Dal progetto europeo Cardimed al confronto tra università, istituzioni e professionisti: al Di3A dell’Università di Catania una giornata di studio per ripensare il rapporto tra paesaggio urbano, clima e comunità
Come si costruisce una città capace di resistere alle crisi climatiche senza perdere la propria identità? A Catania - in un periodo storico in cui le città mediterranee si confrontano con sfide climatiche, idrogeologiche e sociali di crescente complessità - la risposta passa dall’incontro tra arte, paesaggio, innovazione e partecipazione.
Nel seminario Arte, Bioarchitettura e Soluzioni Basate sulla Natura, studiosi internazionali, progettisti, amministratori e professionisti hanno immaginato una nuova visione della città mediterranea: più verde, permeabile, inclusiva e, inoltre, più verde e più consapevole del valore del paesaggio.
Dai giardini della pioggia ai corridoi ecologici, dal recupero del waterfront alle infrastrutture verdi urbane, il confronto promosso dall’Università di Catania, nell’aula magna del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente, ha trasformato la rigenerazione ambientale in una sfida culturale condivisa sottolineando come la sfida del cambiamento climatico non possa più essere affrontata in modo settoriale ma interdisciplinare e richieda strategie integrate, inclusive e orientate al futuro.
L'incontro - promosso dal Di3A e dal Csei Catania in collaborazione con LaborArch, Comitato Diametro e Iridra srl - ha raccolto attorno al progetto europeo Cardimed, finanziato dall'Unione Europea, un sistema articolato di istituzioni, ordini professionali e realtà produttive del territorio: dal Comune di Catania alla Roberto Burle Marx Foundation, dagli ordini degli Architetti, degli Ingegneri, dei Dottori Agronomi e Forestali e dei Geologi di Sicilia, fino ad Aiapp, IN/Arch Sicilia, Assoverde e al World Wildlife Fund Sicilia Nord Orientale, con il sostegno della Regione Siciliana, Assessorato dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana, e il contributo di TerraCostruzioni s.r.l., TerComposti, Favaro1 Architectural Surfaces, Sistemi Pensili Green Safe, Irritec e Vivai Etna.

Restauro fluviale Mojo Alcantara (foto Giuseppe Cirelli)
A dare il benvenuto a studenti e ospiti è stato il prof. Giuseppe Luigi Cirelli, ordinario di Idraulica e sistemazioni agro-forestali. I saluti istituzionali hanno aperto i lavori con l’intervento dell’avv. Enrico Trantino Sindaco del comune di Catania e del Direttore del Di3A, prof. Mario D'Amico. E ancora l'arch. Sabina Zappalà (Comitato Diametro – Diametro metropolitano futuro presente), il dott. Francesco Carpinato (vice presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali di Catania), l'arch. Oriana Borinato (consigliere dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Catania), il geologo Francesco Cannavò (consigliere dell’Ordine Regionale Geologi Sicilia) ed il prof. Salvatore Barbagallo (presidente del Centro Studi di Economia applicata all'Ingegneria - Csei Catania).

Il sindaco Enrico Trantino, il direttore del Di3A Mario D'Amico e il prof. Giuseppe Cirelli
Tra i contributi di maggiore impatto simbolico e culturale, l'intervento di Andrea Burle Webb, fondatrice e presidente della The Roberto Burle Marx Foundation, ha aperto la sessione mattutina con una relazione dal titolo Roberto Burle Marx: una visione in movimento una riflessione sulla visione in movimento del grande paesaggista brasiliano.
In particolar modo su è soffermato sulla sua idea progettuale per il waterfront di Catania (zona sud - Plaia di Catania), ma mai realizzata come possibile matrice di reinterpretazione contemporanea per la rigenerazione dello spazio urbano costiero. Il paesaggista brasiliano ha portato come esempio la Avenida Atlantica-Rio de Janeiro.

