Un viaggio tra le meraviglie dell’Ateneo: il Museo che emoziona Catania

Tesori d’arte, reperti archeologici, antichi strumenti scientifici e lo scheletro dell’elefante nano hanno affascinato quasi 2.500 visitatori durante le Giornate Fai. Un percorso tra le collezioni dell’ateneo, reso ancora più significativo da percorsi accessibili e guide speciali, protagonisti di un’esperienza di cultura e inclusione

Alfio Russo

C’è un momento, durante una visita al museo, in cui la curiosità lascia spazio alla meraviglia. Accade davanti a una pergamena che attraversa i secoli, a uno strumento che racconta le prime conquiste della scienza, a un reperto che restituisce la vita a un mondo lontanissimo. Oppure quando, davanti allo scheletro di un elefante nano, anche i più piccoli si fermano a guardare, stupiti, e gli adulti riscoprono il piacere di lasciarsi sorprendere. È in questi incontri che il patrimonio culturale smette di essere qualcosa da osservare a distanza e diventa una storia da vivere.

È quanto è accaduto al Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane dell’Università di Catania, che in occasione delle Giornate Fai d’Autunno ha accolto quasi 2.500 visitatori. Un flusso continuo di cittadini, turisti, famiglie e giovani ha attraversato le sale del Palazzo centrale di Ateneo, lasciandosi guidare in un viaggio tra le testimonianze della storia universitaria e le meraviglie della ricerca scientifica. Un percorso ricco di scoperte, nel quale ogni oggetto ha offerto uno sguardo diverso sul passato, sul territorio e sulla capacità dell’uomo di interrogare il mondo.

Ad accogliere il pubblico, l’antico gonfalone e il prezioso arazzo del Siculorum Gymnasium, simboli della lunga storia dell’Università di Catania, insieme ai busti di Mario Rapisardi e Luigi Capuana, illustri protagonisti della cultura cittadina. Da questo primo incontro prende forma un itinerario che restituisce il valore di un patrimonio costruito e custodito nel corso dei secoli, ma soprattutto capace ancora oggi di suscitare emozioni e alimentare nuove curiosità.

Anche il modo di vivere il museo contribuisce a rendere questa esperienza speciale. Il Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane è infatti impegnato a favorire una fruizione accessibile delle proprie collezioni, attraverso strumenti e percorsi che tengono conto delle esigenze fisiche, sensoriali e cognitive dei visitatori. 

Tra le iniziative realizzate figurano percorsi tattili integrati con l’esposizione, tavolette e libri in Braille, oltre alla guida illustrata, facilitata e inclusiva L’arte è per tutti, l’arte è di tutti, pensata per accompagnare anche i bambini con disturbi dell’apprendimento o nello spettro autistico alla scoperta del patrimonio museale. Un’attenzione che rende concreta l’idea di una cultura aperta a tutti, capace di offrire differenti modalità di accesso alla conoscenza e di trasformare la visita in un’esperienza da condividere.

Visitatori

Alcuni visitatori all'ingresso nei locali del Museo. A sinistra il gonfalone

Un museo, mille storie: la ricchezza delle collezioni universitarie

Entrare nel Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane – diretto dalla prof.ssa Germana Barone e gioiello culturale del Sistema Museale d’Ateneo – significa attraversare mondi diversi, scoprendo quanto possano essere vicine discipline apparentemente lontane. 

Le collezioni raccontano la storia dell’Ateneo attraverso testimonianze artistiche e documentarie, ma restituiscono anche l’evoluzione del pensiero scientifico, le trasformazioni del territorio e la straordinaria varietà del patrimonio naturale e culturale della Sicilia.

