Studiare ai piedi dell’Etna

Unict attrae studenti da tutto il mondo, le loro parole e le loro emozioni raccontate al Salone dell’Orientamento

Stefano Zito
Studentesse e studenti stranieri a Unict
Studentesse e studenti stranieri a Unict
Studentesse e studenti stranieri a Unict

C’è chi ha scelto Catania inseguendo un sogno in medicina, chi cercava un’università capace di coniugare studio e sport ad alti livelli, chi voleva ritrovare nel clima e nei colori della Sicilia qualcosa che ricordasse casa. Ma in quasi tutte le testimonianze raccolte al Salone dell’Orientamento 2026 emerge un filo comune: l’accoglienza. 

Per molti studenti stranieri dell’Università di Catania, l’arrivo in città non ha rappresentato soltanto l’inizio di un percorso accademico, ma anche la scoperta di una comunità capace di far sentire vicini luoghi lontanissimi tra loro. La presenza di studenti provenienti da diversi Paesi arricchisce le aule, stimola il dibattito e favorisce una didattica più dinamica e inclusiva. L’incontro tra culture differenti non è un elemento accessorio, bensì una componente essenziale della qualità dell’istruzione stessa.

Tra emozione, gratitudine e desiderio di costruire qui il proprio futuro, ragazze e ragazzi provenienti da Palestina, Ucraina, Iran, Giappone, Bangladesh, Turchia, Kenya, Sri Lanka, Ghana e da molti altri Paesi hanno raccontato cosa significhi studiare all’ombra dell’Etna: stringere amicizie in una nuova lingua, sentirsi sostenuti nei momenti difficili, trovare professori disponibili e servizi in grado di semplificare i primi passi lontano da casa.

Le università come quella di Catania si trasformano così in un vero e proprio laboratorio di umanità, dove le differenze si incontrano e diventano splendide opportunità. 

Fondamentale è anche la figura del mediatore culturale che permette agli studenti internazionali di orientarsi non solo burocraticamente, ma anche culturalmente, favorendo un inserimento più consapevole e sereno. Senza questa figura, molte esperienze formative rischierebbero di rimanere parziali, segnate da isolamento o altre difficoltà. Unict investe saggiamente nell'accoglienza degli studenti stranieri, contribuendo alla costruzione di ponti umani e linguistici fondamentali per una reale inclusione.

In foto alcuni studenti stranieri dell’Università di Catania

In foto alcuni studenti stranieri dell’Università di Catania

Ed è proprio in questo clima che la prof.ssa Alessandra Ragusa, delegata del rettore all’internazionalizzazione della didattica, ha aperto l’ultima giornata del Salone dell’Orientamento al Cus Catania ricordando come l’Università di Catania disponga di «nove corsi di laurea magistrale con Double-Degree, che consentono agli studenti di conseguire contemporaneamente un doppio titolo e di arricchirsi sul piano culturale e umano». 

Un obiettivo reso concreto ogni giorno anche dal lavoro di figure come Maria Sanfilippo, responsabile della mediazione culturale di Unict, che svolge un ruolo fondamentale di supporto agli studenti stranieri per l'espletamento delle pratiche per il soggiorno, l’iscrizione al servizio sanitario nazionale, l’apertura del conto corrente e l’abbonamento al trasporto urbano.

Durante la giornata al Salone dell'orientamento gli studenti stranieri dell’Università di Catania hanno condiviso le proprie esperienze, illustrando le ragioni che li hanno condotti a scegliere proprio questa città come meta del loro percorso accademico. 

Darin Badir, studentessa palestinese cresciuta a Kafr Qasim, nei pressi di Tel Aviv, ha raccontato: «Quando sono arrivata in Italia quattro anni fa, mi sono concentrata sull’apprendimento della lingua per prepararmi ai test di Medicina. Ho scelto la città di Catania per la vicinanza tra la cultura siciliana e quella palestinese e oggi sento di aver fatto la scelta giusta: mi trovo davvero bene». 

La studentessa ha successivamente spiegato le difficoltà che sta affrontando a causa del conflitto in corso: «In questo momento l’aeroporto di Israele è chiuso, quindi non posso tornare a casa da qualche mese. Mi sento una palestinese, ma non lo posso dire perché in realtà ho la cittadinanza israeliana. Sogno di rimanere qui in Italia per studiare medicina interna o ginecologia».