Avenida Atlantica-Rio de Janeiro
A questa prospettiva storica si è affiancata la relazione di Laura Maria Mourão, architetta paesaggista brasiliana responsabile del restauro delle opere di Burle Marx e direttrice del restauro del Conjunto Moderno della Pampulha, riconosciuto dall'Unesco come Patrimonio Mondiale.
La sua relazione dal titolo Oltre il restauro: la gestione del paesaggio moderno nei siti Unesco ha affrontato le sfide della gestione del paesaggio moderno nei siti di eccezionale valore universale, ponendo la questione della continuità della visione progettuale nel tempo come problema tanto conservativo quanto culturale nel contesto del suo Paese.
«Restaurare un paesaggio di Burle Marx non significa riportarlo a com'era, ma capire cosa volesse diventare e che messaggio voleva lasciare», ha detto Laura Maria Mourão.

Un momento della relazione di Laura Maria Mourão
La relazione Architettura, Interdisciplinarità e Sostenibilità: ricostruzioni post-eventi naturali. Casi studio (Haiti, Perù, Marocco, Sri Lanka) e strategie inclusive di intervento dell'arch. Mario Martelli ha portato al seminario, con ironia e rigore, due esperienze emblematiche di ricostruzione post-sisma in Perù e Haiti.
«Costruire con la gente, non per la gente»: è questa la filosofia che ha guidato la sua ricerca. In Perù, ha coordinato la costruzione di diverse abitazioni antisismiche coinvolgendo direttamente le famiglie e valorizzando saperi costruttivi locali. In Haiti, aveva l’obiettivo di convincere una popolazione traumatizzata a tornare nei luoghi della catastrofe, attraverso progettazione partecipata, équipe di psicologi e sociologi, per restituire un quartiere bioclimatico con fotovoltaico e recupero idrico.
Esperienze simili in Marocco e Sri Lanka completano un quadro in cui adattamento al contesto locale e coinvolgimento comunitario si confermano condizioni irrinunciabili per una ricostruzione davvero sostenibile.

Un momento della relazione di Mario Martelli
L'agronomo paesaggista Annibale Sicurella, fondatore di laborArch, ha portato al seminario una prospettiva rara: quella di chi ha lavorato direttamente a fianco di Burle Marx e di Laura Maria Mourão, traducendone la visione in pratica progettuale.
Nella sua relazione Restituire natura: strumenti per un paesaggio resiliente ha illustrato le infrastrutture verdi realizzate in Sicilia negli ultimi anni, giardini ecosistemici, verde pensile e interventi di rinaturalizzazione urbana, mostrando come sia possibile restituire funzionalità ecologica al tessuto costruito mediterraneo.
Ha inoltre accompagnato i partecipanti nella visita al tetto verde realizzato nell'ambito del progetto Gifluid al Polo Bioscientifico del Di3A, il laboratorio a cielo aperto sperimentale per la mitigazione climatica e la gestione delle acque meteoriche come modello concreto e replicabile di Nature-Based Solutions in ambito mediterraneo aperto a studenti e comunità. «Il paesaggio non è una decorazione, ma una struttura narrante. Restituire natura agli spazi urbani significa riconoscere che esiste una flora mediterranea resiliente, capace di resistere e di rigenerarsi e che il nostro compito è creare le condizioni perché questo accada», ha spiegato.

Il tetto verde del Polo Bioscientifico al Di3A
«Le città mediterranee si allagano e le risposte tradizionali non bastano più». È da questa premessa che Magdalena Gajewska, docente del Politecnico di Danzica e specialista in NBS per la gestione sostenibile delle acque urbane, ha illustrato l'esperienza della città polacca come caso di studio emblematico di come la pianificazione integrata possa trasformare criticità idrauliche in opportunità di qualità urbana e resilienza climatica, dalla fase di pianificazione fino alla realizzazione.
«I giardini della pioggia non sono soltanto una soluzione tecnica: sono un modo per restituire alla città i suoi servizi ecosistemici, migliorando la qualità dell'acqua e la resilienza urbana. Ma perché funzionino davvero, occorrono tempo, cura e le scelte giuste», ha spiegato.

