Il progetto rilancia la tutela dei Pantani della Sicilia sud-orientale e ispira la Mit-Unict Summer School 2026 “Climate Resilient Solutions for Sicily”, che porterà a Siracusa e Catania studenti e ricercatori internazionali per progettare soluzioni innovative basate sulla natura
Le coste del Mediterraneo sono sempre più esposte a erosione, allagamenti, siccità ed eventi estremi. Ma proprio dalla Sicilia arriva un modello capace di trasformare la crisi climatica in un’opportunità di innovazione ambientale, scientifica e formativa. Con Rest-Coast, i Pantani della Sicilia sud-orientale sono diventati un laboratorio a cielo aperto dove ricerca, monitoraggio e Nature-based Solutions sperimentano nuove strategie di adattamento climatico.
Un’esperienza che oggi guarda oltre il progetto europeo e si traduce nella Mit-Unict Summer School 2026, ponte internazionale tra università, territori e nuove generazioni chiamate a progettare il futuro resiliente del Mediterraneo.
Gli habitat costieri, infatti, sono sempre più minacciati da processi antropici e dall’impatto dei cambiamenti climatici. L’assenza di strategie integrate nonché di politiche frammentate e meccanismi di governance poco efficaci favoriscono interventi di restauro ambientale isolati, che non considerano nel complesso la fornitura di servizi ecosistemici (ESS) offerta dagli habitat naturali. Si registra quindi una progressiva perdita di capitale naturale e dei benefici connessi, con conseguenze sempre più gravi per le comunità e i territori costieri.
Rest-Coast – progetto quinquennale del Programma Horizon 2020 che ha racchiuso 41 partner – ha inteso dimostrare come interventi di restauro costiero a larga scala rappresentano misure efficaci di adattamento al cambiamento climatico, riducendo i rischi e migliorando la biodiversità (BDV) di ecosistemi vulnerabili. Grazie al superamento di barriere tecniche, economiche e sociali, il progetto ha promosso la riconnessione eco-idraulica del continuum terra-mare, per aumentare la biodiversità e migliorare i servizi ecosistemici in 9 siti pilota, tra cui il complesso lagunare-costiero dei Pantani della Sicilia Sud-Orientale.
Un progetto che volge al termine, ma che già rappresenta la base per ulteriori iniziative come spiega la prof.ssa Rosaria Ester Musumeci, responsabile scientifica per Unict. «I risultati del progetto sono stati raggiunti, la rete di monitoraggio è attiva così come i modelli numerici – spiega la dcoente del Dipartimento di Ingegneria civile e architettura di Unict -. Tutti i partner del progetto hanno dato il proprio contributo e da Rest-Coast è nata un'altra iniziativa, il progetto Interreg Italia-Malta “Wet2Wise”. Quest’ultimo, sulla base dei dati e risultati di Rest-Coast sta costruendo una nuova rete scientifica che si occupa sempre di zone umide costiere, di cambiamento climatico e di protezione della biodiversità, ma con un focus che si allarga all’intera Sicilia e non solo alla zona dei Pantani Sud-est della Sicilia».
Nei nove siti pilota del progetto Rest-Coast è stata messa alla prova, con un approccio interdisciplinare e fortemente operativo, l’efficacia degli interventi di restauro costiero e delle Nature-based Solutions (NbS) su larga scala. L’obiettivo era verificare in che modo queste soluzioni possano contribuire ad aumentare la biodiversità e a rafforzare i servizi ecosistemici, strumenti sempre più centrali per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici.

