Dalla prima intervista alla redazione: emozioni, curiosità, divertimento e un pizzico di ansia nei giorni della Notte europea dei Ricercatori e delle Ricercatrici
C’è una Sharper Night che si vede nelle piazze, negli stand, nei laboratori aperti, nei minitalk e nei volti curiosi di migliaia di visitatori. E poi ce n’è un’altra, meno visibile, che comincia quando si prende in mano un taccuino, si accende un registratore, si cerca il coraggio per porre la prima domanda e si prova a trasformare in un articolo tutto quello che si è appena visto e ascoltato.
È la Sharper Night vissuta dai tirocinanti di UnictMagazine, giovani tra i 20 e i 23 anni che lo scorso 25 settembre hanno seguito sul campo la Notte europea dei Ricercatori e delle Ricercatrici dell’Università di Catania.
Una serata intensa, fatta di stand in piazza Università e al Palazzo della Cultura, ricercatori da intervistare, fotografie da scattare, appunti da prendere e storie da capire.
Ma anche di curiosità, risate, nuove amicizie, qualche esitazione davanti alla prima intervista e quella sana ansia che accompagna ogni prima volta.
Perché dietro gli articoli pubblicati nei giorni successivi non ci sono soltanto parole scritte al pc o sul tablet. Ci sono ragazzi e ragazze che quella sera hanno camminato tra la folla, osservato esperimenti, ascoltato ricercatrici e ricercatori, provato dimostrazioni, assistito a talk, posto domande e cercato il modo migliore per raccontare al pubblico una ricerca spesso complessa, trasformandola in una storia accessibile e coinvolgente.
E soprattutto c’è stato un lavoro di squadra che è continuato nei giorni successivi, quando la serata è diventata articoli da scrivere, rileggere, correggere e pubblicare. Un lavoro fatto insieme, attraverso momenti di confronto, discussioni, idee, qualche dubbio e tante risate.
Dalla piazza alla redazione: imparare facendo
Giorgia Asero, Mary Bua, Stefano Camilli, Costanza Campanella, Lorena Cona, Giada Di Re, Emilia Ferlito, Maria Fusea, Federico Greco, Carlotta La Terra, Lara Mancuso, Giuseppe Rizzo, Francesco Romano, Marta Santamaria, Lorenzo Santangelo, Alessandra Sicurella, Lucia Spadaro, Adriano Spata ed Emiliana Torrisi sono i tirocinanti e le tirocinanti che hanno contribuito, con ruoli e attività differenti, al racconto della Sharper Night attraverso UnictMagazine.
Il loro lavoro ha restituito una fotografia ampia e articolata della manifestazione.
Giorgia Asero ha raccontato l’Antico Corso attraverso la memoria delle immagini, gli archivi personali, le storie degli abitanti e le trasformazioni di un quartiere diventato laboratorio di memoria e partecipazione.
Stefano Camilli ha prima seguito alla Città della Scienza la Sharper Night dei più piccoli, raccontando la meraviglia dei bambini alle prese con esperimenti, giochi e scoperte e successivamente con Lorenzo Santangelo l’evento Minitalk Challenge, dove giovani ricercatrici e ricercatori hanno portato sul palco le proprie ricerche attraverso la divulgazione.
La ricerca è diventata anche teatro grazie a Mary Bua, che ha raccontato gli spettacoliEtica in scena e VIRTUART*, tra dilemmi morali, tecnologia, letteratura e nuovi linguaggi. Al tempo stesso la ricerca è diventata gioco così come ha raccontato la collega Chiara Racalbuto che si è immersa nei vari quiz, memory, simulazioni e piccoli test interattivi che hanno trasformato la divulgazione in partecipazione attirando grandi e piccoli.
Giorgia Asero, Marta Santamaria e Alessandra Sicurella hanno accompagnato il lettore nelle profondità dell’Etna e del sottosuolo, fino al mare, raccontando vulcanologia, geofisica, sismologia e tecnologie 3D: una ricerca capace di rendere visibile ciò che normalmente resta nascosto.
