Resistencia, un viaggio mentale per comprendere sé stessi

Il tema è stato sviluppato con un cortometraggio da 23 allievi del laboratorio VideoMaking LAB 2.0 condotto da Dario Grasso, Giorgio Raito e Giuliano Severini della WebTv d’ateneo

Un momento della routine di Giorgio
Un momento della routine di Giorgio
Un momento della routine di Giorgio
Un momento della routine di Giorgio

In un mondo monocromatico, dominato dal rigore e dall’efficienza, c’è ancora spazio per la libertà?È il tema del cortometraggio Resistencia, prodotto finale del laboratorio sui linguaggi audiovisivi VideoMaking LAB 2.0, condotto da Dario Grasso, Giorgio Raito e Giuliano Severini, videomaker della WebTV dell’Università di Catania.

Un’iniziativa, già alla seconda edizione, che ha permesso a 23 allievi e allieve di acquisire i fondamenti di videomaking, scrittura creativa, regia e montaggio e, successivamente, grazie a queste competenze, di realizzare, oltre al cortometraggio, anche il trailer e il backstage.

Restituzioni di un lavoro di 40 ore - tra febbraio e luglio, anche sotto il sole cocente d’estate – che sono stati proiettati nei giorni scorsi al Centro Universitario Teatrale.

A partecipare al laboratorio, contribuendo fattivamente alla realizzazione del corto, gli allievi e allieve Syria Assenza, Simona Barresi, Laura Beninato, Stefano Carbone, Pietro Caruso, Giulia De Luca, Ludovica Ferrante, Monica Fiorenza, Grazia Fisichella, Ludovica Gallitto, Giorgia Maria Leonardi, Corrado Maria Minniti, Irene Ester Monti, Maria Pia Desiree Muscolino, Giorgia Ludovica Myriam Napolitano, Concetto Privitera, Noemi Rapisarda, Giulia Renda, Serena Federica Rizzo, Federica Romano, Alfio Yury Scrofani, Mirko Spampinato e Giuseppe Tringali.

Al termine della proiezione sono stati consegnati gli attestati di partecipazione.

Gli allievi e le allieve insieme con i curatori del laboratorio

Gli allievi e le allieve insieme con i curatori del laboratorio

Resistencia, il corto che racconta il viaggio mentale contro il sistema di Giorgio

Il corto segue la routine giornaliera di Giorgio, studente universitario interpretato da Corrado Maria Minniti, e la serie di eventi che lo porteranno a mettere in discussione la realtà che lo circonda. La pellicola, girata negli ambienti del maestoso Monastero dei Benedettini, costruisce il breve ritratto di un mondo in bianco e nero, fatto di spazi circoscritti, lunghi corridoi tra cui Giorgio si sposta e dai quali traspare la vera ostilità che si cela dietro un falso senso di sicurezza, dettato da una verità confezionata ad hoc da chi vuole pensare per te.

L’eco di una voce sintetizzata rimbomba nelle orecchie del protagonista, parla di una sola verità: l’efficienza e la produttività. Nutrire la mente ogni giorno assiduamente per migliorare sé stessi, questo è il motto dietro cui il regime repressivo di Resistencia si occulta, agli occhi di tutti, ma impercettibile. Il parallelismo è immediato con il genere della fantascienza distopica, ed in particolare con il celebre romanzo di George Orwell, 1984, che sarà proprio chiave di lettura nonché elemento narrativo di svolta del corto. Recatosi in biblioteca per riscuotere il suo materiale di studio, a Giorgio verrà consegnato un libro diverso dagli altri, proprio 1984.

1984, George Orwell

1984, George Orwell

Studiando quest’opera sosterrà successivamente un esame universitario, ma Giorgio darà una risposta che va contro il sistema autoritario, infatti, il professore si stranisce nel sentire questa risposta. A questo punto, il protagonista vive una sorta di viaggio mentale: si ritrova improvvisamente nella sala rossa del monastero, ovvero, il rifugio segreto di coloro che sono contro il sistema, dove si troverà anche la bibliotecaria che gli ha passato il libro all'inizio del cortometraggio.

Dopo il viaggio in sè stesso, che potenzialmente potrebbe essere frutto della sua immaginazione, lui ritorna con la mente all'esame al momento prima di dare la risposta, ma la proiezione termina prima, in modo da lasciare lo spettatore con la curiosità di cosa alla fine avrebbe risposto.

Da un corto nasce un’esperienza di vita, non solo formativa

Emozionati, felici, orgogliosi. Tanti sorrisi e sguardi piacevoli che si incrociano tra i protagonisti che non sono voluti mancare alla "prima" di Resistencia. L'hanno vissuta così la proiezione sul grande schermo della loro prima "opera" i 23 allievi e allieve insieme con gli amici e alcuni parenti. Un’iniziativa che è servita, soprattutto, a creare unione e legami che rimarranno nel tempo. Da perfetti sconosciuti a colleghi impegnati in un lavoro di team fino a diventare amici creando subito un legame, nello stesso ambiente lavorativo.