I Pantani Cuba e Longarini, Sicilia sud-orientale
Il lavoro ha permesso di definire nuove metriche per la valutazione quantitativa dei servizi ecosistemici e della biodiversità, oltre a sviluppare modelli predittivi utili alla pianificazione di strategie di adattamento climatico. Parallelamente, il progetto ha individuato misure di governance e strumenti finanziari innovativi per garantire la sostenibilità degli interventi nel lungo periodo.
Per quanto riguarda il sito pilota siciliano di Rest-Coast, le attività si sono concentrate su più fronti. In primo luogo è stata avviata una raccolta sistematica di dati ambientali attraverso una rete di sensori e campagne di monitoraggio sul campo. Questo lavoro ha consentito di analizzare nel dettaglio le dinamiche del sistema costiero, sia dal punto di vista abiotico — come regime idrologico, salinità, interazioni tra mare e laguna e trasporto dei sedimenti — sia sotto il profilo biologico, monitorando copertura vegetale, presenza faunistica e stato di conservazione degli habitat.
Accanto alle attività di monitoraggio, sono stati sviluppati modelli numerici avanzati per stimare il rischio di allagamenti ed erosione costiera in diversi scenari climatici e per valutare l’efficacia delle diverse combinazioni di Nature-based Solutions.
Sulla base dei risultati ottenuti dalle analisi di campo e dalla modellazione numerica, sono stati, inoltre, definiti percorsi di adattamento al cambiamento climatico che integrano variabili ambientali, climatiche e socioeconomiche, offrendo così strumenti concreti per la pianificazione futura del territorio.
Un ruolo centrale è stato, infine, affidato al coinvolgimento degli stakeholder locali — enti gestori, associazioni ambientaliste, amministrazioni pubbliche e autorità regionali e nazionali — con l’obiettivo di creare una rete stabile di soggetti in grado di garantire, nel tempo, coordinamento e continuità agli interventi di ripristino degli ecosistemi naturali.
Il progetto Rest-Coast ha anche supportato la Mit-Unict 2024 Summer School Reinventing Coastal Wetlands, organizzata in collaborazione tra il Dipartimento di Ingegneria civile e architettura di Unict e il Massachusetts Institut of Technology di Boston negli Stati Uniti, e “creato” un serious game, il Coastal Challenge per imparare a governare il futuro delle coste tra crisi climatica, sviluppo economico e tutela ambientale.

Un momento di un meeting del progetto ospitato dall'Università di Catania (foto: Rest-Coast)
La sfida del clima parte dalla Sicilia: Mit e Unict insieme per costruire soluzioni resilienti
La Sicilia si propone come un vero laboratorio a cielo aperto per sviluppare soluzioni innovative e resilienti ai cambiamenti climatici. È questo l’obiettivo della seconda edizione della Mit-Unict Summer School 2026 Climate Resilient Solutions for Sicily, in programma tra Ortigia e Catania dal 14 al 28 giugno.
Di fronte alle sfide proposte da eventi estremi come siccità, alluvioni e cicloni, verificatisi di recente anche nel Mediterraneo, la risposta passa dall’integrazione di tecnologie sostenibili e approcci di “Ingegneria con la Natura”, fondamentali per progettare strategie preventive efficaci e costruire un futuro più resiliente. Non a caso è stata scelta come immagine emblematica della Summer School proprio la scultura della Nike di Carmelo Mendola, a Giardini Naxos, simbolo orgoglioso di resistenza contro la furia del ciclone Harry.
La Scuola 2026, alla quale è possibile candidarsi entro il 15 maggio (vai alla news), si svolgerà tra Palazzo Impellizzeri a Siracusa e Villa Citelli a Catania, accogliendo studenti del Massachusetts Institute of Technology, dell’Università di Catania e della Sapienza Università di Roma. L'iniziativa riceve un supporto economico da parte della Scuola Superiore di Catania, nell'ambito del progetto SAFI3 – Sinergie per orientare e promuovere un’Alta Formazione Innovativa, Interdisciplinare, Internazionale.

