Paesaggio come comunità e responsabilità condivisa

Al Dipartimento di Scienze umanistiche un confronto interdisciplinare sul futuro del territorio tra cultura, ambiente e partecipazione collettiva

Irene Persano e Adriano Spata

«Il luogo in cui abitiamo è il riflesso della società». Non una semplice affermazione d’apertura, ma una chiave di lettura radicale del presente: Paolo Castelnovi, presidente dell’associazione Landscapefor, affida a queste parole l’avvio della giornata di studi sul paesaggio promossa dal Centro interdipartimentale Territorio, sviluppo e Ambiente dell’Università di Catania, ribaltando subito l’idea di paesaggio come sfondo neutro e immobile. Qui il paesaggio non osserva la società: la racconta, la assorbe, la restituisce.

«Dobbiamo sradicare l’idea del paesaggio come sfondo: il paesaggio è totale, interdisciplinare e comunitario», ha aggiunto Castelnovi, aprendo così a una visione più ampia e dinamica che subito trova eco nell’intervento del prof. Vincenzo Piccione, il quale, citando Darwin, ricorda come «non sopravvive il più forte, né il più intelligente, ma chi meglio si adatta al cambiamento». 

Un momento dell'intervento di Paolo Castelnovi

Un momento dell'intervento di Paolo Castelnovi

In questa stessa direzione si inserisce anche il prof. Alessandro Lutri, che mette in guardia da ogni riduzione consumistica del territorio: «Non possiamo continuare a considerare il paesaggio come un bene di consumo», afferma, richiamando la necessità di uno sguardo umano inclusivo, capace di riconoscere la presenza di tutti gli esseri viventi che lo abitano. 

A fare da cornice e da raccordo istituzionale al confronto è infine la direttrice del dipartimento di Scienze umanistiche Stefania Rimini, che apre il dialogo con un augurio di collaborazione tra ambiti diversi, affiancata dalla professoressa Melania Nucifora, direttrice del Centro TeSA.

Melania Nucifora e Alessandro Lutri

In foto da sinistra i docenti Melania Nucifora e Alessandro Lutri

«Lo studio universitario ci porta ad operare forti distinzioni tra campi diversi; le scienze sociali da un lato e quelle naturali dall’altro – ha sottolineato Castelnovi orientando il discorso verso la sinergia accademica: «L’approccio necessario per il futuro, tuttavia, è collaborativo: non possiamo considerare il paesaggio nella sua dimensione tecnica senza tenere conto che paesaggio è anche interpretazione di chi vi abita e quindi ha una dimensione sociale» 

«In Italia i problemi di progettazione del territorio hanno radici culturali profonde: il nostro modello di studio del paesaggio prevede analisi e collocazione storica dei beni del territorio, un approccio critico che termina con un piano tutelare minimo», ha aggiunto. 

«Ci mancano le buone pratiche, la costanza del gruppo – ha evidenziato -. È diffuso il pensiero che tutto vada da sé, che la tutela dipenda dall’alto. Ma a far parte del paesaggio troviamo anche le persone comuni, noi siamo parte della sua tutela. Interveniamo sul paesaggio con le nostre azioni e dovremmo prendercene cura».

In foto da sinistra Melania Nucifora, Alessandro Lutri e Stefania Rimini

In foto da sinistra i docenti Melania Nucifora, Alessandro Lutri e Stefania Rimini

Successivamente il dialogo si è spostato sul Premio Nazionale del Paesaggio, in cui il progetto paesaggistico siciliano Geloi Wetland(vai all’articolo), è stato premiato con una menzione. 

«I piani di cui avremmo bisogno sono molto lungimiranti – ha spiegato il prof. Castelnovi -, nonostante ciò, la classe dirigente spinge per ricevere risultati rapidamente e di conseguenza il premio si trova a dare precedenza e consolidare i progetti di tutela già presenti». 

«In Italia c’è paura del cambiamento – ha continuato -, in Europa si parla già di Convenzione europea del paesaggio che codifica un nuovo modo di studiare e vivere il paesaggio: da sfondo a centro della comunità. Nel quadro europeo, le buone pratiche necessarie alla sopravvivenza del paesaggio, sono diventate parte della cultura popolare».   

Uccelli migratori nelle aree umide Geloi wetland con vista su Gela (foto di Davide Pepi)

Uccelli migratori nelle aree umide Geloi wetland con vista su Gela (foto di Davide Pepi)

A seguire la professoressa Teresa Graziano del Dipartimento di Agricoltura alimentazione e ambiente dell’Università di Catania ha riportato l’attenzione sul significato della parola “paesaggio” e le sue caratteristiche: «L’etimologia della parola paesaggio è legata all'idea di comunità. L'antica radice germanica skaft, da cui deriva l'inglese landscape, nel suo significato rimanda a un gruppo che agisce collettivamente per rendere abitabili territori difficili».

«Nel mondo anglosassone questo legame si è poi spezzato a causa delle privatizzazioni dei terreni per scopi agricoli, generando un vero divorzio tra individui e natura – ha detto -. A sua volta il termine francofono paysage, più simile all’italiano, mantiene viva la commistione tra territorio e terre comuni, inglobando nel suo significato l’idea dei confini condivisi».

Punto cardine dell’incontro è diventato poi il diritto al paesaggio. Citando gli studi della filosofa Donna Haraway sulla responsability, la docente ha evidenziato la necessità «di superare una visione in cui l'uomo si sente padrone assoluto del mondo».

«Sono proprio gli approcci legati allo sfruttamento intensivo a mettere in crisi l'idea stessa di paesaggio – ha proseguito -. Negli anni Ottanta dell’Ottocento si temeva che l'industrializzazione avesse causato la morte del paesaggio». «Oggi sappiamo che è in atto una crisi della leggibilità: il problema non è la fine del paesaggio, ma la nostra incapacità di capirlo fino in fondo», ha aggiunto.

In foto Teresa Graziano

In foto la docente Teresa Graziano

A chiudere l’incontro il professore Fausto Nigrelli che ha ripreso la questione interpretativa del paesaggio, spiegandola attraverso il dipinto “La condizione umana” di Magritte in cui «una tela è posizionata su un cavalletto e nasconde una finestra». «Sulla tela è dipinto esattamente ciò che potremmo vedere affacciandoci», ha aggiunto il presidente della Struttura didattica speciale di Siracusa.

«Questo dimostra che l'uomo, pur vivendo dentro il mondo, lo riconquista e lo rende comprensibile raccontandolo con il proprio linguaggio - ha affermato il docente - è la narrazione umana a rendere il paesaggio diverso dal territorio. Paesaggio è territorio ripensato e rimediato dall’umano. E così diventa patrimonio comune».

In foto un momento dell'intervento del prof. Fausto Carmelo Nigrelli

In foto un momento dell'intervento del prof. Fausto Carmelo Nigrelli

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