Per la prima volta presenti all’evento l’Accademia di Belle Arti e il Conservatorio “Vincenzo Bellini” di Catania: un’altra possibilità di formazione tra musica, creatività e nuove tecnologie
Sei all’ultimo anno delle scuole superiori, in procinto di passare notti insonni per preparare l’esame di maturità. Il tuo mondo sta cambiando, proiettato verso un futuro fatto di sogni, speranze e progetti ancora in costruzione. I pensieri corrono, oggi più che mai. Te lo chiedono tutti: «E dopo? Cosa farai? Ingegneria o Medicina? Lettere o Giurisprudenza? Economia o Fisica?» Ma tu non sai rispondere, perché la tua voce è un’altra.
Una voce che spesso resta in secondo piano, soffocata dal peso di scelte più “sicure”. Eppure esiste: fatta di emozioni difficili da spiegare, che parlano altri linguaggi — quelli della musica, dei colori, delle forme.
È la voce di chi guarda all’arte, alla musica, alla creatività non come a un’alternativa, ma come a una strada possibile e importante. Una strada che oggi prova a farsi spazio anche nei luoghi dell’orientamento, come il Salone dell'Orientamento, dove per la prima volta il Conservatorio “Vincenzo Bellini” e l’Accademia di Belle Arti di Catania partecipano con uno spazio dedicato.
Il rettore Enrico Foti e la prorettrice Lina Scalisi in visita allo stand del Conservatorio Vincenzo Bellini di Catania
Accademia di Belle Arti di Catania
Cosa rappresenta questa partecipazione al Salone dello Studente per l'Accademia?
«La partecipazione degli studenti dà sicuramente visibilità all'Accademia – spiega il prof. Gianni Latino, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Catania. Il ringraziamento va alla nostra Presidente, prof.ssa Lina Scalisi, che, in qualità di prorettrice, ha reso possibile la prima partecipazione di un istituto di alta formazione artistica e musicale al Salone dell’Orientamento. Oltre all'Accademia è presente anche il Conservatorio: le due istituzioni che rappresentano la musica e le arti sono quindi qui insieme, all'interno di un unico sistema formativo».
Perché è importante che anche le arti abbiano spazio in un evento come questo?
«Tradizionalmente la formazione è vista soprattutto attraverso corsi classici come medicina, ingegneria e lettere. Tuttavia ci sono studenti con una forte vocazione artistica, ed è giusto che possano intraprendere questo tipo di percorso professionale. In questo senso, l'Accademia offre un'alternativa concreta e qualificata».
Qual è l'offerta formativa dell'Accademia?
«Le Accademie nascono intorno al 1500 con le arti figurative — pittura, scultura, decorazione e grafica. Con la riforma del 1999 si sono aperti nuovi percorsi: le nuove tecnologie dell'arte, il fashion design, il cinema, il design e, soprattutto, i beni culturali. Oggi l'offerta spazia dalle arti visive alle arti applicate, unendo tradizione e innovazione».
Anche l’Accademia si sta adattando all’uso delle nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale?
«Forse, in alcuni ambiti, arriva persino ad anticipare l’università» sottolinea la prof.ssa Lina Scalisi, presidente dell’Accademia e prorettrice dell’Università di Catania. «L’Accademia si fonda su elementi centrali come la dimensione laboratoriale, le tecnologie immersive e la multimedialità, che trovano espressione nella realizzazione di mostre e percorsi visivi e sonori, guidati da docenti altamente qualificati. Questo la rende uno degli spazi più sperimentali della ricerca artistica. Qui teoria e pratica si integrano, dando vita a un sapere più completo e articolato. Non esiste una distanza dal mondo universitario, ma piuttosto un’integrazione significativa».
È possibile iscriversi contemporaneamente a un corso universitario e a uno accademico?