La sostenibilità e la tutela del territorio sono state al centro del lavoro di Costanza Campanella, Federico Greco e Adriano Spata, che hanno raccontato materiali innovativi, riduzione degli sprechi, protezione delle colture, vitigni reliquia, insetti e nuove soluzioni per l’ambiente.
Lara Mancuso, Emilia Ferlito e Giada Di Re hanno invece attraversato i diversi saperi del Dipartimento di Scienze umanistiche, dall’archeologia alla tessitura antica, dalla filosofia alla storia, dalla linguistica alla tipografia, fino ai percorsi di Economia e Impresa, Giurisprudenza e Scienze politiche e sociali.
Il Mediterraneo e la sua biodiversità sono stati raccontati da Maria Fusea, Lucia Spadaro e Francesco Romano, tra specie aliene, conservazione degli habitat, riforestazione subacquea e tutela della Pinna nobilis.
E ancora Emiliana Torrisi e Lorena Cona hanno portato il lettore nel mondo dell’intelligenza artificiale, della computer vision, della robotica bioispirata e delle smart city, con i cani robot che hanno conquistato l’attenzione dei visitatori in piazza.
Sono storie diverse, ma tutte nate dalla stessa esperienza: uscire dalla redazione e andare incontro alla ricerca. E, per molti di loro, imparare per la prima volta cosa significa davvero fare giornalismo sul campo.
Le tirocinanti e i tirocinanti di UnictMagazine nella sala riunioni dell'Area per la Comunicazione
L'emozione della prima volta
Per molti tirocinanti la Sharper Night è stata soprattutto una prima volta: la prima occasione per vivere un grande evento universitario non da semplici visitatori, ma da giovani giornalisti chiamati a osservare, fare domande e raccontare.
Alessandra Sicurella ha descritto la serata come «un'immersione in un flusso continuo, nel quale curiosità e sapere si mescolavano senza sosta». Da una parte la scoperta di temi ai quali normalmente non presta attenzione; dall'altra una domanda più personale, nata proprio dall'esperienza: se ciò che si studia sia davvero utile e significativo per il proprio percorso. Una riflessione che restituisce bene uno degli effetti più profondi della Sharper Night: non soltanto conoscere nuove ricerche, ma interrogarsi sul proprio rapporto con la conoscenza.
Per Adriano Spata l'esperienza è stata invece «entusiasmante, formativa e molto divertente». Ma dietro l'entusiasmo c'è anche un piccolo retroscena che accomuna ricercatori e tirocinanti: «la difficoltà di rompere il ghiaccio davanti a un'intervista».
Osservando dottorandi e studenti un po' intimoriti all'idea di essere intervistati, Adriano si è riconosciuto nella stessa emozione vissuta dai ragazzi di UnictMagazine, anche loro alle prime armi. La differenza, però, è stata nel modo in cui quella tensione è stata superata: grazie al clima di collaborazione e affiatamento creatosi fin da subito tra i colleghi della redazione. Vivere l'evento «da dietro le quinte» gli ha permesso così non soltanto di scoprire ricerche affascinanti, ma anche di stringere nuovi legami.
Anche Marta Santamaria ha raccontato «una prima volta fatta di emozione e scoperta». Partecipare a Sharper come tirocinante significava «imparare a intervistare i ricercatori, fare domande e scattare fotografie ai vari stand». «All'inizio non è stato semplice: non aveva mai fatto qualcosa del genere e ammette di essere stata un po' emozionata», ha spiegato. Poi, però, si è lasciata coinvolgere. Ed è proprio quel passaggio dall'incertezza iniziale alla curiosità a rappresentare, per lei, il ricordo più importante: un'esperienza bella che le ha lasciato la voglia di continuare a scoprire quel mondo.
Per Lucia Spadaro, alla sua prima esperienza come tirocinante di UnictMagazine, la parte più interessante è stata «andare alla ricerca di informazioni e storie da trasformare successivamente in articoli». Parlare direttamente con ricercatori e professionisti e ascoltare dalle loro parole ciò che fanno le ha permesso di «entrare in contatto con la ricerca in maniera concreta, attraverso le persone che ogni giorno la vivono».
