Dal campo alla redazione: gli studenti “reporter” protagonisti al Palio d’Ateneo

Stefano Camilli, Maria Sofia Bruno e Adriano Spata raccontano la loro esperienza alla competizione sportivo-goliardica tra tifo, legami, identità e appartenenza che va oltre la semplice gara

Alfio Russo

C’è chi lo aspetta per mesi per vivere tre giorni di festa, chi per mettersi alla prova nello sport e chi, semplicemente, per sentirsi parte di qualcosa di più grande. Ma il Palio d’Ateneo organizzato dal Cus Catania, anno dopo anno, continua a dimostrare di essere molto più di una manifestazione sportiva o goliardica. È un rito collettivo che trasforma i dipartimenti in comunità, gli spalti in un unico coro e gli studenti in protagonisti di un’esperienza che resta addosso ben oltre il risultato finale.

A raccontarlo sono anche tre tirocinanti di UnictMagazineStefano Camilli, Maria Sofia Bruno e Adriano Spata — che quest’anno hanno vissuto il Palio non soltanto da osservatori e narratori, ma da atleti in gara, immersi fino in fondo nell’energia travolgente della manifestazione che ha preso il via con la sfilata in via Etnea fino a piazza Università e poi alla Plaia e alla Cittadella universitaria.

Un’esperienza che, come già emerso nei racconti dedicati al “fiume di colori” che ha invaso il centro storico di Catania e alla vittoria finale delle Furie Rosse di Medicina davanti ai Leoni di Ingegneria e agli Dei di Economia, trova il suo significato più profondo nella condivisione, nel senso di appartenenza e nei legami che nascono dentro e fuori dal campo. 

Un momento della sfilata in piazza Università

Un momento della sfilata in piazza Università

Per Stefano Camilli, studente di Scienze e lingue per la comunicazione e impegnato nel team del Disum, il Palio è stato prima di tutto la possibilità di rappresentare il proprio dipartimento facendo ciò che ama da sempre: giocare a calcio.

«È difficile spiegare cosa significhi viverlo dall’interno, è una manifestazione unica», racconta Stefano, che ha partecipato sia al torneo di beach soccer alla Plaia sia al calcio a otto al Cus Catania

Il primo appuntamento si è concluso subito contro Professioni sanitarie, ma il ricordo più forte non è la sconfitta: «C’è stato rammarico, inevitabilmente, ma quella giornata aveva soprattutto il sapore dello svago e dello stare insieme».

Ben diverso, invece, il percorso nel calcio a otto, preparato per settimane con allenamenti, amichevoli e un gruppo diventato nel tempo sempre più unito anche fuori dal campo. Dopo il passaggio del turno ai rigori contro Ragusa, il sogno si è interrotto ai quarti contro il Disfor, ancora una volta dal dischetto.

«La sensazione era quella di aver dominato la partita. Gli avversari non avevano mai tirato in porta e sembravano voler arrivare direttamente ai rigori», spiega.

Eppure, anche in questo caso, il risultato passa in secondo piano rispetto alle emozioni vissute. Il momento che Stefano custodisce più di tutti è l’ingresso in campo alla Cittadella: «Dal tunnel si sentiva tutto il rumore provenire dai gradoni. I cori, il tifo, l’eco delle persone che urlavano il nome del dipartimento. Entrare in campo con quella carica addosso è stato qualcosa di incredibile».

Per lui il Palio è stato anche un ritorno personale al calcio vissuto come esperienza collettiva, dopo anni di attività agonistica e diversi tentativi mancati di partecipazione. Ed è proprio lì che Stefano individua il senso autentico della manifestazione: la capacità di trasformare, anche solo per pochi giorni, studenti e dipartimenti in una squadra vera.

Il team di calcio a 8 del Disum

Il team di calcio a 8 del Disum

Anche Maria Sofia Bruno, stesso percorso di studi di Stefano, ha vissuto il Palio come qualcosa di profondamente diverso da una semplice competizione. Dopo due anni trascorsi da spettatrice, quest’anno ha scelto di mettersi in gioco partecipando al tiro alla fune del Disum.

«Da quando mi sono iscritta all’università il Palio è stato un momento che attendevo con trepidazione. L’unione che si crea nei giorni del Palio non si può spiegare a chi non la vive».

Un’esperienza che le ha fatto scoprire uno spirito di squadra inatteso: «Partecipando al tiro alla fune ho provato qualcosa che gli altri anni non ero riuscita a provare: uno spirito di unione e di squadra che mai avrei pensato potesse essere tanto forte».

