A Sharper Night le attività del Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali per conoscere e preservare la biodiversità
Il Mediterraneo è un ecosistema in continua trasformazione dove nuove specie si insediano e si diffondono, mentre altre, già presenti da tempo, rischiano di scomparire.
Sono fenomeni diversi, ma accomunati dalla necessità di comprendere come cambiano gli equilibri naturali e quali strumenti possano essere messi in campo per proteggerli.
È questo uno degli aspetti emersi durante Sharper Night 2026 - La Notte dei Ricercatori dell’Università di Catania, dove gli stand del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali hanno portato il pubblico a conoscere da vicino specie, habitat e progetti di ricerca dedicati alla conservazione della biodiversità.
Nello stand di Palazzo della Cultura un viaggio affascinante e al contempo ha lanciato un allarme per la fragile biodiversità del nostro pianeta. Al centro delle attività presentate dai biologi e dalle biologhe marine è emerso il tema delle invasioni biologiche.
Tra le specie “sorvegliate speciali” risalta la Cassiopea Andromeda, nota come la “medusa capovolta” per via della sua abitudine di adagiarsi sui fondali rivolgendo i tentacoli verso l’alto, proveniente dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez, con avvistamenti documentati anche nella Salina Migneco-Lavaggi di Augusta, questa medusa vive in simbiosi con le Zooxanthelle, microalghe fotosintetiche da cui ricava energia.
Cresce fino a formare veri e propri “tappeti” sui fondali. Altrettanto d’impatto è la presenza del granchio blu, la cui aggressiva espansione rappresenta oggi una grave piaga per la pesca e la fauna locale.

Un esemplare di Cassiopea
I ricercatori e le ricercatrici del Dipartimento di Scienze Biologiche Geologiche e Ambientali hanno mostrato i progressi del progetto cooperativo Interreg Italia-Malta “Regard”, incentrato sulla conservazione integrata degli habitat terrestri e marini.
In ambito terrestre il Dsgba opera attraverso la propria Banca del Germoplasma per raccogliere e preservare i semi di flora spontanea siciliana a rischio estinzione.
I campioni consentiranno di realizzare progetti di restauro ecologico come quello al Pantano di Vulcanello.
Sul versante marino, il team di ricerca lavora alla creazione di sentieri costieri didattici dotati di QR Code per accompagnare il pubblico alla scoperta del patrimonio sommerso.
Azione cardine è la riforestazione subacquea. Attraverso la raccolta delle parti fertili, la fecondazione in laboratorio e il successivo re-impianto su supporti dedicati, la ricerca mira a ripristinare questi preziosi polmoni blu ormai a rischio scomparsa nei nostri mari.

Ricerca sulla rifosterazione subacquea
Come si salva una specie in rischio di estinzione? Questa è la domanda posta ad alcuni ricercatori Dsgba che hanno mostrato le azioni portate avanti per tutelare la Pinna nobilis.
Ad oggi la Pinna nobilis, uno dei più grandi bivalvi del Mediterraneo, una specie che vive solo in questo mare, rischia ad oggi di scomparire a causa dalla diffusione di un patogeno, che ha provocato una vera e propria mortalità di massa.
Attorno a questa specie è stato avviato il progetto Rinobilis, presentato durante la Sharper Night 2026, per contribuire alla sua salvaguardia e contrastarne il rischio di estinzione. L’obiettivo è individuare il patogeno responsabile della malattia, ricostruire la risposta degli animali e identificare gli esemplari più resistenti.
La Pinna nobilis è facilmente riconoscibile per la sua forma allungata e per le sue dimensioni: gli esemplari adulti possono raggiungere lunghezze notevoli e sono organismi particolarmente longevi. Il progetto Rinobilis prevede, tra le altre attività, l’utilizzo di analisi del DNA per verificare la presenza del patogeno responsabile della mortalità, e per studiare un fenomeno che potrebbe avere un ruolo importante nella sopravvivenza della specie, ovvero l’ibridazione con una specie strettamente imparentata, la Pinna rudis.
Quest’ultima non sembra essere stata colpita dallo stesso patogeno e alcuni ibridi mostrano una maggiore resistenza alla malattia. Studiare il loro DNA potrebbe quindi rivelare informazioni preziose per la conservazione della specie.
Il ritrovamento di un fossile della Pinna Nobilis vissuto nel corso del Cenozoico, ha permesso la ricostruzione dell’ambiente in cui viveva nel passato: acque basse, dai venti ai trenta metri, ma anche dieci o un metro, dove penetra molta luce e si sviluppano le praterie di Posidonia, delle piante marine che indicano un buon stato di salute del mare.

Un esemplare di Pinna nobilis
Accanto allo studio della biodiversità marina, lo stand ha mostrato l’importante ruolo che anche i piccoli organismi possono avere all’interno della ricerca scientifica.
Tra gli esempi presentati vi erano batteri e lieviti che possono essere impiegati per la produzione e lo studio di proteine, ed anche l’Artemia salina, un piccolo crostaceo osservabile al microscopio, che può essere utilizzata per effettuare test di tossicità di alcune molecole.
Particolarmente interessante l’esempio dei batteri fluorescenti, in cui è stata introdotta una proteina che normalmente non possiede, ed è presente invece in una medusa, responsabile della fluorescenza. L’esperimento permette di mostrare come un microrganismo possa essere geneticamente modificato.
Lo stesso principio può essere applicato alla produzione di proteine di interesse medico e industriale.
Un esempio importante è quello dell’insulina, una proteina fondamentale per la cura del diabete. Attraverso questi sistemi è possibile utilizzare i batteri come “produttori” di proteine: una volta ottenuta, l’insulina viene estratta e può essere utilizzata dall’industria farmaceutica. Le applicazioni di queste tecniche non si limitano all’ambito medico, ma possono essere impiegate anche nell’industria cosmetica e in quella dei detergenti.
L’utilizzo dei batteri presenta inoltre alcuni vantaggi pratici: sono organismi semplici da coltivare, poco costosi e non richiedono attrezzature particolarmente complesse.
Prima dell’utilizzo di questi sistemi, l’insulina veniva invece estratta dal pancreas dei maiali. La quantità ottenibile da un singolo pancreas era molto limitata, invece la produzione attraverso microrganismi ha permesso di ottenere l’insulina in quantità molto maggiori e con una produzione continua, riducendo al tempo stesso il ricorso agli animali.

Analisi al microscopio della Artemia salina



