Nell’aula “Santo Mazzarino” la voce delle nuove generazioni tra radio e musica, responsabilità e visione del futuro
In un’aula carica di storia, tra parole dense di responsabilità e canti che hanno attraversato secoli e culture, l’inaugurazione del 591° anno accademico ha restituito un messaggio chiaro: l’Università di Catania non è soltanto un’istituzione che forma, ma una comunità che si riconosce. Una comunità in cui le studentesse e gli studenti non sono soltanto spettatori, destinatari dell’azione dell’Ateneo, ma costruttori di ponti, custodi di connessioni e protagonisti attivi della riflessione collettiva di un futuro che chiede di essere abitato, ogni giorno.
Accanto agli interventi istituzionali, le parole di Gaia Castro, rappresentante in Senato accademico, e di Francesco Pezzillo, rappresentante in Consiglio di amministrazione, hanno dato voce a una generazione che vive l’università nella sua quotidianità concreta – tra aule, biblioteche, residenze, esami, attività culturali –, ma che sa anche leggere il proprio ruolo dentro uno scenario globale attraversato da tensioni e conflitti.
A rendere ancora più evidente la presenza viva della componente studentesca, la conduzione affidata agli speaker di Radio Zammù – Miriam Finocchiaro, studentessa del corso di laurea magistrale in Global Politics for Euro-Mediterranean Relations, e Demetrio Galvagno, studente di Scienze e lingue per la comunicazione – e l’intensa partecipazione del Coro d’Ateneo, formato da studentesse, studenti e membri della comunità universitaria.
Un momento della cerimonia
Gaia Castro, l’Università come ponte
Nel suo intervento, Gaia Castro ha evidenziato il ruolo centrale della comunità studentesca nell’ateneo catanese. «Il 591° anno accademico - ha sottolineato -, non è soltanto una ricorrenza storica: è l’occasione per riaffermare il legame profondo tra l’Ateneo, il territorio e le generazioni che lo attraversano. La storia dell’Università di Catania è una storia costruita nel dialogo tra epoche, saperi e discipline diverse, in una terra che non è mai stata confine ma ponte, crocevia di culture».
Proprio l’immagine del ponte è diventata la chiave del suo discorso. «I ponti – ha ricordato – nascono dove le fragilità sono visibili. E la fragilità oggi è concreta: nel ciclone che ha colpito la Sicilia, nella frana di Niscemi, negli effetti che questi eventi hanno avuto sulla vita delle comunità e degli studenti coinvolti. In questo contesto, l’Università ha saputo agire con responsabilità condivisa».
Ma le fragilità non si fermano ai confini regionali. La rappresentante in Senato accademico ha allargato lo sguardo ai conflitti globali – dalla guerra in Ucraina alle tragedie in Palestina e Sudan, alle repressioni in Iran – richiamando «il ruolo dell’Università come spazio capace di offrire strumenti per comprendere il mondo, trasformando le fratture in consapevolezza e solidarietà».
«Le aule universitarie - ha detto -, non sono semplici spazi fisici: sono luoghi in cui lingue, storie ed esperienze si intrecciano. Come rappresentanza studentesca, l’impegno è stato quello di costruire ponti attraverso l’ascolto, affinché l’Ateneo sia sempre più inclusivo ed equo».
E in chiusura di discorso ha invitato tutti i colleghi e tutte le colleghe a «riconoscersi come parti dello stesso ponte – studenti, docenti, personale e territorio – per formare non solo professionisti eccellenti, ma cittadini capaci di responsabilità globale».
Un momento dell'intervento della studentessa Gaia Castro
Francesco Pezzillo, dalla frattura alla connessione
Se Gaia Castro ha evocato il ponte come metafora, Francesco Pezzillo, rappresentante in Consiglio di amministrazione, ha scelto una parola iniziale forte: “frattura”. «Frattura tra popoli, tra generazioni, tra chi può e chi non può; frattura nel linguaggio e perfino dentro ciascuno di noi, quando il futuro diventa una scommessa incerta», ha detto lo studente in apertura di intervento.
Di fronte a un mondo che sembra abituarsi alla divisione, «l’Università può compiere il gesto più rivoluzionario: costruire ponti». «Ma un ponte – ha ricordato – regge solo se viene curato ogni giorno. Così come la pace non è un sentimento che accade, ma un lavoro che si sceglie».
Lo studente ha riportato il discorso alla dimensione concreta della vita studentesca: orari, affitti, trasporti, esami che rappresentano parte del cuore del sistema formativo perché «nelle università si formano le menti che domani prenderanno decisioni cruciali, capaci di orientare il mondo verso il conflitto o verso la convivenza».
Nel suo intervento ha richiamato le studentesse e gli studenti iraniani che hanno perso la vita chiedendo «il diritto a un futuro, trasformando il tema della pace in una responsabilità quotidiana». «Da qui la proposta di declinare tre visioni fondamentali della “connessione”», ha precisato il rappresentante in Consiglio di amministrazione.
«La prima: connessione tra i saperi – ha detto -. Ambiente, salute, intelligenza artificiale, lavoro e diritti sono fili dello stesso nodo. L’Università deve evitare di creare specialisti impeccabili ma cittadini disarmati, favorendo il dialogo tra discipline».
«La seconda: connessione tra le persone – ha aggiunto -. Non c’è merito senza accesso. Pace significa non lasciare indietro nessuno, riconoscere le fragilità psicologiche, sociali ed economiche che attraversano la comunità studentesca».
«La terza: connessione tra Università e territorio – ha sottolineato -. Unict è una promessa pubblica per Catania e per la Sicilia. Può costruire vicinanza attraverso servizi concreti, tirocini formativi autentici, dialogo con istituzioni e imprese. Per contrastare non solo la fuga geografica dei talenti, ma anche quella interiore, la fuga dalla speranza».