Il percorso del Disum è stato sorprendente: prima il ripescaggio come miglior perdente, poi il passaggio del turno, fino all’eliminazione contro Ingegneria. Ma anche per Maria Sofia il ricordo più importante non coincide con il tabellone.

«Quello che ricorderò di questa esperienza non è sicuramente la vittoria o la sconfitta. Quello che ricorderò saranno i momenti in cui noi della squadra ci raggruppavamo per incitarci a vicenda, ponendo la fiducia l’uno nell’altro».

E ancora: «Quello che mi ha colpita di più è stato proprio il rapporto che si è creato tra di noi, pur non conoscendoci quasi per nulla, quel giorno eravamo insieme, parlavamo, ci abbracciavamo come se ci conoscessimo da tempo».

Tra tutte le immagini di quei giorni, ce n’è una che continua a tornarle in mente: «Sono sicura che questo Palio sarà quello che ricorderò con più affetto ed emozione, ricordando soprattutto un momento specifico: il momento in cui avvicinandomi a prendere la fune mi sono voltata e ho visto i miei amici con cartelli e trombette che tifavano per me».

Il team di tiro alla fune del Disum

Il team di tiro alla fune del Disum

Per Adriano Spata, anche lui studente di Scienze e lingue per la comunicazione al Disum, il Palio è stato un debutto assoluto, vissuto nel beach tennis maschile dei “Disumani” di Scienze Umanistiche.

«Se dovessi riavvolgere il nastro di questa esperienza, partirei da un mese fa: le selezioni, l’attesa e la conferma di essere il titolare per il beach tennis maschile dei “Disumani” di Scienze Umanistiche».

L’adrenalina è cresciuta giorno dopo giorno fino all’arrivo al campo allestito sulla spiaggia della Plaia: «Appena messo piede nello stabilimento, lo ammetto, ero un po’ spaesato. Pur essendo ormai al terzo anno di università, per me si trattava di un debutto assoluto in questa competizione. Ma quello spaesamento è durato un attimo, subito spazzato via dall’impatto visivo del Palio: una marea di ragazzi e ragazze, ognuno con una maglietta di colore diverso, pronti a fare scudo e voce per il proprio dipartimento. È un’atmosfera che ti entra dentro».

Dietro la scelta di partecipare ci sono curiosità, passione sportiva e senso di appartenenza: «Volevo vivere sulla mia pelle, almeno una volta, questo evento straordinario che ha il potere di unire sotto un unico cielo tutti gli studenti dell’Università di Catania». 

Il torneo si è concluso subito contro Scienze Matematiche Fisiche Naturali, ma il ricordo più forte resta il secondo set, sotto il sole rovente delle Capannine, con il tifo dei compagni a bordo campo:

«Mi gasava fortemente l’idea di affrontare avversari di altri dipartimenti. Il loro supporto è stato fondamentale, ci ha iniettato un’energia pazzesca nonostante le condizioni estreme», racconta sottolineando quel senso di appartenenza alla propria squadra e il ritorno alle origini: «Anche se nasco come tennista, con la mia famiglia trascorrevo le estati alla Plaia a giocare sulla spiaggia a beach tennis. Diciamo che ce l’ho nel sangue», spiega Adriano..

E poi quell’aneddoto destinato a diventare uno dei ricordi simbolo del suo Palio: «Io, per giunta, giocavo completamente scalzo. A fine partita, mentre uscivo dal campo ancora in preda all’adrenalina, una ragazza mi si è avvicinata sgranando gli occhi: “Ma come hai fatto a giocare scalzo su quella sabbia?”. Sinceramente? Tra il caldo asfissiante e la trance agonistica in cui ero entrato, non ho saputo formulare una risposta sensata».

Alla fine, però, anche Adriano arriva alla stessa conclusione degli altri: «Al di là del risultato sportivo sul tabellone, vincere fa sempre piacere ma passa in secondo piano di fronte all’ambiente mozzafiato che si respira. È un’esperienza spettacolare, un pezzo di vita universitaria che ti segna».

Il Disum, per la cronaca, ha chiuso all’ottavo posto dietro anche a Scienze matematiche, fisiche e naturali, Professioni sanitarie, Scienze politiche e sociali e Scienze della Formazione. E davanti a Giurisprudenza, Di3A, Farmacia, Sds Siracusa e Sds Ragusa. Ma a Adriano poco importa, anzi: «Ci vediamo l’anno prossimo, più pronti e agguerriti che mai».

Adriano Spata

A destra nella foto Adriano Spata impegnato in una gara di beach tennis

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