Quando la curiosità cambia lo sguardo
La Sharper Night, però, non è rimasta soltanto un'esperienza professionale. In molti casi ha cambiato lo sguardo dei ragazzi, portandoli verso temi che prima sentivano lontani.
Emilia Ferlito ha raccontato di «non aver mai avuto, prima del 25 settembre, l'opportunità di partecipare in maniera così attiva alla Notte Europea dei Ricercatori». Il suo ruolo di tirocinante le ha permesso di vedere «una realtà molto diversa da quella percepita normalmente dai visitatori: dietro i giochi, le dimostrazioni e le attività di intrattenimento culturale c'è una grande quantità di impegno e fatica».
Ma soprattutto Emilia ha visto «la passione che anima docenti, studenti e tutte le persone coinvolte nella realizzazione degli stand». «Una passione capace di generare curiosità anche verso argomenti che, fino a quel momento, considerava meno interessanti», ha aggiunto. Per questo ricorderà la Sharper Night come la notte in cui ha ampliato «i propri orizzonti», mettendo da parte alcune convinzioni e aprendosi alla possibilità di «scoprire realtà che non aveva mai realmente considerato».
Una sensazione molto simile a quella provata da Lorena Cona, che ha vissuto la manifestazione con uno sguardo diverso proprio perché era lì nelle vesti di giornalista: «Sapere di dover raccontare ciò che stava accadendo mi ha portata a seguire ogni dimostrazione con maggiore attenzione».
E così, quasi senza accorgersene, è nata una «curiosità genuina anche verso tematiche che, fino a poche ore prima dell'evento, non aveva mai pensato di approfondire». È forse questa una delle magie del giornalismo – ha aggiunto - partire per raccontare qualcosa e finire per imparare qualcosa che non si pensava di voler conoscere».
Per Lara Mancuso, invece, «il valore dell'esperienza è stato proprio nel poter indossare, per una sera, gli occhi della giornalista». «Tra gli stand di archeologia, chimica, fisica, robotica e discipline umanistiche ho visto la varietà della ricerca universitaria e la capacità dei ricercatori di coinvolgere i visitatori – ha spiegato -. Ma la particolarità è stata poter riportare per iscritto le loro parole e le loro opinioni».
Un'esperienza resa possibile dal percorso formativo del tirocinio e che le ha consentito di «confrontarsi con ambiti di ricerca differenti, arricchendo il proprio punto di vista». E, contemporaneamente, di «lavorare in gruppo e conoscere persone nuove, trasformando la piazza in un vero luogo di incontro e scambio».
La meraviglia della ricerca
Per Federico Greco l'emozione è arrivata soprattutto dall'incontro «con la capacità dei ricercatori di spiegare concetti complessi con chiarezza, rendendoli comprensibili a tutti». A colpirlo è stato anche «l'entusiasmo dei bambini davanti alle dimostrazioni: una curiosità contagiosa che ha reso evidente quanto la ricerca possa essere vicina alle persone».
«Osservare da vicino progetti concreti orientati alla sostenibilità mi ha trasmesso fiducia e una consapevolezza precisa – ha detto -: la ricerca è fondamentale per costruire un futuro migliore».
Stefano Camilli ha trovato proprio nella curiosità il filo conduttore della serata. «Alla Città della Scienza mi hanno colpito l'energia spontanea dei bambini, il loro entusiasmo davanti alla possibilità di accendere un piccolo circuito su carta e il loro continuo interrogarsi sulle complessità dell'universo», ha raccontato.
Poco dopo, al Palazzo della Cultura, quella stessa scintilla si è trasformata «nella passione e nella lucidità dei giovani ricercatori impegnati nei minitalk». «Due momenti apparentemente lontani, ma accomunati dalla stessa spinta verso la conoscenza – ha precisato -: dalla scoperta giocosa dell'infanzia alla concretezza delle nuove generazioni di studiosi». Per Stefano è questa «la testimonianza più bella di una scienza viva e vicina alle persone».