«Sì, dal 2023, è possibile iscriversi contemporaneamente a un corso universitario e a uno accademico», precisa il prof. Latino. «Una differenza rilevante resta però l'obbligo di frequenza: il laboratorio deve essere vissuto pienamente, perché è lì che si cresce e si sviluppano le competenze».
Quanto è riconosciuta l'Accademia di Catania a livello nazionale?
«Le accademie, in Italia, hanno un valore aggiunto: l’arte. È qui che il mondo viene a studiarla» – prosegue la prof.ssa Scalisi. «Anche la nostra Accademia, pur essendo relativamente giovane — nata nel 1968 — si distingue per la qualità e la quantità dei progetti realizzati. È la quarta in Italia per numero di studenti e per contributi artistici. Come un tempo esistevano le botteghe, oggi l'Accademia rappresenta uno spazio fondamentale per l'apprendimento pratico dell'arte. Essere inseriti in questo sistema significa anche lavorare per il territorio e fare rete, contribuendo attivamente alla crescita culturale».

In foto la presidente e il direttore dell'Accademia delle Belle Arti, Lina Scalisi e Gianni Latino
Conservatorio “Vincenzo Bellini”
«Una persona si è avvicinata e mi ha chiesto cosa fosse il Conservatorio» racconta divertito Alessio Barone, studente di Composizione al Conservatorio Vincenzo Bellini di Catania e membro della Consulta degli Studenti. «Questo spazio è l'occasione giusta per far conoscere una realtà importante, in una città che ha il Teatro Bellini come punto di riferimento culturale».
Cosa vi aspettate da questa partecipazione al Salone?
«Sicuramente chi viene qui è più orientato verso i dipartimenti più tradizionali. Però, grazie alla possibilità di frequentare contemporaneamente università e conservatorio, con formule part-time e percorsi misti, pensiamo che possa esserci interesse anche per un percorso artistico e musicale di alta formazione. Questa modalità permette di conciliare entrambe le strade».
Avete già ricevuto richieste?
«Sì, c’è curiosità. Qualcuno si è già avvicinato per chiedere informazioni, soprattutto sulla formula part-time».
Quali tra i vostri corsi sono i più seguiti?
«Sicuramente il pianoforte è tra i più richiesti, e abbiamo classi di ottimo livello. C'è una buona partecipazione anche nei corsi di strumenti a fiato, in particolare il flauto. Poi c'è il corso di didattica della musica, per chi vuole insegnare. E non manca l'ambito jazz, per il quale abbiamo già ricevuto diverse richieste. Quindi non c'è solo il classico».
E gli sbocchi professionali?
«Gli sbocchi sono diversi. Per chi ha talento e grande dedizione, c'è la possibilità di diventare solista o concertista. Poi ci sono le orchestre, in Italia e all'estero, e la direzione d'orchestra. Esistono anche ambiti meno conosciuti ma molto importanti, come la musicologia e la ricerca. Ad esempio la semiografia — lo studio dei segni musicali antichi: gregoriani, rinascimentali, barocchi. Un lavoro che non consiste solo nel ritrovare spartiti nascosti nelle biblioteche storiche, ma anche nel tradurli in un linguaggio contemporaneo».
L'insegnamento resta il percorso più conosciuto?
«Sì. Ma spesso non si è consapevoli delle opportunità nella ricerca, che rappresenta uno degli ambiti più stimolanti per chi è veramente appassionato di musica».
C'è anche un rinnovamento in corso per il Conservatorio?
«Sì. Tra qualche anno avremo una struttura pienamente adeguata, all'altezza del suo ruolo.»
Sei all’ultimo anno delle scuole superiori, ti avvicini all’esame di maturità. E la domanda resta la stessa: «E dopo? Cosa farai?».
E se la risposta non è tra quelle più comuni, se la tua voce immagina, sente, sogna, allora forse sai già da che parte andare.

Alessio Barone, studente di Composizione al Conservatorio Vincenzo Bellini di Catania e membro della Consulta degli Studenti