Esempi di giardini della pioggia a Danzica in Polonia
Il prof. Giuseppe Luigi Cirelli, responsabile scientifico del progetto CARDIMED per l'Università di Catania, attraverso la relazione dal titolo "Le soluzioni basate sulla natura per la gestione delle acque: dalla fitodepurazione ai giardini della pioggia" ha tracciato un percorso che, seguendo i principi della Nature Restoration Law e del modello delle "città spugna" elaborato da Kongjian Yu, illustra come sia possibile ripensare la gestione delle acque urbane a partire dal territorio.
Tra i casi presentati, l'esempio locale del Tondo Gioeni di Catania: un intervento di adattamento con giardini della pioggia e pozzi perdenti per mitigare il rischio idraulico lungo la circonvallazione e la via Etnea, i cui lavori sono stati avviati nel gennaio 2026.
Partendo dalle alluvioni che hanno colpito Catania, il prof. Cirelli ha mostrato come la progressiva impermeabilizzazione del territorio sia alla radice del problema, proponendo soluzioni diffuse a scala urbana: dalle aree laviche catanesi della zona Nesima-Cibali, come gli Orti della Susanna nel quartiere di Cibali, naturalmente predisposte all'infiltrazione per le caratteristiche geologiche del sottosuolo, fino alla riconversione della vecchia Ferrovia Circumetnea in un corridoio verde fruibile da tutti, convinto che «le città potranno trasformare il rischio in opportunità, costruendo spazi verdi che siano al tempo stesso luoghi di vita per i cittadini e dispositivi idrologici e sociali».

Un momento dell'intervento del prof. Giuseppe Cirelli
I professori Francesco Martinico e Fausto Carmelo Nigrelli dell'Università di Catania hanno presentato una relazione dal titolo Dalla Catastrofe un’opportunità. Una proposta per una Green City a Niscemi per ripensare il tessuto urbano secondo criteri ecologici e climatici puntando a zone con specifiche caratteristiche per liberare spazio a corridoi verdi al margine del centro storico. Un percorso che gli autori definiscono «lungo e impegnativo che richiede grande sforzo collettivo e la condivisione degli obiettivi e delle azioni per conseguirli».
Giuseppe Filetti, ex dirigente del Servizio Geologico della Sicilia Orientale, ha esplorato la relazione dal titolo Il sottosuolo etneo come infrastruttura invisibile della città resiliente, connettendo idrogeologia, qualità delle acque sotterranee e pianificazione territoriale in una prospettiva originale e spesso trascurata nel dibattito sulla rigenerazione urbana «per l'area etnea, la prima Nature-Based Solution non è da progettare: è già nel sottosuolo, di qualità eccezionale, prodotto da millenni di filtrazione naturale, che la pianificazione territoriale ha il dovere di proteggere quello che già c’è di naturale prima ancora di creare”.

Un momento dei lavori
A chiudere i lavori, la tavola rotonda moderata dalla prof.ssa Teresa Graziano dell'Università di Catania, che ha riunito esponenti del mondo accademico, istituzionale e comunitario tra cui il prof. Paolo La Greca, ordinario di Tecnica e Pianificazione Urbanistica nell'Università di Catania, il dott. Massimo Alessi della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l'ing. Fabio Finocchiaro (dirigente del Comune di Catania della Direzione Politiche Comunitarie e Fondi Strutturali) e l'ing. Mariagrazia Leonardi per IN/Arch Sicilia e l’arch. Vera Greco (Aiapp Sicilia) e l'arch. Sabina Zappalà del Comitato Dia.metro. Il confronto ha messo in luce come la costruzione di una cultura della rigenerazione urbana richieda sinergie concrete tra ricerca scientifica, pratica professionale e governance pubblica, superando la frammentazione che troppo spesso caratterizza il rapporto tra questi mondi
Fabio Finocchiaro e Massimo Alessi hanno affrontato il tema del rapporto tra ricerca universitaria, terza missione ed enti locali ed istituzioni nell'ambito della rigenerazione urbana, un campo ancora tortuoso e con dibattiti accesi.
I due relatori hanno sottolineato come «le politiche stiano progressivamente adottando un approccio multidimensionale, superando la tradizionale settorializzazione disciplinare e amministrativa, e come il compito degli amministratori locali sia oggi quello di tradurre questa visione in politiche innovative e condivise con le comunità». Entrambi hanno anticipato lo studio per l’area urbana di Catania lo sviluppo di un “digital twin” del territorio capace di simulare scenari su accessibilità, traffico e qualità urbana a supporto dei decisori pubblici nella costruzione di politiche più consapevoli.