Anche Lorenzo Santangelo è rimasto colpito dai minitalk e, soprattutto, dalla «semplicità con cui i ricercatori sono riusciti a presentare argomenti complessi». Tematiche lontane dal suo ambito universitario sono riuscite comunque a incuriosirlo.
Ma per Lorenzo la serata ha rappresentato anche una «sfida personale: raccontare quell'esperienza attraverso l'articolo realizzato insieme a Stefano mi ha permesso di mettermi alla prova in qualcosa che non aveva mai fatto prima».
Per Mary Bua, invece, la Sharper Night è stata anche un «incontro particolarmente intenso tra ricerca e cultura». Per lei era la prima partecipazione alla manifestazione, «un'esperienza attesa da tempo e vissuta come una vera immersione tra gli stand e tra ricercatrici e ricercatori che ogni giorno si confrontano, senza rivalità, per un fine comune: la conoscenza».
«È stato bellissimo, non vedevo l'ora di partecipare all'evento», racconta Mary, che descrive quella serata come «interessante, istruttiva, ma soprattutto ossigeno per la mia mente». Il suo sguardo è stato quello di chi «è abituato a raccontare spettacoli e mostre attraverso il magazine» e che, questa volta, ha avuto l'opportunità di osservare la ricerca da una prospettiva diversa: «Ho avuto l’opportunità e l’onore di raccontare come la ricerca può andare “in scena” se presentata su un palcoscenico».
Ed è proprio sul palcoscenico del Centro universitario teatrale che Mary ha colto qualcosa che andava oltre i contenuti della ricerca. «Oltre la ricerca, c’era anche la passione con cui docenti e studenti fanno tutto ciò», ha sottolineato. Una passione che, per lei, assume anche un significato personale e guarda al futuro: «Questo mi incoraggia a continuare a perseguire il sogno di lavorare in ambito culturale».
La sua esperienza restituisce così una delle dimensioni più significative della Sharper Night: «la ricerca non soltanto come produzione di conoscenza, ma come racconto, spettacolo, cultura e occasione per i giovani di scoprire, attraverso un'esperienza concreta, anche la propria strada».
Le tirocinanti e i tirocinanti di UnictMagazine tra gli stand di piazza Università
Anche la ricerca umanistica sa sorprendere
La meraviglia, però, non appartiene soltanto alla scienza e alla tecnologia.
Giada Di Re ha scoperto «il lato più vivo e accessibile della ricerca umanistica». A colpirla è stata soprattutto «la capacità di trasformare temi complessi, come la dialettologia o la storia della tipografia, in giochi coinvolgenti e attività interattive».
Dietro quelle attività ha riconosciuto «la passione e l'entusiasmo delle docenti e degli studenti, capaci di valorizzare il patrimonio culturale dell'Ateneo e il suo legame con il territorio».
Maria Fusea Raluca ricorda invece una delle dimensioni più divertenti della serata. «Tra le tante attività ho avuto la possibilità di provare i visori, vivendo direttamente un'esperienza immersiva che le ha permesso di vedere e manipolare virtualmente ciò che aveva davanti – ha spiegato -. Ma ciò che mi ha colpita maggiormente è stato vedere tante persone impegnate nel raccontare la propria ricerca, con entusiasmo e partecipazione».
Sulla stessa linea anche Giorgia Asero che ha apprezzato soprattutto «il lavoro messo in campo dai diversi dipartimenti dell'Università di Catania per coinvolgere il pubblico». «La cura con cui ciascuno stand ha presentato i propri progetti e l'interesse suscitato nei visitatori mi hanno lasciato il ricordo di un'esperienza piacevole e condivisa», ha aggiunto.
Una serata travolgente, dentro e fuori la redazione
Per Costanza Campanella la Sharper Night è stata «un'esperienza davvero travolgente». «Passeggiare tra gli stand, ascoltare la passione di chi vive quotidianamente la ricerca e vedere la città rispondere con curiosità ed entusiasmo mi ha ricordato quanto la conoscenza possa essere viva, accessibile e profondamente umana», ha sottolineato.