Amale Bensadek e Darin Badir

Amale Bensadek e Darin Badir

Amale Bensadek, studentessa italiana di origini marocchine, ha scelto Unict «perché il corso di laurea in Scienze e lingue per la comunicazione offre una solida preparazione in ambito linguistico, che ritengo fondamentale per una futura iscrizione al percorso Glopem - Global Politics and Euro-Mediterranean Relations dell’ateneo catanese». 

Olena Kovtsun, studentessa nata a Zališčyky in Ucraina, ha raccontato: «I miei genitori hanno scelto di vivere a Catania, ma questa città mi piace per la sua ospitalità, infatti anche se all’inizio la nuova lingua mi aveva destabilizzata, sono riuscita a fare amicizia con molti altri studenti in pochissimo tempo e loro stessi mi hanno insegnato», e poi ha aggiunto: «Al momento studio Scienze e lingue per la comunicazione e penso di continuare i miei studi sempre all’Università di Catania». 

Successivamente, gli studenti Sana Cheraghi, Ali Heidary, Amirdokht Mesgar e Reza Amir, provenienti dall’Iran, hanno illustrato le ragioni che li hanno condotti a scegliere Catania come meta del proprio percorso accademico. Tra i fattori condivisi emerge, in particolare, l’apprezzamento per la città e per l’efficienza organizzativa dell’ateneo, giudicata capace di semplificare le procedure e di distinguersi anche per la qualità e l’impatto estetico delle proprie strutture. 

La testimonianza dello studente iraniano Amirhossein Fadakar sottolinea come «l’Università di Catania disponga di strutture d’eccellenza sia per lo studio sia per la preparazione sportiva». «Nel 2023 ho vinto gli Asian Karate Championships, disputati in Malaysia, e avevo la necessità di proseguire la mia attività agonistica a livello professionale, quindi cercavo un posto come questo», ha aggiunto.

Amale Bensadek, Gladys Okoji, Saliha Hana Fareez Ziard, Maria Sanfilippo, Darin Badir e Ayse Meryem Okan

Amale Bensadek, Gladys Okoji, Saliha Hana Fareez Ziard, Maria Sanfilippo, Darin Badir e Ayse Meryem Okan

Seiya Suzuki, studente giapponese, e Musfiqur Rahman, originario del Bangladesh, hanno raccontato la loro esperienza condivisa sottolineando: «L’atmosfera catanese è molto accogliente. Le persone, il cibo e il clima sono fantastici. Catania è stata la scelta migliore fra tutte le altre opzioni disponibili in Italia».

Sulla stessa linea, Ayse Meryem Okan, studentessa turca, ha aggiunto: «Una città davvero vivace, con tanti turisti sia in inverno sia in estate. Studiare qui in queste condizioni rende tutto più facile, grazie anche al lavoro di responsabili come Maria Sanfilippo, che aiuta noi ragazzi in qualsiasi momento». Yanna Zegers, studentessa di origini brasiliane e olandesi, ha evidenziato: «La bontà e la generosità contagiosa dei cittadini catanesi mi ha fatto comprendere la bellezza di Catania».

Rita Claire Mbutei, studentessa nata a Nairobi, in Kenya, ha spiegato che «la borsa di studio MAECI offerta dal Governo italiano mi ha permesso di studiare al Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura dell’Università di Catania», aggiungendo poi: «La città mi ha accolto e sono molto felice di vivere qui».

Saliha Hana Fareez Ziard, studentessa originaria dello Sri Lanka, ha invece motivato la propria scelta affermando che «il clima è molto simile a quello africano, in questo modo si sente meno la mancanza di casa». Infine, Gladys Okoji, studentessa ghanese, ha concluso sottolineando: «Gli insegnanti aiutano sempre tantissimo ad integrarci e ci sono tantissimi studenti provenienti da tutto il mondo con cui riesco a fare amicizia ogni giorno».

In foto Ayse Meryem Okan, Gladys Okoji, Olena Kovtsun, Darin Badir, Rita Claire Mbutei, Saliha Hana Fareez Ziard, Amale Bensadek e accasciato Musfiqur Rahman

In foto Ayse Meryem Okan, Gladys Okoji, Olena Kovtsun, Darin Badir, Rita Claire Mbutei, Saliha Hana Fareez Ziard, Amale Bensadek e accasciato Musfiqur Rahman

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