Tra ceramiche e reperti archeologici, il visitatore incontra le tracce delle civiltà che hanno abitato l’isola, mentre le antiche pergamene di laurea settecentesche e i documenti storici raccontano il ruolo dell’Università nella formazione delle generazioni e nella vita culturale della città. L’Archivio Storico, la Collezione storico-artistica e l’Archivio Ceramografico custodiscono testimonianze preziose di una storia fatta di insegnamento, ricerca e trasmissione del sapere. A queste si affiancano i volumi e i documenti del Fondo storico della Biblioteca di Scienze giuridiche, che offrono uno sguardo sull’evoluzione degli studi giuridici e del pensiero.

Un’altra dimensione si apre davanti agli antichi strumenti scientifici, ai microscopi e alle testimonianze della ricerca medica e fisica. Oggetti che, osservati da vicino, permettono di immaginare il lavoro degli studiosi, le domande che hanno orientato le loro indagini e le scoperte che hanno contribuito al progresso delle conoscenze. Le collezioni del Museo di Biologia e Anatomia Umana “Lorenzo Bianchi” e gli strumenti antichi della Fisica testimoniano così il cammino della ricerca, mostrando come anche gli strumenti di un tempo siano parte integrante della storia della scienza.

visitatori

Visitatori presenti al Museo

La ricerca scientifica, del resto, non si limita a raccontare la storia degli strumenti e delle scoperte: continua a interrogare i materiali, svelandone caratteristiche e origini. Le analisi mineralogiche e chimiche possono aiutare a distinguere una ceramica autentica da una contraffazione e a riconoscere le differenze tra materiali naturali e sintetici, come nel caso dei diamanti. 

Le tecniche avanzate di indagine, tra cui la microtomografia a raggi X, consentono inoltre di esplorare la struttura interna dei campioni e di ricostruirne dettagli e caratteristiche, aprendo nuove possibilità di studio nelle Scienze della Terra e per la conoscenza e la tutela del patrimonio culturale. È un esempio di come le competenze scientifiche sviluppate in Ateneo possano contribuire a rispondere a domande che riguardano tanto la storia degli oggetti quanto la loro autenticità e conservazione.

La visita conduce poi alla scoperta del mondo naturale, con minerali, rocce, fossili, insetti, sementi e reperti zoologici. Ogni collezione offre una prospettiva particolare sulla biodiversità, sulla storia geologica dell’isola e sugli equilibri degli ecosistemi. I materiali di Mineralogia, Petrografia, Vulcanologia e Paleontologia raccontano le trasformazioni della Terra e il rapporto profondo tra la Sicilia e la sua origine vulcanica; le raccolte zoologiche ed entomologiche svelano la varietà delle forme di vita, mentre le collezioni botaniche, le sementi e la Banca del Germoplasma richiamano l’importanza della tutela della biodiversità e delle risorse vegetali.

Il percorso conduce anche alla scoperta delle ricerche che, nell’ambito delle Scienze della Terra, trasformano le risorse del territorio in materiali innovativi. Nella sala dedicata all’Etna, un esempio significativo è il medaglione di Sartorius realizzato con materiali geopolimerici, che richiama le possibilità offerte dalla ricerca nello sviluppo di nuovi materiali a partire da materie prime di origine minerale. 

Il manufatto esposto si collega all’originale conservato all’interno del Museo di Mineralogia, Petrografia e Vulcanologia dell’Università di Catania, in Corso Italia, e testimonia come la conoscenza delle proprietà dei materiali possa aprire nuove prospettive per applicazioni decorative ed edilizie. Un esempio concreto di dialogo tra patrimonio storico, ricerca scientifica e innovazione.

Non manca il legame con la progettazione e la trasformazione degli spazi abitati: le tavole degli architetti siciliani e le testimonianze conservate dal Museo della Rappresentazione raccontano il modo in cui l’uomo interpreta il paesaggio, disegna le città e costruisce il proprio rapporto con il territorio. Anche l’archeologia trova spazio attraverso le collezioni universitarie e le testimonianze legate al Monastero dei Benedettini, dove la ricerca contribuisce a restituire significato ai reperti e ai luoghi del passato.