Ma nel suo caso c'è un elemento in più: «il tirocinio mi permette di vivere contemporaneamente due dimensioni, quella dell'osservatrice e quella della narratrice». «Essere sul campo e, nello stesso momento, trasformare ciò che ho vissuto in un racconto è stato un esercizio doppiamente utile, soprattutto rispetto al suo percorso di studi e alle aspirazioni future nel mondo dell'informazione e della comunicazione», ha aggiunto.
Per Costanza, dunque, «scrivere l'articolo non è stato un semplice compito: è stato il tentativo di raccontare il lavoro svolto durante una notte in cui la ricerca è uscita dai laboratori per raggiungere concretamente tutti, rendendo il futuro un po' più vicino».
Emiliana Torrisi, tornando alla Notte europea dei Ricercatori dopo qualche anno, ha potuto osservare quanto l'evento sia cambiato e cresciuto. A colpirla è stata «la capacità di trasformare il lavoro quotidiano dei laboratori in qualcosa di comprensibile e coinvolgente per cittadini di ogni età».
«Adulti, bambini, giovani e stranieri hanno potuto incontrare la ricerca attraverso giochi, esperimenti e spiegazioni accessibili – ha evidenziato -. Un vero luogo di attrazione e riscoperta, nel quale osservare da vicino la capacità dei ricercatori di condividere attività e dimostrazioni nate dal loro lavoro quotidiano.
E poi ci sono le risate, le correzioni e il lavoro insieme
Ma forse la parte più importante di questa esperienza non si vede nei singoli articoli.
Si trova nelle ore trascorse insieme dopo la serata, quando le interviste raccolte il 25 settembre hanno iniziato a trasformarsi in testi. Nel confronto tra una frase da sistemare e una dichiarazione da verificare, nella ricerca del titolo migliore, nella scelta della fotografia, nelle correzioni e nelle riletture.
È lì che il tirocinio ha mostrato un altro dei suoi volti: quello della redazione come luogo in cui si impara facendo, ma anche discutendo, sbagliando, correggendo e ricominciando. Con serietà, certo, ma senza perdere il piacere di stare insieme.
Perché fare giornalismo, soprattutto quando si è agli inizi, significa anche imparare a lavorare con gli altri, accettare un punto di vista diverso dal proprio, mettere in discussione una frase, trovare insieme una soluzione. E significa scoprire che dietro un articolo pubblicato ci sono spesso molte più ore, domande e tentativi di quanto il lettore possa immaginare.
Grazie, ragazze e ragazzi
Questo articolo nasce anche per questo: per fermarsi un momento e dire grazie.
Grazie a Giorgia, Mary, Stefano, Costanza, Lorena, Giada, Emilia, Maria, Federico, Carlotta, Lara, Giuseppe, Francesco, Marta, Lorenzo, Alessandra, Lucia, Adriano, Emiliana e Chiara.
Grazie per la passione, per l'impegno e per la disponibilità. Per le domande fatte ai ricercatori e per quelle fatte in redazione. Per l'entusiasmo e anche per quell'inevitabile pizzico di ansia che accompagna chi prova qualcosa per la prima volta. Per le fotografie, gli appunti, le interviste, le idee, le correzioni e le tante ore trascorse insieme.
E grazie soprattutto per aver dimostrato che dietro un articolo non c'è soltanto chi lo scrive, ma una persona che osserva, ascolta, si incuriosisce, si mette in gioco e prova a restituire agli altri ciò che ha scoperto.
La Sharper Night del 25 settembre è finita quando le luci degli stand si sono spente e la piazza ha iniziato a svuotarsi. Per i tirocinanti di UnictMagazine, però, quella notte è continuata ancora per giorni, nelle pagine scritte e riscritte, nelle riunioni di redazione, nelle risate e nei confronti.
Ed è forse proprio questo il senso più bello di un tirocinio: non limitarsi a imparare un mestiere, ma cominciare a sentirsi parte di una squadra mentre quel mestiere prende forma.