E proprio loro, gli allievi del laboratorio, dopo la proiezione, hanno preso la parola per raccontare momenti piacevoli e spassosi, ma anche impegnativi senza non nascondere l’emozione e anche qualche lacrima.

A cominciare da Mirko Spampinato, che si è occupato anche di divertenti riprese dietro le quinte: «È bellissimo vedere come tante persone possano creare una singola cosa, come abbiamo visto nel corto, tutti eravamo uguali – ha detto -. Abbiamo voluto sottolineare che tutti noi siamo diversi ed è bello vedere come tutti abbiamo creato quello che abbiamo creato».

Proprio i protagonisti del laboratorio hanno “promosso” una terza edizione del laboratorio, una esperienza e a conclusione della proiezione hanno preso la parola “a cuore aperto” – come hanno evidenziato tutti - dando libero corso alle proprie emozioni.

Corrado Maria Minniti

Lo studente Corrado Maria Minniti, nelle vesti di Giorgio, mentre passeggia lungo il cortile del Monastero dei Benedettini con una copia di 1984 di George Orwell

Irene Monti, spronata dai curatori del laboratorio, ha svelato il “sogno” di diventare un giorno una regista, mentre Graziana Fisichella, che ha partecipato alla scrittura della sceneggiatura, si è occupata del “ciak” per alcune scene e ha vestito i panni anche di comparsa.

«Sono cose che ti sembrano lontane dalla realtà che vivi e che pensi si possano fare solo nei grandi studi, ma ti rendi conto che, organizzandosi, si può creare qualcosa anche avendo pochi mezzi», ha detto Graziana Fisichella.

«Per me è stato piacevole partecipare al corso perché, per la prima volta, ho potuto sperimentare con le mie mani cose che avevo solo immaginato. Mi ha aiutato tanto nell'aprirmi e nel superare la mia timidezza perché mi ha fatto mettere in gioco nel creare qualcosa dal nulla confrontandomi con altri», ha aggiunto evidenziando gli insegnamenti che ha tratto da questa esperienza.

Giorgio mentre sostiene l'esame

Un momento dell'esame universitario di Giorgio

Laura Beninato(vai al suo racconto), che ha collaborato pure per la sceneggiatura, si è soffermata sulla scelta di 1984 di Orwell come ispirazione di tutto il montaggio: una denuncia alla tossicità del sistema universitario e delle sue manie di controllo e perfezione. «Giorgio vive in un mondo in cui tutto è perfetto, le persone pensano tutte allo stesso modo, si vestono allo stesso modo, seguono, fanno, dicono tutti le stesse cose», ha detto.

«Giorgio scopre, leggendo questo libro, che in realtà ciò nessuno può decidere cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Perché facciamo queste cose? Chi l’ha deciso?», ha concluso il suo intervento sottolineando la denuncia in generale alla società e ai suoi organi visto che l’università è una microsocietà in sé e il suo sistema invita gli studenti a formarsi e a crescere per un futuro migliore.

Il backstage della scena in biblioteca

Il backstage della scena in biblioteca

A seguire Giorgio Raito, curatore del laboratorio, ha precisato che ognuno dei partecipanti ha ricoperto un ruolo importante nella realizzazione del cortometraggio.

«Ogni maestranza coesiste sul set solo se collabora con le altre in modo sinergico – ha detto -. Se manca uno di questi fattori, non si raggiungerà il risultato atteso. Voi, invece, creando questo corto avete testimoniato che avete lavorato tutti, e tutti bene. Non c'è chi ha fatto di più, chi l'attore, chi l'operatore, chi il backstage. È stato un lavoro di tutto il gruppo, avete lavorato tutti e bene e questo è un valore aggiunto per tutti noi».

E proprio mentre in scena entra Corrado, il protagonista, accolto dagli applausi di tutti i presenti per la sua professionalità sul set, Giorgio Raito ha raccontato un aneddoto di fondamentale importanza sul set: il momento in cui Corrado si allontana dalla scena per memorizzare una parte in soli cinque minuti e recitarla come se nulla fosse, una volta rientrato sul set.

«Una cosa che ho imparato tanto è quando uno ti dice sei stato un bravo attore», ha aggiunto Giorgio Raito che ha proseguito il suo intervento riprendendo le parole del regista Mario Guarneri: «Sei stato un bravo attore vuol dire che non sei stato un bravo attore, perché vuol dire che stai recitando e quindi percepisci la recitazione. Se invece uno ti dice hai interpretato perfettamente quel ruolo, allora sì che sei stato bravo».

Giorgio Raito

Giorgio Raito mentre illustra alcune tecniche di ripresa

Hanno collaborato Valentina Eltahawy, Massimiliano Galizia e Giuliana Moscuzza

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