Il museo diventa così una finestra sulle numerose realtà museali dell’Ateneo: dal Monastero dei Benedettini all’Orto Botanico, dal Museo di Zoologia e Casa delle Farfalle a Villa Zingali Tetto, dal Museo di Mineralogia e di Paleontologia a Città della Scienza. Un patrimonio diffuso che trova nelle sale del Palazzo centrale un luogo d’incontro, capace di mettere in relazione saperi, discipline e percorsi di ricerca.

È proprio questa varietà a rendere la visita un’esperienza coinvolgente. Non si tratta soltanto di ammirare oggetti antichi o osservare reperti curiosi, ma di scoprire le connessioni tra le diverse forme della conoscenza e comprendere come, dietro ogni collezione, ci siano studio, passione e generazioni di ricercatori. Il museo racconta così un’Università che custodisce la propria memoria senza smettere di guardare al futuro, rendendo accessibile a tutti una ricchezza che appartiene alla comunità.

Visitatori

Visitatori presenti in occasione della Giornata Fai

La meraviglia prende forma: il fascino dell’elefante nano

Tra le tante testimonianze custodite nelle sale, è stato soprattutto lui a catalizzare gli sguardi: lo scheletro dell’elefante nano siciliano, Palaeoloxodon falconeri. Davanti a quel piccolo gigante del passato, grandi e bambini si sono fermati a lungo, tra fotografie, domande e stupore. Un incontro sorprendente con una creatura vissuta in Sicilia centinaia di migliaia di anni fa, capace ancora oggi di accendere l’immaginazione e trasformare una visita museale in un’esperienza indimenticabile.

Alto all’incirca quanto un pony, questo elefante era il risultato di un fenomeno evolutivo noto come nanismo insulare: isolati sulle isole e in presenza di risorse limitate, alcuni grandi mammiferi svilupparono dimensioni molto più ridotte rispetto ai loro antenati continentali. L’esemplare esposto racconta così non soltanto la storia della fauna preistorica siciliana, ma anche la straordinaria capacità della natura di adattarsi all’ambiente.

E il suo incontro con Catania assume un significato ancora più suggestivo. L’elefante è infatti il simbolo storico della città: il celebre Liotru, che campeggia in piazza Duomo sulla fontana monumentale, è diventato nei secoli uno dei segni più riconoscibili dell’identità catanese. La sua origine è avvolta da racconti e leggende, tra cui quella che lo lega al mago Eliodoro. Ritrovare nelle sale universitarie lo scheletro di un elefante realmente vissuto in Sicilia aggiunge così un nuovo tassello al legame tra il territorio, la sua memoria e le sue rappresentazioni.

A rendere ancora più affascinante questo reperto è anche la ricerca scientifica che lo riguarda. Lo studio Palaeohistology reveals a slow pace of life for the dwarfed Sicilian elephant, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, ha messo in discussione l’ipotesi di una vita particolarmente breve per questi animali, suggerendo che potessero raggiungere un’età molto più avanzata di quanto ritenuto in precedenza.

Le indagini, condotte su reperti provenienti dalla Grotta di Spinagallo, nel Siracusano, hanno combinato analisi tradizionali e tecniche avanzate, tra cui radiografie e microtomografia, per approfondire la conoscenza della biologia e dei ritmi di crescita dell’elefante nano siciliano.

È questo uno degli aspetti più affascinanti del museo: un reperto non è mai soltanto un oggetto da ammirare. È una porta aperta su nuove domande, scoperte e conoscenze, capace di mettere in dialogo il passato remoto con la ricerca di oggi.

Lo scheletro dell’elefante nano siciliano, Palaeoloxodon falconeri

Lo scheletro dell’elefante nano siciliano, Palaeoloxodon falconeri

Guide speciali, storie che costruiscono futuro

Ma il valore delle Giornate Fai d’Autunno non si è esaurito nella scoperta delle collezioni. A rendere ancora più significativa l’esperienza è stata la presenza di guide speciali: accanto al personale universitario, anche alcune persone in esecuzione penale esterna hanno accompagnato i visitatori nelle sale del museo, condividendo il frutto di un percorso di formazione e crescita personale.