La scultura della Nike di Carmelo Mendola, Giardini Naxos
Il valore aggiunto della collaborazione con il Mit risiede anche nel confronto diretto con figure di eccellenza della ricerca internazionale: dalla professoressa Paola Malanotte-Stone, a esperti di ingegneria biologica impegnati nello sviluppo di soluzioni resilienti per l’agricoltura come il prof. Benedetto Marelli, fino al professor Andrew Whittle, riferimento globale nel campo delle infrastrutture, e alla prof.ssa Heidi Nepf, esperta di eco-idraulica e studiosa dell’uragano Harry.
«La prima edizione ha registrato un bilancio estremamente positivo – spiega la prof.ssa Rosaria Ester Musumeci -: l’entusiasmo degli studenti e il ritorno del Mit ne sono la prova concreta. Molti partecipanti intendono candidarsi nuovamente, forti di un’esperienza che ha lasciato un segno profondo. Anche la scelta di Siracusa come sede si è rivelata vincente, grazie all’accoglienza del territorio e al fascino della città. Quest’anno la scuola coinvolgerà anche le sedi catanesi, offrendo una visione più completa dell’ateneo».
Attraverso workshop interattivi, attività pratiche ed escursioni sul campo, i partecipanti lavoreranno allo sviluppo di soluzioni concrete, partendo dall’analisi di casi reali e dalle ricerche più avanzate. In team multidisciplinari, affronteranno sfide cruciali come la gestione dei sistemi idrici, l’innovazione nella produzione alimentare ispirata alla natura e la difesa da inondazioni ed erosione costiera. Il percorso sarà guidato da scienziati di primo piano nei campi dell’oceanografia e dell’ingegneria civile, costiera e biologica, offrendo un’esperienza formativa di alto livello, concreta e orientata all’impatto.

Studentesse e studenti che hanno partecipato alla Summer school del 2024
L’attenzione sarà rivolta in particolare alla gestione dei sistemi e delle infrastrutture idrauliche, alla difesa delle aree costiere da eventi estremi come cicloni e Medicanes, alla salvaguardia delle risorse idriche ed energetiche e alla protezione degli asset urbani, agricoli e infrastrutturali più vulnerabili. L’attenzione si estenderà poi anche agli scenari globali grazie al contributo di Mariangela Zappia, ambasciatrice e presidente dell’Istituto per gli Studi di Politica internazionale e al diplomatico messicano Juan Josè Gomez-Camacho.
«Siamo alla seconda edizione della Summer School, un traguardo tutt’altro che scontato – commenta il rettore Enrico Foti, promotore dell’iniziativa insieme con i docenti Rosaria Ester Musumeci e Luca Cavallaro -. Rappresenta infatti una chiara riconferma della fiducia da parte del Mit, tra le università più prestigiose al mondo, maturata dopo l’esperienza dello scorso anno. Anche quest’anno, al termine del programma, gli studenti americani prolungheranno la loro permanenza per svolgere attività di ricerca all’interno delle nostre strutture, consolidando ulteriormente la collaborazione».
«Una novità rilevante è il coinvolgimento dell’Università "La Sapienza" di Roma, che, riconoscendo il valore dell’iniziativa, contribuirà con propri docenti e studenti – ha aggiunto il rettore Enrico Foti -. È un segnale importante: quando si costruiscono percorsi di qualità, si può invertire una tendenza cronica che vede i nostri studenti cercare opportunità altrove. Al contrario, diventiamo noi un polo attrattivo».
«La Scuola estiva combina lezioni frontali e, soprattutto, attività di progettazione di gruppo a carattere interdisciplinare – sottolinea, invece, la prof.ssa Rosaria Ester Musumeci -: studenti con background diversi collaborano per affrontare problemi complessi secondo un approccio, già sperimentato con grande successo. Dall’analisi delle cause fino alla definizione di soluzioni, passando per la valutazione economica e della sostenibilità, i partecipanti acquisiscono non solo competenze tecniche, ma un metodo di lavoro flessibile, orientato all’innovazione e capace di integrare prospettive diverse».

In foto il rettore Enrico Foti e la prof.ssa Rosaria Ester Musumeci, in mezzo la docente Serenella Sferza (Summer school 2024)