Un momento della tavola rotonda
Paolo La Greca si è soffermato sul concetto di giustizia intergenerazionale: il dovere di lasciare alle generazioni future, a chi ancora non è nato e non ha ancora voce in capitolo, un territorio vivibile e un patrimonio ambientale integro. Ha osservato come l'amministrazione comunale stia cambiando filosofia, adottando metodi innovativi rispetto all'approccio tradizionale: l'intervento al Tondo Gioeni è stato citato come esempio replicabile in altri contesti. Ha inoltre richiamato il valore della Valutazione Ambientale Strategica come strumento di visione a lungo termine.
La prof.ssa Teresa Graziano ha sottolineato l'importanza di «lavorare insieme, abituando istituzioni e comunità all'ascolto reciproco e ribaltando i paradigmi tradizionali attraverso metodi partecipativi capaci di adattarsi alle diverse scale del progetto». Nel suo intervento ha presentato la proposta di istituzione a Catania di un Urban Center come spazio di incontro tra professionisti e cittadini, proposta che il comitato Diametro porta avanti concretamente sul territorio.
A seguire l’arch. Sabina Zappalà ha ricordato come «architetti, ingegneri, artisti e commercianti condividano una capacità essenziale: vedere oltre, immaginare strade diverse al di fuori del "normale"» e ha evocato «l'esperienza di Antonio Presti a Librino, dove l'arte è diventata strumento di partecipazione attiva: non oggetti calati dall'alto, ma opere costruite insieme alle persone, in cui il monumento diventa occasione di comunità». Uno sguardo metropolitano e urbano che non perde mai di vista il sistema naturale come riferimento: un insieme che dialoga con tutto e sa stare in equilibrio.

Alcuni progetti nazionali e internazionali
L'ing. Mariagrazia Leonardi, presidente di IN/Arch Sicilia, ha ricordato che il paesaggio è anche comunità: perché le persone si sentano partecipi di uno spazio urbano, occorre mettersi in dialogo e condividere i progetti. Ha proposto l'idea di un parco della lava, utile e permeabile, come esempio concreto di questa visione.
A seguire l'arch. Vera Greco, consigliere Aiapp Sicilia, ha aperto con una constatazione netta: costruire contro la natura, come si è fatto dal dopoguerra ad oggi, ha conseguenze che stiamo già pagando. Il paesaggio non va copiato, ma capito, e pensare che la natura debba adeguarsi alle nostre logiche significa non aver imparato quella lezione. Siamo a un punto di non ritorno, e l'Etna, con la sua straordinaria biodiversità, rappresenta un miracolo da trattare con la sacralità che merita.
Ha quindi proposto di «costruire una rete ecologica e un'infrastruttura verde senza attendere i tempi lunghi del PUG, anticipando gli indirizzi normativi con azioni concrete. Ha sottolineato che una rete verde non può essere gestita dal solo Comune di Catania: il consenso si costruisce con la partecipazione, rendendo i cittadini responsabili fin dalle prime scelte, perché solo ciò che le persone sentono come proprio viene davvero curato e reso resiliente».

Alcuni panel illustrativi
Tra gli interventi dal pubblico, l'ing. Salvatore Alecci, presidente dell'Associazione Idrotecnica Italiana - sez. Sicilia Orientale, ha sottolineato «l'urgenza di arrestare la corsa edilizia all'impermeabilizzazione del suolo attuando anche le pratiche di depavimentazione, mentre l'arch. Orazio Pellegrini di Diametro ha portato la prospettiva del progetto artistico come strumento di dialogo con la natura e il paesaggio urbano, in linea con i temi del seminario.
Il seminario ha rafforzato la rete di collaborazione tra università, ordini professionali e attori territoriali per la transizione ecologica e la rigenerazione urbana. Un appuntamento che non si è esaurito nella singola giornata, ma che ha messo le basi per la costruzione di strumenti condivisi e di una comunità di pratiche radicata nel territorio catanese.