Sono i protagonisti di Giustizia e Cultura in Dialogo, il progetto promosso dall’Università di Catania insieme all’Ufficio Distrettuale di Esecuzione Penale Esterna (UDEPE), con il patrocinio dei Rotary Club Catania Europa Etica e Legalità e Catania Bellini e della Delegazione FAI di Catania.

Per tre mesi, da aprile a giugno scorso, i partecipanti hanno studiato le collezioni universitarie, approfondito la storia dell’Ateneo e incontrato docenti e responsabili dei musei per imparare a raccontare reperti, tradizioni e vicende del territorio. Un cammino che li ha portati a mettersi in gioco davanti al pubblico, assumendo il ruolo di guide e diventando, a loro volta, custodi e divulgatori di un patrimonio condiviso.

Durante le visite, quel percorso si è trasformato in gesti concreti: una spiegazione, una curiosità svelata, una risposta alle domande dei visitatori. Dietro ogni racconto c’erano lo studio, la preparazione e la responsabilità di rappresentare un’istituzione culturale. Ma anche la possibilità di sperimentare un ruolo nuovo, sentirsi parte di una comunità e contribuire attivamente alla sua vita culturale.

È qui che le Giornate FAI rivelano una delle loro dimensioni più preziose: aprire le porte dei luoghi della cultura significa anche creare occasioni di incontro, partecipazione e inclusione. Il patrimonio non è soltanto qualcosa da conservare e tramandare, ma una risorsa capace di generare opportunità, restituire fiducia e favorire nuovi legami con il territorio.

Un progetto promosso da Maria Pia Fontana, direttrice dell’UDEPE di Catania, Enrico Foti, rettore dell’Università di Catania, e Germana Barone, direttrice del Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane, che ha permesso al museo di diventare uno spazio di appartenenza, in cui prendersi cura della cultura significa anche imparare a prendersi cura della comunità e di sé stessi.

Un’esperienza che richiama il principio espresso dall’articolo 27 della Costituzione, secondo cui le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. Attraverso la conoscenza e la responsabilità, il progetto dimostra come la cultura possa contribuire concretamente a costruire percorsi di reinserimento sociale, riconoscendo alle persone la possibilità di mettersi alla prova e di essere valorizzate per ciò che sanno fare e possono diventare.

Un momento della visita

Un momento della visita

Un patrimonio che appartiene a tutti

Le Giornate Fai hanno offerto l’occasione per scoprire questa ricchezza da una prospettiva speciale: non soltanto attraverso gli oggetti esposti, ma grazie alle storie che li accompagnano e alle persone che le rendono vive. Le domande dei visitatori, i sorrisi dei bambini, l’attenzione con cui sono state ascoltate le guide e i momenti di confronto al termine del percorso hanno restituito l’immagine di un museo vivo, capace di parlare a pubblici diversi.

Un museo che, attraverso le sue collezioni e le iniziative per l’accessibilità, lavora affinché la conoscenza possa essere un’esperienza realmente condivisa. Perché aprire le porte della cultura non significa soltanto consentire l’ingresso in uno spazio, ma creare le condizioni perché ciascuno possa partecipare, comprendere, esplorare e sentirsi parte di una storia comune.

Per l’Università di Catania, l’iniziativa rappresenta anche un esempio concreto di Terza Missione: mettere conoscenze, competenze e patrimonio culturale al servizio della società, favorendo la partecipazione e creando occasioni di crescita condivisa.

Perché ciò che resta di una visita non è soltanto il ricordo di un reperto straordinario o di una storia imparata. È l’emozione di aver scoperto qualcosa di nuovo, la sensazione di appartenere a una storia più grande e la consapevolezza che la cultura, quando si apre a tutti, può diventare un ponte tra passato e futuro, tra conoscenza e umanità, tra le persone e la comunità di cui fanno parte.

Visitatori

Visitatori al Museo

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