Alla Scuola Superiore di Catania è stato presentato il nuovo centro di ricerca interdipartimentale School for Saving Classics
“Perché il mito di Orfeo?” La risposta, per Orazio Portuese, è molto più di una scelta tematica: è una dichiarazione d’intenti, “una metafora del tipo di lavoro intellettuale che vogliamo svolgere all'interno della School for Saving Classics”.
“Così come Orfeo scende negli Inferi per ritrovare l'amata Euridice, noi antichisti vogliamo fare qualcosa di analogo, ovvero scendere nelle profondità del passato per riportare alla luce ciò che rischierebbe diversamente di cadere nell'oblio. Quindi non è una scelta puramente tematica, ma una scelta per l'appunto metaforica”, ha aggiunto Orazio Portuese, associato di Lingua e letteratura latina all’Università di Catania in apertura della tavola rotonda Il mito di Orfeo dalle radici indoeuropee alla riscrittura umanistica.
Un’iniziativa - che si è tenuta nei giorni scorsi nella suggestiva ex Cappella di Villa San Saverio nell’ambito del progetto SAFI3 – Sinergie per orientare e promuovere un’Alta Formazione Innovativa, Interdisciplinare, Internazionale - che ha inaugurato ufficialmente le attività della School for Saving Classics, il nuovo centro di ricerca interdipartimentale dell’Università di Catania nato per rilanciare la centralità della cultura classica greca e latina e seguirne le metamorfosi dal Medioevo fino alla contemporaneità.
Un momento dell'intervento del prof. Orazio Portuese
La metafora della discesa negli Inferi guida l’intero progetto: “Seguire le tracce di Orfeo nella tradizione medievale, umanistica e moderna rispecchia perfettamente le finalità della SSCl: mostrare la vitalità della classicità, la sua capacità di rigenerarsi e parlare alle generazioni di oggi”.
“Per questo il mito di Orfeo mi è apparso adeguatissimo – ha aggiunto -. Orfeo è un personaggio riletto nel corso dei secoli in vario modo, in tutte le letterature, ma soltanto nella tradizione classica. Pertanto provare a seguire le tracce di Orfeo corrisponde perfettamente alle finalità del nostro centro”.
“Vogliamo provare a integrare le discipline, a individuare la cultura classica greca e latina, nella sua interdisciplinarietà sul piano umanistico e della ricerca di qualsiasi tipo, come terreno di confronto comune per dimostrare quanto sia attuale ancora oggi”, ha tenuto a precisare il docente.

Un momento dell'incontro
Un viaggio nel mito attraverso epoche e saperi
La giornata di studi ha riunito studiosi di fama internazionale – Jens Braarvig, Jeroen De Keyser, Mario Lentano, Velizar Sadovski, Athanassios Vergados – per esplorare Orfeo da prospettive complementari: dalla radice indoeuropea al simbolismo religioso, dalla poesia antica alla ricezione umanistica. Un mosaico di interventi concepito, spiega Portuese, “per restituire ai ragazzi un Orfeo vivo, sfaccettato, vicino alle loro domande”.
Il docente ha insistito anche sull’urgenza di superare la distanza artificiale che spesso separa gli studenti liceali e anche dell’università dai classici: “Orfeo lo leggiamo nelle Georgiche di Virgilio, nelle Argonautiche di Apollonio Rodio, ma se rimane confinato nell’antico rischia di intimorire. Invece è un eroe della trasgressione, della ribellione, un personaggio che attraversa letterature e secoli: dal Settecento europeo a Bufalino”. “L’obiettivo è chiaro: dimostrare che la cultura classica non è un monumento inerte, ma un prisma attraverso cui continuano a riflettersi le nostre domande – ha aggiunto -. Con il centro di ricerche vogliamo fare vedere che Orfeo ce l'abbiamo nel sangue, ce l'abbiamo nella nostra prospettiva religiosa, è l'eroe della trasgressione, è l'eroe della ribellione”.
Un momento dell'intervento del prof. Orazio Portuese
“Gli antichi non devono fare paura”
Nel suo intervento il prof. Orazio Portuese non nasconde l’autocritica: “Per troppo tempo gli antichisti hanno contribuito ad allontanare il grande pubblico, arroccandosi nell’idea che nulla sia superiore ai classici greci e latini. Abbiamo creato una gerarchia in cima alla quale stanno i classici greci e latini che hanno una naturale superiorità”.
Una postura che, secondo il professore, ha persino alimentato timori infondati: “Già il nome di Cicerone fa paura, Virgilio intimorisce. Ma non bisogna partire dal presupposto che questi testi appartengano a un’élite. Sono dei giovani. E devono poterli interrogare con le domande della loro generazione. Occorre trovare le giuste strategie comunicative per risvegliare nei giovani le domande da rivolgere agli antichi perché le domande che noi oggi ci poniamo sono le stesse che si ponevano i nostri padri”.
Il compito della School for Saving Classics sarà dunque anche educativo: “Vogliamo mostrare agli studenti che la cultura classica è un luogo di confronto comune, uno strumento per leggere il presente. Chi ama la letteratura francese, inglese o moderna non può ignorare che quegli autori si sono formati sui classici. Anche quando crediamo di poterla mettere da parte, la classicità ritorna”.
Il pubblico presente all'incontro
La Scuola Superiore di Catania come “casa” degli studiosi
L’incontro è stato aperto dalla prorettrice Lina Scalisi, che ha sottolineato il legame profondo tra Orazio Portuese e la Scuola Superiore di Catania.
“È un prodotto della Scuola Superiore di Catania, è cresciuto qui ed è oggi un collega capace di valorizzare e rigenerare le grandi tradizioni dei classici – ha detto la prof.ssa Lina Scalisi -. Questa struttura rappresenta un’occasione straordinaria per chi vuole fare ricerca in questo campo, e la sua presentazione proprio in questi luoghi testimonia che la Ssc è una casa in cui i suoi allievi possono sempre tornare”.
La prorettrice, in chiusura di intervento, ha ricordato agli studenti il ruolo che li attende: “Siete gli alfieri della cultura chiamati a far crescere questo territorio. L’Università e la SSC lavorano per attrarre nuove risorse e investimenti: la vostra formazione è parte di questo progetto”.
Un momento dell'intervento della prorettrice Lina Scalisi