più grande nella realizzazione e nel montaggio del tuo documentario sul Palio?
«La lavorazione del documentario è stata molto più complessa rispetto a quella di un video tradizionale – sottolinea lo studente -. Già durante la registrazione del trailer per il contest video avevamo scelto spesso di lavorare con una doppia camera: una dedicata alla scena principale e un’altra che riprendeva il dietro le quinte. Anche questo materiale è poi diventato parte del racconto. La difficoltà maggiore, però, è stata adattarsi a un evento vivo e imprevedibile: il Palio non si può controllare fino in fondo, non sai in anticipo come andranno le gare, quali momenti riuscirai a cogliere e quali no. Per questo il documentario si è costruito sia nei giorni dell’evento sia in fase di montaggio, lavorando su circa 6 terabyte di materiale video».
«Dal punto di vista produttivo, il lavoro è stato lungo – racconta Antonino Biondi -. Se per i video brevi del Palio servono normalmente alcuni giorni di selezione e montaggio, per questo documentario, che dura circa un’ora, il montaggio ha richiesto circa due mesi di lavoro. C’è stata anche una prima proiezione di una bozza, organizzata in tempi molto stretti, molto diversa dalla versione finale. Anche quella fase, però, è stata importante, perché ha confermato che l’idea funzionava e che il pubblico era curioso di vedere un racconto del Palio fatto in questo modo».

Le Furie rosse, il team di Medicina che nel 2025 ha conquistato il Palio d'Ateneo
Qual è stata la reazione del pubblico al tuo documentario e come influenzerà il tuo prossimo progetto sul Palio?
«Mi ha colpito tantissimo la risposta delle persone – ha spiegato sorpreso Antonino Biondi -. Il documentario è piaciuto anche a chi non aveva vissuto il Palio d’ateneo in prima persona, e questo per me era forse il risultato più importante: riuscire a incuriosire anche chi inizialmente non si sentiva coinvolto. In fondo il senso del progetto è proprio questo: far capire che il Palio non è solo qualcosa da guardare se si gareggia, ma un’esperienza molto più ampia, fatta di energia, legami, organizzazione, identità universitaria e memoria condivisa».
«In vista del prossimo Palio d'Ateneo, in programma dal 13 al 15 maggio (vai all’articolo) mi piacerebbe continuare su questa linea, cioè non limitarmi alla documentazione dell’evento in senso stretto, ma provare a raccontarlo sempre meglio, valorizzandone l’aspetto sportivo e anche quello umano e universitario – spiega il videomaker e studente di Medicina e Chirurgia -. Credo che il Palio d’ateneo abbia ancora molto da esprimere dal punto di vista visivo e narrativo».
«Per la prossima edizione ho intenzione di realizzare i tre videoclip musicali dedicati ai diversi giorni dell’evento – ha aggiunto -. Parallelamente, vorrei lavorare anche a un nuovo documentario, che probabilmente uscirà nel 2027. Ho già ben presenti alcuni aspetti che nel 2025 non hanno funzionato come avrei voluto, e l’obiettivo per la prossima edizione è proprio migliorare quei punti critici, correggere ciò che è mancato e inserire elementi nuovi che rendano il racconto ancora più efficace».
Il documentario sarà proiettato giovedì 9 aprile, alle 15, nell'auditorium del Monastero dei Benedettini, e lunedì 13 aprile, alle 13, nell'aula magna del Polo Bioscientifico del Dipartimento di Agricoltura Alimentazione Ambiente.

Il pubblico presente alla presentazione del documentario