In chiusura di intervento l’appello finale a «non limitarsi a frequentare l’Università, ma abitarla». «Farne un ponte che non crolla, capace di collegare saperi, persone e territorio – ha detto -. Solo così la pace potrà diventare realtà».
Un momento dell'intervento dello studente Francesco Pezzillo
Emozioni, voce e passione con Radio Zammù
L’inaugurazione dell’anno accademico non è stata soltanto un momento istituzionale, ma anche un’occasione per mettere al centro le voci degli studenti, la loro passione e il loro entusiasmo. A guidare il pubblico nel corso della cerimonia solenne sono stati due giovani speaker di Radio Zammù: Miriam Finocchiaro e Demetrio Galvagno, studenti e voci della radio universitaria.
«Oggi sono molto emozionata di condurre la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico», ha dichiarato Miriam Finocchiaro, studentessa del corso di laurea magistrale in Global Politics for Euro-Mediterranean Relations. «C’è tanta emozione nell’aria: è un bellissimo evento per raccogliersi e, forse, anche per fare il punto sugli anni passati», ha detto, visibilmente coinvolta nell’evento.
Per Miriam Finocchiaro, la radio non è stata soltanto un’attività extracurricolare, ma un vero e proprio percorso di crescita personale. «Ho scelto la radio, ho scelto Radio Zammù perché è stato un modo bellissimo di esprimere me stessa – ha detto -. Ho trovato una nuova casa, ho conosciuto tantissime persone e ho avuto l’opportunità di scoprire anche un po’ di più chi sono».
Parole che raccontano il valore dell’esperienza universitaria al di là delle aule e degli esami: uno spazio di relazione, confronto e scoperta.
Accanto a lei, Demetrio Galvagno, studente di Scienze e lingue per la comunicazione, ha condiviso la sua emozione per un debutto così significativo. «Ho scelto di fare la radio perché è un ambiente in cui mi piacerebbe molto lavorare - ha spiegato -. Mi sto trovando molto bene: questa esperienza mi sta aiutando a sciogliermi e a scoprirmi di più sotto tanti aspetti».
Per Demetrio Galvagno, la conduzione della cerimonia ha rappresentato una vera e propria prima volta: «È la prima volta che presenterò qualcosa davanti a tante persone, anche di un certo livello. È davvero emozionante e sono molto contento». E alla domanda su come si fosse preparato per l’evento, Demetrio ha risposto con spontaneità e un sorriso: «Ripetendo all’infinito le quattro cose che devo dire, nella speranza di non sbagliare sul momento».
Con i due speaker, Radio Zammù – diretta da Marco Di Mauro - si conferma non solo come laboratorio di comunicazione, ma come spazio di crescita, confronto e appartenenza. Un microfono che diventa ponte tra emozioni personali e comunità accademica, segnando simbolicamente l’inizio di un nuovo anno ricco di sfide e opportunità.
In foto da sinistra Demetrio Galvagno e Miriam Finocchiaro
Il Coro d’Ateneo: la musica come linguaggio comune
A scandire i momenti solenni della cerimonia è stato il Coro d’Ateneo, diretto da Paolo Biagio Cipolla, Franco Lazzaro e Giuseppe Sanfratello, con un repertorio pensato come un vero e proprio itinerario simbolico.
L’apertura è stata affidata a La fanfare du printemps di Joseph Bovet, composizione che celebra la rinascita e l’energia della primavera. Il ritmo incalzante, che richiama il suono degli ottoni, ha evocato l’entusiasmo e la vitalità della comunità universitaria, ideale per inaugurare un nuovo anno accademico.
È seguito Adiemus di Karl Jenkins, brano simbolo del crossover contemporaneo. Con il suo testo privo di una lingua reale – parole create come puri suoni – ha rappresentato l’universalità della musica e la capacità della cultura di superare barriere linguistiche e geografiche. Una scelta che ha rispecchiato l’apertura internazionale dell’Ateneo.
A chiudere, il tradizionale Gaudeamus igitur, inno universitario per eccellenza, con radici medievali. Il canto collettivo ha suggellato la cerimonia nel segno dell’identità e dell’appartenenza, unendo generazioni diverse in un unico omaggio al sapere.
I componenti del Coro – studentesse, studenti e membri della comunità accademica guidati dai maestri Paolo Biagio Cipolla (associato di Lingua e letteratura greca di Unict), Franco Lazzaro (arrangiatore e discografico), Giuseppe Sanfratello (etnomusicologo e docente di Culture e linguaggi della popular music di Unict) – hanno incarnato quella stessa connessione evocata negli interventi: voci diverse che, armonizzandosi, costruiscono un suono comune.
A comporre il Coro d’Ateneo le studentesse e gli studenti Grazia Maria Ambra, Gaia Andretta, Danilo Aniceto, Lucia Arena, Elisabetta Baldoni, Paolo Carta, Nicole Caruso, Vittoria Cava, Andrea Chisari, Antonella Corrazzini, Serena D'Amico, Federico Dilillo, Aurora Du Bois, Valentina Fallea, Giordana Falsaperla, Giulia Grimaldi, Matteo Leocata, Dario Leotta, Angelo Maniscalco, Daniele Musumeci, Irene Orefice, Aurora Pagano, Marco Paolino, Silvia Pignatello, Chiara Platania, Noemi Rapisarda, Emanuele Ravidà, Martina Santangelo, Sara Squatrito, Claudia Stefio e Arianna Zappalà.
Il Coro d'ateneo durante l'esibizione